Eccellenza in pillole: Hotel Ristorante Mirage, una questione di famiglia

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A Viareggio c’è un posto dove l’eccellenza la fa da padrona, un luogo nel quale è facile sentirsi a casa.

Tra le località più conosciute d’Italia Viareggio occupa un posto speciale nel cuore di molti. Non solo per il suo famosissimo e lodato carnevale, o per il noto torneo calcistico giovanile che si svolge in primavera, ma anche per la bellezza insita del posto: una bellezza che, da quando si ha memoria, caratterizza questo spicchio di stivale. Una località, quella toscana, che da sempre affascina e attrae non solo i turisti stranieri ma anche gli italiani di altre regioni.

Ebbene, proprio a Viareggio ha sede un luogo dalla storia ormai lunga e importante. Un posto che ha vissuto tante avventure e che ha dato sempre l’impressione – a chi ha potuto viverlo in maniera diretta – di rappresentare una vera e propria eccellenza. L’Hotel Ristorante Mirage non poteva dunque esimersi dal finire nella nostra rubrica “Eccellenza in pillole”. Abbiamo avuto il piacere di intervistare Marco Bianchi, un giovane fautore che si adopera per rendere la struttura notevole oltre che impeccabile.

Questione di famiglia

FOTO: pagina Facebook Ristorante Mirage

«In pratica ci sono nato, qui» scherza (fino a un certo punto) Marco. «Se facessi la conta delle ore spese qui o a casa, escludendo le ore utilizzate per dormire, ho trascorso gran parte della mia vita più dentro l’albergo-ristorante che a casa». Il ruolo di Marco all’interno della struttura è molto importante, come ci spiega lui stesso: «In questo momento mi occupo della reception, ma quando il ristorante è pieno di gente fino all’orlo mi fermo anche a fare servizio in sala. Per esempio nelle settimane della Viareggio Cup, in cui abbiamo ospitato l’Inter prima e il Sassuolo poi, entravo in hotel alle 11 e tornavo a casa non prima delle 22.30».

Una cosa si capisce fin da subito: il Mirage – che prima portava il nome “Genny” – è un affare di famiglia: «Il ristorante è di mio nonno, ma ora, per problemi di salute, lui non può più occuparsene. Urano è un personaggio molto conosciuto a Viareggio: quando era giovane dominava il carnevale e andava in giro per la passeggiata. Una volta mi raccontò che, in occasione della Coppa Carnevale, prese i ragazzini dell’Inter e quelli di una squadra africana e li portò a festeggiare insieme in un locale. Litigò persino con il buttafuori, che non voleva entrassero ragazzi di colore. Ci sarebbero miliardi di aneddoti da raccontare… Ora purtroppo è su una sedia a rotelle, ma è perfettamente lucido, capisce tutto».

E proprio l’apparato familiare così unito rappresenta la vera fonte di successo della struttura: «In cucina c’è una grande cuoca – mia nonna Franca – con degli aiuto cuochi; mia madre Laura si occupa della sala del ristorante ed è anche pasticcera; io infine, come dicevo, mi occupo della reception. Mio padre Roberto invece si occupa praticamente di tutto: fa le veci di suo suocero, anche se il padrone materiale è il mio nonno materno. Probabilmente, senza loro due, questo posto non sarebbe mai esistito. Mia sorella Giulia, infine, per ora non può darci una mano, perché ha partorito un bambino e quindi deve fare la mamma a tempo pieno. Anche se spero che torni, prima o poi, in modo da poter respirare un po’».

Marco è un ragazzo giovane, ma la voglia di sacrificarsi e di impegnarsi per il Mirage non gli manca. «A volte stare qui è più noioso che faticoso: per esempio quando ci sono poche camere prenotate. Preferisco, invece, quando è presente più gente, perché il tempo finisce per passare più velocemente. Tendenzialmente comunque io arrivo alle 11.30 di mattina e mi trattengo fino al tardo pomeriggio, o in estate anche fino alle 20.00. Mia madre e mio padre comunque sono anche più presenti di me».

I vip e un’avventura singolare

Mirage

FOTO: pagina Facebook Ristorante Mirage

Ovviamente, essendo (come ogni eccellenza che si rispetti) un luogo molto chiacchierato e frequentato, l’Hotel Ristorante Mirage ha dato asilo anche a personaggi famosi del nostro Paese: «Marco Columbro viene spesso da noi. A settembre venne il Presidente dell’Accademia della Cucina, il quale ci ha lasciato anche una splendida dedica: ‘Buona tavola e buon mangiare. Ma non basta. C’è l’eccellenza. Misura di valore che determina la tavola vera e originale. Non si mangia per godere ma per vivere e il tempo che passa segna un percorso fatto di passione e cuore che la cucina esprime in un grande amore. Dunque, ogni attimo vissuto nella passione della cucina e della tavola è un’eternità densa di profondo respiro’. Ultimamente abbiamo avuto anche il Principe Emanuele Filiberto di Savoia, così come anche Cruciani e Vanzina, tra gli altri. Per qualche anno è venuto anche Michele Placido: ci disse che ci preferiva ai grandi alberghi perché si sentiva più in famiglia, da noi».

Peraltro il Mirage fu protagonista di una storia molto particolare proprio per quanto concerne un vip italiano: il noto cantante Renato Zero, infatti, avrebbe – come riporta una vecchia edizione di Novella 2000 – evitato di pagare alcuni conti davvero molto cospicui. In particolare, come si evince dall’articolo, il cantante doveva all’albergo ben 26 milioni e mezzo, dopo aver utilizzato il ristorante per feste e serate durante il suo ritorno sulle scene in Versilia. A quanto pare, però, la star romana ha sempre ignorato gli appelli di saldo da parte del Mirage.

Eccellenza vera

Ma torniamo al presente: tra le due macropossibilità proposte dalla struttura, quale risulta la più apprezzata? Secondo Marco non ci sono dubbi: «Diciamo che il ristorante generalmente viene vissuto più dell’albergo. Per compensare la nostra struttura alberghiera piccola – sono solo ventidue camere – facciamo sentire tutti a casa. Alla fine è questo il nostro punto forte. Peraltro si può facilmente notare come, sui siti che segnalano il Mirage, la pulizia e lo staff vengano sempre lodati e segnalati con valutazioni alte».

Passione, volontà, sacrificio. Qualità che a Marco e alla sua famiglia non sono mai mancate. E che, evidentemente, non mancheranno mai. Che sia Hotel o Ristorante, la storia del Mirage resta positiva, e soprattutto indicativa di come, con bontà e intelligenza, si possano plasmare delle meravigliose opportunità per quanto concerne il benessere delle persone. Un luogo dunque storico e indimenticabile, che porta dentro di sé racconti, avventure e volti noti. E che anche nel prossimo futuro sarà pronto a ospitare altri eventi impossibili da cancellare.


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Claudio Agave

Studente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell'Università Parthenope di Napoli. Giornalista pubblicista dal febbraio 2017 dopo una lunga ma utile gavetta. Scrittore, con almeno due romanzi già in cantiere e alcune partecipazioni attive a progetti letterari. Ho gli interessi di molti (cinema, serie tv, doppiaggio, sport) e l'ambizione di voler vivere facendo ciò che amo. Insomma, in pillole: scrivo pezzi, faccio cose, vedo gente.