Leonardo Ortolani è un uomo minuto, mite, gentile, col sorriso perennemente stampato sul viso. È stanco e si vede. Siamo al sabato, la terza delle quattro giornate del Lucca Comics and Games 2018 e l’agenda è di quelle che non ti lasciano nemmeno il tempo di un panino. Praticamente ogni ora ha un appuntamento in punti diversi della città, per incontrare i fan e per dispensare autografi e sketches.

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Leo Ortolani alle firme allo stand Bao, alle sue spalle Zerocalcare. Foto: Instagram @gli_audaci.

L’occasione è di quelle solenni, come si conviene ai grandi appuntamenti: se l’anno scorso bisognava introdurre il monumentale e ambiziosissimo progetto C’è Spazio per Tutti (scommessa ampiamente vinta sia da Ortolani che dalla Nasa e dall’Agenzia Spaziale Italiana: se volete rinfrescarvi la memoria ecco il nostro report della conferenza di presentazione), il 2018 è l’anno di un argomento completamente diverso. La divulgazione scientifica lascia spazio al messaggio di utilità sociale, ai concetti di accettazione del sé e di valorizzazione della propria interiorità: tutto questo e molto altro si trova sotto la copertina rosa shocking di Cinzia, la nuova graphic novel arrivata tra le mura medievali della città toscana una settimana prima dello sbarco ufficiale nei canali di vendita.

Acquistiamo una copia all’affollatissimo stand BAO (non senza una buona dose di fortuna data dall’orario mattutino: i volumi vanno sold out prima della fine della fiera) e ci mettiamo pazientemente in fila anche noi. Come è solito fare, Ortolani ha una Cinzia per ognuno: in tailleur, in pellicciotto, allegra, sospettosa, sorridente, meravigliata. Accompagnata da un saluto, una firma e un cuoricino. La nostra è amabilmente civettuola.

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La “nostra” Cinzia. Foto Instagram @laura_1stc.

Cinzia è l’ultima fatica di un Ortolani che smette i panni demenziali di Rat Man (saga ormai terminata da un anno) per veicolare un concetto quanto mai importante in questa società ormai impregnata di paura, dove tutto sembra arrivato al punto di mettere al centro il timore che ognuno di noi nutre verso ciò che è diverso: l’idea di accettazione a tutto tondo, di noi stessi e di ciò che ci circonda, come chiave per vivere bene in questo mondo dove l’estrema varietà di generi umani deve significare arricchimento e non condanna. Gli appassionati del Ratto conoscono già Cinzia: è il postino transessuale che nel primissimo numero consegna a Rat Man la copia di Topolino che servirà poi al supereroe dalle grandi orecchie da ispirazione di vita. Anche Cinzia è un personaggio duale, di giorno irreprensibile portalettere e di notte “lucciola della Quinta Strada”. Doveva rimanere un personaggio marginale, un’apparizione one shot funzionale solo al pretesto di quel preciso momento della storia di Rat Man, ma le potenzialità di Cinzia si sono fatte strada conquistandosi uno spazio nella narrazione sempre più importante, diventando in breve tempo un recurrent character. Con la conclusione della serie principale è sembrato naturale e inevitabile, per Ortolani, voler approfondire il background di Cinzia raccontando le sue origini e rendendola protagonista di una storia a sé perfettamente fruibile anche da chi (ma esistono?!) non ha mai letto nulla di Rat Man.

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Foto Instagram @ortolanileo.

Cinzia è tante cose, volerla definire con una sola parola sarebbe riduttivo per lei e per la sua personalità strabordante. Prendendo in prestito le parole della bellissima prefazione di Licia Troisi, «È una Cinzia viva e vera, se possibile ancora più complessa di quanto già non fosse nella saga di Rat Man. È una persona reale, costretta a fare i conti con un mondo che è il nostro mondo, in bilico tra il desiderio di essere accettata e l’insopprimibile voglia di rimanere per sempre la macchia sul vestito buono della società». È proprio intorno al concetto di “macchia” che ruota la storia, macchia intesa come difetto che sporca la perfezione, che rende il tutto non-pulito, che attira gli sguardi e la curiosità a volte morbosa della gente, degli altri, di quelli che per bisogno di rassicurazione si rifugiano in un mondo binario, bianco e nero, giusto e sbagliato, vero e falso, ignorando (volutamente?) le mille sfumature del colore, della morale, della stessa verità che ci rendono umani e unici. Una macchia che per estensione diventa il punto di partenza di una storia che termina con una fiera Cinzia che sfila a testa alta in metropolitana, fendendo la folla in uno sfolgorante miniabito leopard-print, dove ogni singola macchia del pattern è un urlo di accettazione, di orgoglio, di rivalsa. Cinzia che soffre, che si chiede quale sia la strada giusta, che si sente sbagliata e tenta di omologarsi per essere accettata dall’uomo di cui si innamora, Cinzia che poi realizza che «l’amore non si misura in centimetri» e che per l’ennesima volta l’importante è sempre e comunque essere sé stessi.

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La copertina di Cinzia. Foto BaoPublishing.

Quello che colpisce della narrazione di Cinzia è l’estrema lievità con la quale Ortolani ha permeato una storia che rischiava di nascere pesante come un pugno allo stomaco. Gli ingredienti classici ci sono tutti: l’ironia, il nonsense, la satira (meravigliosamente dipanata nelle riunioni dell’associazione LGBTQecc ecc frequentate dalla protagonista), i riferimenti pop alla musica e al cinema: quando Cinzia incontra Thomas per la prima volta, nell’aria risuona Natural Woman di Aretha Franklin. Durante il loro primo appuntamento, Phil Collins in persona sottolinea il momento al pianoforte con Against all odds. Quando finalmente la consapevolezza di sé è totale, è il momento dei Bee Gees e la loro iconica Stayin Alive, mentre nell’ultima memorabile sequenza Cinzia indossa la virilissima uniforme che fu di Richard Gere in Ufficiale e Gentiluomo e Joe Cocker intona Where we belong. Nella narrazione, quasi come intermezzi onirici, una reinterpretazione made in Ortolani dell’Arca di Noè e del Diluvio Universale, a individuarlo come momento primigenio del concetto di dualità maschio/femmina.
Coloratissima e sfaccettata come un carro del Pride, quelli «che però, quando è con gli altri carri, finge di essere etero»,  la storia di Cinzia vola leggera come la piuma di Forrest Gump oppure come il sacchetto che volteggia nel vento autunnale di American Beauty. Non a caso, due pellicole impregnate di messaggi sociali e di rivalsa (o tentativi, perlomeno) del lato “diverso” della società. Proprio prendendo in prestito un pezzo del famoso monologo del film di Sam Mendes potremmo dire che Cinzia è uno di quegli elementi che ti fanno dire che «a volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla».

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Foto Instagram @ortolanileo.

Cinzia ha tutto per piacere e far riflettere, rimanendo in mente ben oltre le sue pagine come  al solito ornate in maniera superba dalla maestria di Leo Ortolani. Dopo aver conquistato Lucca, è pronta a sbarcare in librerie e fumetterie a partire dal prossimo 8 novembre. È in pianificazione anche un tour di presentazione (ovviamente “a macchia di leopardo”) nelle principali città d’Italia, di cui vi daremo conto non appena i dettagli saranno resi noti. Nel frattempo, vi auguriamo buona lettura.

#VATODZ

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Sono nata negli anni '80, quando si credeva ancora che tutto fosse possibile. Sono cresciuta negli anni '90, quando ci si è iniziati ad accorgere che forse la vita delle nuove generazioni non sarebbe stata poi così facile. Ho studiato Lingue (ne parlo tre e mezzo), mi affascinano le culture straniere, diverse. Amo viaggiare e amo la musica live. Il massimo è quando le due cose coincidono. Ho due gatti e sono childfree 100% convinta, pur non essendo in alcun modo vegana o vegetariana sono fermamente convinta che gli animali sappiano dare molte più soddisfazione delle persone. Ho deciso di diventare giornalista quando avevo nove anni, durante una gita scolastica: ricordo il momento esatto in cui mi sono innamorata di questo mestiere e della sua immensa responsabilità di portare la verità. Penso che in questo momento storico non ci sia niente di più prezioso e al contempo di più difficile da trovare della verità. Siamo circondati da troppi mistificatori, mitomani e manipolatori, che hanno imparato la sottile arte del convincimento per ottenere i loro scopi. Non penso che i lettori siano tutti stupidi: semplicemente, non hanno ancora imparato a chi conviene dar retta. Ho scritto e scrivo per diverse testate locali, prima di accettare la sfida di theWise. Perché ho accettato? Perché dopo tanti anni, ancora, è forte in me l'amore per la verità e perché voglio che, stavolta, diano retta anche a noi.