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Economia

Ancora proteste a Hong Kong: aumenta la stretta della Cina

Published by
Fabiana D'Eramo

Non si è fermata a lungo la protesta a Hong Kong. Più di un anno fa i giovani sostenitori della democrazia iniziavano a riempire le piazze del “Porto profumato”, puntando il dito contro Pechino e il disegno di legge sull’estradizione. Il timore che tale legislazione avrebbe violato la linea di demarcazione tra i sistemi giuridici tra Hong Kong e Cina continentale li hanno trattenuti in piazza per mesi. Gli scontri con la polizia hanno sporcato le piazze di sangue. Poi, è arrivata la pandemia. Le manifestazioni antigovernative sono diventate inconciliabili con le misure di contenimento imposte per fare fronte all’emergenza sanitaria. Ma in questi giorni, una nuova legge imposta da Pechino ha di nuovo rovesciato i manifestanti nelle piazze.

Leggi anche: Perché si protesta a Hong Kong?

La nuova legge sulla protezione della sicurezza nazionale

La nuova legge imposta dalla Cina sulla sicurezza nazionale a Hong Kong è stata depositata in bozza al Congresso nazionale del popolo ed è stata approvata con 2878 voti favorevoli – uno contrario e sei astenuti. Perché ha di nuovo gettato nello sconforto le organizzazioni per la democrazia?

La legge sanzionerà ogni tentativo di secessione, eversione contro lo Stato, terrorismo e interferenze straniere, diventando operativa quando verrà aggiunta alla Basic Law, la Costituzione locale di Hong Kong, promulgata nel 1997. Il nuovo provvedimento darà la possibilità al regime cinese di intervenire come vorrà nella regione, reprimendo severamente sul nascere ogni forma di dissenso, limitando le libertà democratiche che erano alla base del principio “una Cina, due sistemi” e che hanno reso famosa l’ex colonia inglese per il grado di libertà e diritti tutelati. Con il nuovo corso, le leggi verranno applicate direttamente alla città per promulgazione, senza passare per il parlamento locale, mentre organi deputati, probabilmente il ministero per la Sicurezza di Pechino, saranno incaricate di proteggere la sicurezza nazionale creando della istituzioni a Hong Kong.

Gli scatti della protesta condivisi su Twitter da Joshua Wong.

La reazione di Hong Kong

Il clima che si respira sulle rive di Hong Kong è di profondo sconcerto. «La nuova legge ucciderà i futuri movimenti democratici e ogni minima possibilità di cercare giustizia in questa città» scrive su Twitter il leader della protesta democratica, il giovane Joshua Wong. «La più grande preoccupazione è l’interpretazione arbitraria e politica della legge. La legge in Cina è usata per accusare giornalisti, ONG e gruppi religiosi di “incitamento alla sovversione” […]. È tempo che i cittadini di Hong Kong reagiscano e salvaguardino Hong Kong. Chiedo al mondo di appoggiare la nostra causa e di opporsi alla legge sulla protezione della sicurezza nazionale, che rappresenta una minaccia per tutti […]. Ora è l’inizio della fine e il tempo sta davvero scadendo a Hong Kong, ed è per questo che, anche sotto lo scoppio del Covid-19, dobbiamo di nuovo raccogliere le nostre forze per protestare»

La chiamata all’azione ha radunato gli hongkonger nella prima grande manifestazione contro il governo cinese dopo l’inizio della pandemia da coronavirus. Gli attivisti hanno scandito slogan come “Niente rivoltosi, solo tirannia”, mentre la polizia, in assetto antisommossa, ha arrestato oltre 150 manifestanti e sparato loro contro gas lacrimogeni e spray al peperoncino.

Leggi anche: Hong Kong: continua la protesta dei giovani “senza futuro”.

A rendere la situazione ancora più caotica è il divieto di usare le mascherine. Il divieto di coprirsi il volto era scattato lo scorso autunno quando le proteste erano diventate sempre più violente, così da rendere i manifestanti riconoscibili e penalmente perseguibili durante le sommosse. Il tribunale di appello di Hong Kong ha confermato il divieto durante le proteste, nonostante le autorità sanitarie raccomandino le mascherine protettive per frenare il contagio da coronavirus.

Gli scatti della protesta condivisi su Twitter da Joshua Wong.

Trump e Johnson contro la Cina

Usa, Gran Bretagna, Canada e Australia hanno firmato una nota congiunta di condanna sull’imposizione da parte di Pechino della nuova legge.  Gli Usa attaccano Pechino per non aver garantito l’indipendenza di Hong Kong: Trump dichiara finite le esenzioni economiche dettate dallo status speciale di cui godeva l’ex colonia inglese. Ad accompagnare l’attacco, anche l’annuncio dello stop alle relazioni con l’Oms – «un’organizzazione Cina-centrica» accusa il presidente degli Stati Uniti. La Gran Bretagna annuncia visti più facili e un percorso agevolato verso il passaporto britannico per i cittadini di Hong Kong se la Cina non rinuncerà all’imposizione della nuova legge sulla sicurezza nazionale. Fuori dallo scontro resta l’Europa: nonostante l’appello di Joshua Wong ad appoggiare la causa di Hong Kong e interrompere i rapporti con la Cina, l’Ue ribadisce che le sanzioni non sono la soluzione. I rapporti economici stretti con Pechino continuano.

Il messaggio della Cina

Né la stretta del governo cinese, né la violenta risposta della polizia, rappresentano una novità. Da più di un anno Pechino usa il pugno di ferro su Hong Kong, la rivendicata ex colonia inglese che appartiene alla Cina, ma non è niente di più lontano dalla Cina – democrazia, libertà, diritti, sistema giudiziario garantista, per dirne qualcuna. Ma lo spettro di un nuovo corso pechinese, sempre più aggressivo, stringe Hong Kong in una morsa ancora più soffocante, oggi più che mai. Sono i primi effetti della Wolf Warrior Diplomacy, la nuova strategia cinese in politica estera, rinominata così in seguito all’omonimo film di guerra di Wu Jing, del 2015. Il nuovo approccio diplomatico ha l’obiettivo di difendere gli interessi nazionali, non più attraverso la vecchia strategia del soft power, piuttosto ricercando soluzioni conflittuali. Il governo cinese, conscio del proprio peso geopolitico sullo scacchiere globale e apparentemente incurante delle conseguenze diplomatiche delle proprie azioni, al crescere di sentimenti anti-cinesi nell’opinione pubblica occidentale, decide che la miglior difesa è l’attacco. Indifferente alle accuse sollevate nei suoi confronti circa le responsabilità sull’origine e la gestione della pandemia da Covid-19, Pechino alza il livello dello scontro, e sembra usare la nuova legge su Hong Kong per lanciare un messaggio: la Cina non è in difficoltà per le accuse e le richieste di indagini sulla pandemia e non perderà alcun controllo sul territorio cinese – che comprende anche Hong Kong.

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Fabiana D'Eramo

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