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Curiosità

Stress da lavoro, fare causa al datore di lavoro è semplicissimo: la procedura

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Emiliano Fumaneri

Fare causa al datore di lavoro per eccesso di stress adesso è più facile. Ecco cosa è cambiato di recente grazie ad alcuni pronunciamenti.

Stress lavorativo: in diverse sentenze la Corte di Cassazione ha riconosciuto la responsabilità del datore di lavoro. È accaduto in sei recenti sentenze della Corte Suprema di Cassazione sezione lavoro. I giudici si sono pronunciati in maniera molto dura sulla responsabilità dei datori di lavoro per lo stress da lavoro.

Stress da lavoro: ora è più facile fare causa al datore di lavoro – thewisemagazine.it

La Suprema Corte infatti ha stabilito che anche se mancano gli specifici requisiti del mobbing, i giudici del lavoro devono verificare le violazioni delle aziende in tema di salute e sicurezza sul lavoro. In particolare i giudici sono chiamati a indagare su diversi aspetti.

Stress da lavoro, quando si può fare causa al datore di lavoro

Il giudice del lavoro deve valutare se il dipendente abbia lavorato in un ambiente condizionato da situazioni di stress e/o di conflitto e se sia stato danneggiato da un ambiente simile. Inoltre occorre accertare se l’azienda abbia adottato le debite precauzioni richieste dall’art. 2087 del Codice Civile per prevenire o mitigare queste situazioni. Tipica di questa tendenza della Cassazione è ad esempio la sentenza numero 3791 del 12 febbraio 2024 con la quale la Cassazione si è pronunciata sul caso di una lavoratrice che aveva citato in giudizio il Ministero dell’Istruzione sostenendo di avere a lungo subito mobbing da parte di una collega.

Più tutele per i dipendenti stressati sul luogo di lavoro – thewisemagazine.it

La sua richiesta però era stata rigettata dalle corti di merito perché il comportamento mobbizzante non era stato provato. La Corte di Cassazione però ha ritenuto che le sentenze avessero erroneamente ignorato l’obbligo per il datore di lavoro di controllare e prevenire che si verifichino situazioni di stress nocive all’interno dell’ambiente lavorativo, secondo le previsioni dell’articolo 2087 del Codice Civile.

Insomma, la sentenze della Suprema Corte sottolineano la responsabilità dell’azienda ai sensi dell’articolo 2087 del Codice Civile, che scatta non solo in presenza di azioni intenzionali dannose ma anche se l’azienda non ha agito in modo da impedire che si creassero situazioni lavorative stressanti e nocive per la salute dei dipendenti. In più i giudici della Cassazione rimarcano l’importanza di valutare il rischio stress lavoro-correlato nel contesto della valutazione dei rischi aziendali. Anche questa valutazione è prevista dal testo unico sulla sicurezza che include questo obbligo nella redazione nel documento di valutazione rischi.

In sostanza la Cassazione ribadisce che il datore di lavoro è tenuto non soltanto ad aggiornare a cadenze periodiche questa valutazione: ha anche l’obbligo di mettere in campo meccanismi per il rilevamento e la gestione rapida di situazioni critiche. In modo da garantire ai lavoratori dipendente un ambiente lavorativo ottimale per la loro salute psicofisica. 

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Emiliano Fumaneri

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