Legge 104: la Cassazione conferma, puoi rifiutare i turni di notte anche se il familiare assistito non è in situazione di gravità

Chi assiste un familiare con disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104 può rifiutare di svolgere il lavoro notturno anche quando la persona assistita non è stata dichiarata in situazione di gravità.

A ribadirlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 20229 del 16 giugno 2026, che consolida un orientamento già espresso nel 2023 e chiarisce definitivamente l’interpretazione della normativa.

sede di un CAF
Legge 104: la Cassazione conferma, puoi rifiutare i turni di notte anche se il familiare assistito non è in situazione di gravità

La decisione rappresenta un’importante conferma per milioni di caregiver italiani e chiarisce quali sono i diritti dei lavoratori nei confronti dei datori di lavoro.

La decisione della Cassazione rafforza la tutela dei caregiver

La vicenda nasce dal ricorso presentato da un dipendente di Mercitalia Rail, impiegato come tecnico polifunzionale treno, che aveva chiesto di non essere inserito nei turni notturni per poter assistere la moglie convivente, riconosciuta disabile ai sensi della Legge 104 ma non in condizioni di gravità.

Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello avevano accolto la richiesta del lavoratore, richiamando la giurisprudenza della Cassazione già espressa con la sentenza n. 12649 del 2023.

L’azienda ha quindi deciso di rivolgersi alla Suprema Corte sostenendo che l’esonero dal lavoro notturno dovesse essere riconosciuto esclusivamente a chi assiste familiari con disabilità grave, come prevista dall’articolo 3, comma 3, della Legge 104.

I giudici, però, hanno respinto il ricorso, confermando la precedente interpretazione e condannando la società anche al pagamento delle spese processuali e di un ulteriore indennizzo per aver insistito su una tesi già più volte smentita dalla giurisprudenza.

Cosa dice la legge sul lavoro notturno

Il riferimento normativo è l’articolo 11 del Decreto Legislativo 66/2003, che disciplina l’orario di lavoro.

La norma stabilisce che il lavoratore o la lavoratrice che ha a proprio carico una persona con disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104 può rifiutare di svolgere attività lavorativa nelle ore notturne.

Si tratta di un diritto del lavoratore e non di una concessione dell’azienda.

Per esercitarlo è sufficiente comunicare il proprio rifiuto al datore di lavoro in forma scritta almeno 24 ore prima dell’inizio del turno. Una volta ricevuta la comunicazione, il datore di lavoro non può imporre comunque la prestazione notturna.

L’eventuale violazione di questa disposizione può comportare anche responsabilità di natura penale, come previsto dall’articolo 18-bis dello stesso decreto.

Disabilità e disabilità grave: perché la differenza è importante

Uno dei punti centrali della decisione riguarda la distinzione prevista dalla Legge 104.

L’articolo 3, comma 1, identifica come persona con disabilità chi presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale tale da creare difficoltà nell’integrazione sociale o lavorativa.

Il comma 3 dello stesso articolo, invece, riguarda esclusivamente le situazioni di particolare gravità, nelle quali la riduzione dell’autonomia personale richiede un’assistenza permanente, continuativa e globale.

Secondo la Cassazione, il legislatore, nel disciplinare l’esonero dal lavoro notturno, ha richiamato genericamente la condizione di disabilità prevista dalla Legge 104, senza fare alcun riferimento alla gravità.

Per questo motivo non è possibile introdurre un requisito che la legge non prevede espressamente.

Cosa significa avere un familiare “a proprio carico”

Anche il significato dell’espressione “a proprio carico” è stato chiarito dai giudici.

Secondo la società ricorrente, questa formula presupporrebbe necessariamente un’assistenza continua e quindi una situazione di disabilità grave.

La Cassazione ha invece precisato che l’espressione indica semplicemente l’esistenza di un concreto rapporto di cura, sostegno e responsabilità nei confronti del familiare.

In altre parole, una persona può essere assistita quotidianamente anche senza trovarsi nelle condizioni di gravità previste dall’articolo 3, comma 3, della Legge 104.

Perché la Cassazione ha confermato il precedente del 2023

Nell’ordinanza, la Suprema Corte richiama il principio giuridico secondo cui il legislatore, quando vuole subordinare un beneficio alla presenza della disabilità grave, lo indica espressamente.

È ciò che avviene, ad esempio, per alcuni benefici previsti dall’articolo 33 della Legge 104, come i permessi retribuiti o le limitazioni ai trasferimenti.

Nel caso dell’esonero dal lavoro notturno, invece, questo requisito non compare in alcuna disposizione.

Per i giudici, aggiungerlo attraverso un’interpretazione restrittiva significherebbe limitare una tutela che il Parlamento ha volutamente previsto in modo più ampio.

La Cassazione osserva inoltre che nemmeno la recente riforma della disabilità introdotta con il Decreto Legislativo 62/2024 ha modificato questa disciplina.

Cosa cambia per lavoratori e aziende

La pronuncia offre un chiarimento importante sia ai lavoratori sia ai datori di lavoro.

Per chi assiste un familiare con disabilità riconosciuta dalla Legge 104 non è necessario dimostrare che la persona assistita sia in situazione di gravità per poter rifiutare i turni notturni.

È sufficiente che esista il riconoscimento della disabilità e un effettivo rapporto di assistenza.

Le aziende, invece, dovranno organizzare i turni tenendo conto di questo diritto, evitando interpretazioni restrittive che potrebbero esporle a contenziosi giudiziari, sanzioni e responsabilità previste dalla normativa vigente.

Una conferma importante per milioni di caregiver

La nuova ordinanza della Corte di Cassazione consolida definitivamente un orientamento che rafforza la tutela dei caregiver italiani.

Chi si prende cura di un familiare con disabilità potrà quindi continuare a far valere il proprio diritto a non svolgere lavoro notturno anche quando la persona assistita non è stata riconosciuta in situazione di gravità, purché sia presente un’effettiva relazione di cura e il riconoscimento della disabilità ai sensi della Legge 104.