Il 2016: l’anno dei grandi ritorni

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Il 2016 appena concluso si è rivelato un anno decisamente interessante per il mercato videoludico, con il ritorno di vecchi colossi e con alcune aspettative tradite. Quest’ultimo anno può tuttavia essere considerato il punto di partenza per una nuova era dell’intrattenimento, grazie all’invasione del mercato da parte dei dispositivi per la realtà virtuale. I tre big del mercato – Sony, Microsoft e Nintendo – si sono mossi proprio verso l’innovazione, ma sempre con un occhio al passato.

A proposito di occhio al passato, la prima uscita importante del 2016 è stata Resident Evil 0 HD Remaster, uscito il 19 gennaio in edizione singola, e il 22 dello stesso mese in bundle con il remake del primo storico capitolo della saga. La strategia di Capcom, dopo il fallimento di Resident Evil 6, sembra evidente: ritrovare la fiducia (e i soldi) dei fan in attesa dell’annuncio di un nuovo capitolo, annuncio che infatti arriva all’E3 di giugno. Molto probabilmente questa strategia andrà avanti anche durante il 2017.

La prima delusione videoludica di questo 2016 arriva molto presto. Il 23 febbraio esce Far Cry Primal, gioco che dimostra come l’eccessiva ricerca di innovazione non sempre porti a buoni risultati. Decidendo di ambientare il gioco durante la preistoria, Ubisoft cerca di creare uno sparatutto open world diverso dal solito, ma la scelta di un’epoca storica così estrema limita di molto il gameplay, nonché quella che è la vera ossatura di un FPS: le armi. Queste infatti, poche e tutte devastanti, rendono praticamente indifferente il modo in cui si decide di affrontare il gioco. Aggiungendo alla formula un livello di difficoltà decisamente poco proibitivo, si può notare l’enorme passo indietro fatto dalla serie, dopo i due ottimi capitoli precedenti.

Durante il mese di febbraio esce un altro FPS, Superhot. Rilasciato inizialmente solo su PC dopo una campagna di crowdfunding su KickStarter, Superhot è un titolo davvero particolare, che mescola i classici elementi degli sparatutto in prima persona a quelli dei puzzle game: il tempo è estremamente rallentato, quasi immobile, e riprenderà a scorrere normalmente solo durante i movimenti del protagonista. Un gameplay diverso dal solito, una grafica minimalista ma molto accattivante e una trama che si rivela sempre più interessante con il proseguire del gioco: tutti aspetti che permettono a Superhot di essere uno dei titoli più originali e divertenti del 2016.

Superhot è stato uno dei titoli più originali del 2016, una vera e propria innovazione del genere FPS (foto: superhotgame.com)

L’arrivo della primavera porta con sé due dei titoli più attesi dell’anno: Tom Clancy’s The Division (8 marzo) e Dark Souls 3 (12 aprile). Il primo è uscito sul mercato a distanza di ben tre anni dal suo annuncio a sorpresa all’E3 di Los Angeles, distinguendosi fin dai primi istanti per un comparto grafico mozzafiato e per l’incredibile attenzione posta nei confronti del gioco di squadra. Un gioco che è stato accolto con entusiasmo dal pubblico: solo nella prima settimana di vendite, il titolo ha incassato la cifra astronomica di 330 milioni di dollari, un vero record.

Per quanto riguarda Dark Souls 3, si sta parlando del (probabile) capitolo finale di una saga che ha rivoluzionato il mondo degli action RPG. In un mercato videoludico sempre più interessato ad attirare il maggior numero possibile di clienti, con il fisiologico calo della difficoltà dei giochi prodotti proprio per andare incontro a questa esigenza, i titoli creati da Hidetaka Miyazaki sono andati contro corrente. Partendo da Demon’s Soul, Miyazaki ha sviluppato dei titoli old school, senza aiuti o salvataggi automatici, dove l’imparare dai propri errori è fondamentale, e Dark Souls 3 non fa eccezioni. Un titolo difficile, appassionante, con una direzione artistica di altissimo livello e una colonna sonora da brividi, Dark Souls 3 dimostra ancora una volta perché gli ultimi lavori di From Software hanno creato un seguito quasi fanatico.

Difficile, avvincente e con un comparto sonoro da urlo: Dark Souls 3 è uno dei migliori videogiochi degli ultimi anni (foto: darksouls3.com)

Arriva il mese di maggio, e con l’aumentare delle temperature, aumenta anche il numero dei titoli usciti sul mercato. Nel giro di tre giorni vedono la luce Uncharted 4: A Thief’s End e Doom. Uncharted 4 è la prima vera grande esclusiva Sony del 2016, e conclude ottimamente le avventure di Nathan Drake, grazie a una storia appassionante e a un comparto grafico eccellente, anche se le fasi di combattimento potevano essere sviluppate meglio. A distanza di ben dodici anni dall’ultimo capitolo ufficiale della saga, Doom riconquista le luci della ribalta grazie all’ottimo lavoro di Bethesda, che sviluppa un fps divertente e impegnativo, con una sezione multiplayer di tutto rispetto.

In un anno apparentemente dominato dagli sparatutto, complice anche l’uscita di Overwatch, nominato gioco dell’anno durante la consueta cerimonia che si tiene a dicembre, Nintendo distribuisce Fire Emblem Fates, ennesima perla del vastissimo parco giochi del Nintendo 3DS. Venduto in due edizioni diverse, Retaggio e Conquista, Fire Emblem Fates è uno strategico a turni complesso, con una storia scritta ottimamente, che riesce a tenere incollati alla console portatile Nintendo per moltissime ore.

Come da consuetudine, i mesi di giugno e luglio risultano piuttosto tranquilli, per permettere ai videogiocatori di tutto il mondo di mantenere alta l’attenzione sulla più importante fiera videoludica del mondo: l’E3 di Los Angeles, come sempre preceduto dalle conferenze dei publisher più importanti. Il mese di agosto porta con se quella che, a conti fatti, è sicuramente la delusione più grande degli ultimi anni: No Man’s Sky. Le aspettative dei fan erano gigantesche, complici le dichiarazioni degli sviluppatori, che promettevano un titolo praticamente infinito garantendo interazione tra i giocatori. Tutte promesse non mantenute.

Una delusione grande come No Man’s Sky è difficile da ricordare. (foto: nomans-sky.com)

Durante gli ultimi mesi di quest’anno si è assistito esattamente a quello che era stato evidenziato all’inizio dell’articolo. Una grande attenzione all’innovazione, ma sempre con uno sguardo al passato. Il passato è rappresentato dall’uscita di due titoli dati ormai per dispersi anche dagli appassionati più irriducibili e fiduciosi: Final Fantasy XV e The Last Guardian. Le prime notizie su Final Fantasy XV si hanno all’E3 del 2006, quando viene annunciato come Final Fantasy Versus XIII, e sarebbe dovuto essere un titolo indipendente dal progetto Fabula Nova Crystallis. Purtroppo le notizie sullo sviluppo del gioco si fanno sempre più sporadiche, fino a sparire del tutto, fino all’E3 2013, durante il quale viene dichiarato che il progetto Final Fantasy Versus XIII è ancora vivo, ma ha cambiato nome, diventando un vero e proprio seguito della saga. Il 29 novembre è la data di uscita ufficiale, ma il gioco – provocando sensazioni molto discordanti tra di loro – divide i fan, che si trovano di fronte a un gioco molto diverso dai classici Final Fantasy. Come per Final Fantasy XV, anche The Last Guardian ha sofferto di uno sviluppo travagliato: annunciato nel 2007, il seguito spirituale di ICO e Shadow Of The Colossus ha subito continui stop durante lo sviluppo, fino a essere considerato definitivamente deceduto.

Il titolo più atteso del 2016 è stato sicuramente (al pari di Final Fantasy XV) The Last Guardian, complici i tempi biblici di sviluppo (foto: playstation.com)

Nonostante i due titoli abbiano riscontrato un discreto successo, resta da chiedersi se Sony e Square Enix abbiano fatto bene a investire così tanto tempo e denaro in due titoli che ormai appartenevano al – pur recente – passato, quando avrebbero potuto impegnare i propri sforzi in progetti nuovi, dato che, più che del puro e semplice fan service, queste due operazioni sembrano figlie della mancanza di idee, così come il proliferare di versioni rimasterizzate di giochi delle passate generazioni, che hanno occupato il mercato videoludico in maniera prepotente: solo nell’ultimo anno, infatti, sono stati rilasciati ben ventitré titoli rimasterizzati, alcuni dei quali sono delle collezioni che contengono più di un gioco. Una vera e propria invasione: i dati sono eloquenti.

Una delle tante, possibili soluzioni alla mancanza di fantasia da parte delle software house è la messa a disposizione di nuovi hardware. Sony e Nintendo hanno iniziato a muoversi proprio in questa direzione. Il 20 ottobre viene mostrato il primo trailer del progetto NX: il Nintendo Switch. Cosa rende lo Switch innovativo? L’incredibile versatilità. Può passare da console fissa a console portatile semplicemente rimuovendo il modulo centrale dalla base, il tutto senza perdere qualità nelle prestazioni. Inoltre, in un mondo dove il multiplayer viene ormai considerato quasi interamente online, la casa di Kyoto continua a puntare – anche se non esclusivamente – sul multiplayer offline, offrendo allo Switch la possibilità di diventare la perfetta party console. Secondo le ultime indiscrezioni, il prezzo della console al lancio – previsto per marzo 2017 – non dovrebbe superare i 250 dollari, rendendola estremamente competitiva anche sotto questo aspetto. Ancora una volta, Nintendo sceglie di aprire nuove strade, come ha fatto con tutte le console sviluppate negli anni addietro.

Continua la scelta di Nintendo di tentare sempre strade nuove nel campo delle console casalinghe (foto: nintendo.it)

Mentre Nintendo si prepara per il nuovo anno, Sony decide di ampliare il parco hardware fin da ottobre, grazie al PlayStation VR, il visore per la realtà virtuale di PlayStation. Sebbene su PC i visori per la realtà virtuale siano in commercio da prima, la forza di PlayStation VR è nel prezzo: 399 euro, un prezzo non indifferente, ma estremamente competitivo, seicento in meno del HTC Vive. La realtà virtuale sarà il futuro del mondo dei videogiochi, oppure rimarrà una feature accessoria destinata a poche persone? Al momento i giochi disponibili per PlayStation VR sono circa cinquanta, ma nessuno di questi è una grande produzione. Il primo titolo veramente importante, e quindi vero banco di prova, è Resident Evil 7, in uscita il 24 gennaio, e interamente giocabile con il VR. Un successo commerciale del titolo, potrebbe spingere altre software house a intraprendere la strada della realtà virtuale, e a muoversi verso il futuro.

anno 2016

Può la realtà virtuale rappresentare il futuro dell’intrattenimento videoludico? (foto: playstation.com)

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Filippo Tiberi

Sono nato il 29 luglio 1991 a Firenze, città dove ancora risiedo e che amo alla follia, tanto da tatuarmi sull'avambraccio destro uno dei suoi simboli, il Marzocco. Dopo aver frequentato per tre anni la facoltà di giurisprudenza, e per uno quella di psicologia, decido di trovare la mia strada nella vita seguendo le mie più grandi passioni. Lavoro nel mondo del calcio come osservatore per una società di Serie A e scrivo di sport e videogiochi. Mi sono unito con entusiasmo al progetto theWise perché credo che garantire un'informazione sincera e dritta al punto sia la base per migliorare le persone, e di conseguenza la società in cui viviamo. Sono un grande appassionato di musica e un videogiocatore incallito. Come ogni nerd che si rispetti provo un amore viscerale per la saga di Star Wars, ai limiti del fanatismo. Che la Forza sia con voi.