Manuale di sopravvivenza al colloquio e come affrontarlo al meglio

Manuale di sopravvivenza al colloquio e come affrontarlo al meglio
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Quando si è in cerca di un’opportunità lavorativa bisogna, in primo luogo, assicurarsi di fare una buona impressione. Ma non basta: infatti, se il processo di selezione è già stato avviato e si è già riusciti a conquistare il selezionatore con il proprio CV, quella buona impressione va poi mantenuta – se non alimentata – durante il colloquio.

Giocare sulle impressioni, però, non è cosa facile. Spesso non si è ben consapevoli di come si appare, né di come il nostro apparire possa influire sul giudizio del prossimo: meglio essere se stessi, e rischiare magari di apparire rozzi, oppure essere più impostati, e correre il rischio di apparire degli androidi programmati? Come fare, quindi, per portarsi a casa un colloquio nel migliore dei modi? Semplice: giocando d’anticipo e preparandosi il più possibile prima dell’incontro con il selezionatore, in modo da lasciare all’improvvisazione solo il minimo possibile.

improvvisazione colloquio
La pianificazione riduce la possibilità che possano accadere episodi imbarazzanti (credit: NCB News)

La preparazione comincia da quando si viene chiamati per concordare un appuntamento. Attenzione quindi alla chiamata: è parte integrante della selezione. Perciò è sempre meglio stare attenti, per esempio, a non farsi distrarre, e cercare di ricordarsi l’annuncio per cui ci si è candidati, magari segnandoselo da qualche parte. La fase successiva consiste nel preparare una presentazione di sé e informarsi sull’azienda che ci si accingerà ad incontrare. Provvedere a elaborare una presentazione su di sé è un ottimo modo per giocare sulle impressioni e apparire in maniera più oggettiva possibile, nonché evitare di rimanere in silenzio durante il colloquio. L’impressione risiede anche nell’abbigliamento: la parola chiave è formalità. Non è necessario presentarsi per forza con giacca e cravatta, a meno che questo non sia richiesto dalla posizione cui si ambisce. La seconda parola chiave, di conseguenza, è buon senso.

L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine alle pagine 14-17.

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Pubblicato da Stefano Urso

30 anni, psicologo sociale. Mi occupo di discriminazioni, parità di genere e psicologia politica. Con la mia associazione Asterisco mi occupo di divulgazione scientifica per la cittadinanza.