In un mondo in cui il caos la fa da sovrano, un gruppo di indomiti paladini ci difende da tutti i mali. In un mondo dove le donne muoiono come foglie secche, questi coraggiosi guerrieri affrontano il male: un male chiamato “maschio”. Questi difensori delle donne traggono il loro potere dalla denuncia e dall’indignazione. Sprezzanti del pericolo, brandiscono l’arma dell’argomentazione e mostrano a tutti la carneficina attuata in nome della giustizia. Loro sono i difensori delle donne, i paladini della giustizia, i giudici di una morale etica inattaccabile, i cacciatori di maschi sessisti: loro sono i Power Gender.
I Power Gender sono tra noi: sono sui blog, sui telegiornali, sulle riviste, su libri, manifesti e social network. In questi ultimi anni l’attenzione sulla parità di genere è decisamente aumentata, ma è con l’utilizzo del termine femminicidio che tutti finalmente hanno trovato il target su cui focalizzare la propria collera. Il termine è molto più antico di quel che si potrebbe pensare. È stato infatti coniato nel lontano 1801 per indicare, satiricamente, il comportamento con cui gli uomini inducevano le donne del tempo a perdere la propria illibatezza. Ma è solo negli anni ‘90 che il termine acquisisce una connotazione femminista, passando a designare l’atto con cui un uomo uccide una donna. L’azione precisa sarebbe, quindi, la seguente: un uomo, in quanto uomo, uccide una donna, in quanto donna. Se ad un primo sguardo il femminicidio, così per com’è inteso, può sembrare un fenomeno che riguarda gli individui, in realtà è un fenomeno anche, se non del tutto, sociale.
Questo però non sembra essere stato compreso dalla maggior parte dell’opinione pubblica, né tantomeno dalla squadra dei Power Gender. Per questi ultimi, la colpa della situazione della donna, qualunque essa sia, è riversata su di un solo nemico: il maschio. Le domande che si sentono sono sempre le solite: «Ma è davvero solo colpa del maschio? Le donne sono davvero solo vittime o se la vanno anche a cercare? I fidanzati che buttano acido alle proprie ex sono davvero uomini che amano troppo?»
L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine alle pagine 18-21.
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