I Power Gender: paladini delle donne contro il maschio cattivo

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In un mondo in cui il caos la fa da sovrano, un gruppo di indomiti paladini ci difende da tutti i mali. In un mondo dove le donne muoiono come foglie secche, questi coraggiosi guerrieri affrontano il male: un male chiamato “maschio”. Questi difensori delle donne traggono il loro potere dalla denuncia e dall’indignazione. Sprezzanti del pericolo, brandiscono l’arma dell’argomentazione e mostrano a tutti la carneficina attuata in nome della giustizia. Loro sono i difensori delle donne, i paladini della giustizia, i giudici di una morale etica inattaccabile, i cacciatori di maschi sessisti: loro sono i Power Gender.

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L’icona del femminismo ai giorni nostri (credit: nature.com)

Galeotto fu il femminicidio e chi lo scrisse

I Power Gender sono tra noi: sono sui blog, sui telegiornali, sulle riviste, su libri, manifesti e social network. In questi ultimi anni l’attenzione sulla parità di genere è decisamente aumentata, ma è con l’utilizzo del termine femminicidio che tutti finalmente hanno trovato il target su cui focalizzare la propria collera. Il termine è molto più antico di quel che si potrebbe pensare. È stato infatti coniato nel lontano 1801 per indicare, satiricamente, il comportamento con cui gli uomini inducevano le donne del tempo a perdere la propria illibatezza. Ma è solo negli anni ‘90 che il termine acquisisce una connotazione femminista, passando a designare l’atto con cui un uomo uccide una donna. L’azione precisa sarebbe, quindi, la seguente: un uomo, in quanto uomo, uccide una donna, in quanto donna. Se ad un primo sguardo il femminicidio, così per com’è inteso, può sembrare un fenomeno che riguarda gli individui, in realtà è un fenomeno anche, se non del tutto, sociale.

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Una cosa di cui i Power Gender non si sono ancora lamentati.

Questo però non sembra essere stato compreso dalla maggior parte dell’opinione pubblica, né tantomeno dalla squadra dei Power Gender. Per questi ultimi, la colpa della situazione della donna, qualunque essa sia, è riversata su di un solo nemico: il maschio. Le domande che si sentono sono sempre le solite: «Ma è davvero solo colpa del maschio? Le donne sono davvero solo vittime o se la vanno anche a cercare? I fidanzati che buttano acido alle proprie ex sono davvero uomini che amano troppo?»

L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine alle pagine 18-21.

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Stefano Urso

In questa linea temporale sono un dottore in psicologia sociale. In questo mondo parallelo non sono ancora morto. Il caso ce l’ha sempre avuta con me, o forse mi vuole bene ed è sempre stato un problema di interpretazione. Ventinove anni di essere umano e ancora non ho capito come ci sono arrivato. Dopo una carriera scolastica mediocre sono sbarcato al porto dell’università. Qui la mia passione per la psicologia si è trasformata in qualcosa di concreto, dove lo studio della mente umana è diventata Scienza, e dove la mia trascuratezza mentale è mutata in amore per la ricerca. Amore, a quanto pare, non corrisposto. Ho dedicato il mio percorso formativo allo studio degli stereotipi, dei pregiudizi e del come affrontarli, con un'attenzione particolare all’antropomorfismo e alla psicologia delle religioni. Ora mi dedico alla selezione, allo sviluppo delle risorse umane e allo studio della robopsicologia. Odio profondamente la PNL e chi la sostiene come verità assoluta. Amo profondamente fare pane e dolci. Mi piace pensare che il corso del tempo non sia così definito come lo si percepisce. Il me che agisce al tempo presente lo fa pensando al me futuro. Così in ogni cosa che faccio ringrazio il mio me passato, precedente me presente che ha pensato al me futuro, ovvero l’attuale me presente. Sono appassionato di viaggi nel tempo. Trovo una soddisfazione incontenibile quando, narrativamente parlando, un autore riesce a stravolgere temporalmente una storia e farla roteare su se stessa su una serie infinita di viaggi nel tempo che portano tutti ad annullarsi. Scrivo di viaggi fantastici, di gatti magici e astronauti golosi. In questa linea temporale, di questo mondo parallelo, mi ritrovo a combattere l’ignoranza in prima linea scrivendo articoli di psicologia e cercando, al contempo, di guadagnare qualcosa: autorevolezza.