Dalla slot machine a Facebook: come la tecnologia ha cambiato il gioco d’azzardo

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L’essere umano ha da sempre cercato di controllare e predire gli avvenimenti, tentando al contempo di ricavarne il maggior beneficio possibile. I giochi di fortuna – tra cui i dadi – si estesero dalla Babilonia all’Egitto, per arrivare fino all’antica Roma. Nell’antichità i giochi di fortuna erano un’attività privata e riservata esclusivamente alle persone interessate, ma fin da quando il gioco ha portato i partecipanti a scommettere – vincendo o perdendo, di conseguenza, denaro e beni materiali – si sono imposte delle leggi per limitare l’attività, in modo da mantenere l’ordine pubblico. Dal XVIII secolo in poi, tuttavia, ci si rese anche conto che la gestione di questi giochi di fortuna (soprattutto le lotterie) sarebbe potuta diventare un business.

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La slot machine, il gioco d’azzardo più famoso e apprezzato al mondo. Credit: Camminiti Simonetta

Negli ultimi anni vi è stata un’evoluzione per quanto riguarda l’accesso e la pratica del gioco. Un esempio tra tutti è la trasformazione dei tabacchi in veri e propri casinò in miniatura con una gran varietà di lotterie istantanee. L’evoluzione ha colpito anche le slot machine, che dal casinò si sono spostate nei bar, fino a perdere del tutto la loro fisicità una volta trasferite nei siti di gioco d’azzardo online. Questa trasformazione, parallela allo sviluppo delle tecnologie, ha necessariamente influenzato e facilitato l’accesso al gioco d’azzardo, portandolo a essere considerato, soprattutto in Italia, un vero e proprio business.

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L’ormai classico pollicione non ha nessuna remora per quanto riguarda l’accettare il gioco d’azzardo. Credit: wired.com

Oggigiorno la gestione dei giochi è diventata dominio dei governi, ed è così popolare che, oltre all’interesse economico delle compagnie e dei governi stessi, si è aggiunta anche la motivazione personale del giocatore a scommettere e vincere. Molti dei giochi d’azzardo, inoltre, possiedono caratteristiche fisiche che li rendono particolarmente attrattivi. Questo fascino induce i giocatori a spendere sempre di più, portandoli a comportamenti di abuso o a vere e proprie patologie, come riporta il criterio per il gioco d’azzardo patologico nel DSM-IV. Per questo motivo è importante mantenere una costante attenzione verso il fenomeno, soprattutto se questo è in continua trasformazione. Il gioco d’azzardo, anche se è controllato dallo Stato, non ha mai smesso di essere un polo attrattivo, tanto allettante quanto pericoloso.

L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine alle pagine 8-12.

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Stefano Urso

30 anni, psicologo sociale. Mi occupo di discriminazioni, parità di genere e psicologia politica. Con la mia associazione Asterisco mi occupo di divulgazione scientifica per la cittadinanza.