Viviamo in un corpo a cui corrispondono una sola mente e una sola personalità e dove tutto questo è vissuto in maniera unitaria. Tuttavia, diverse condizioni cliniche ci permettono di osservare più da vicino certe aberrazioni nel processo per il quale, citando il celebre Damasio, il sé viene alla mente. Le tre condizioni cliniche riportate di seguito sono esempi in cui l’unità tra corpo e mente viene messa in seria discussione.

Le gemelle Hogan: una, due o tre menti coscienti?

Krista e Tatiana Hogan sono due gemelle siamesi di dieci anni. Il loro caso è però unico, in quanto sono congiunte tramite il cervello, e ancora più sbalorditivo è il fatto che Krista e Tatiana sembrano condividere le esperienze sensoriali. Per esempio a Krista piace il ketchup, mentre Tatiana ne è quasi disgustata: questo è stato scoperto quando Tatiana ha provato a toglierselo dalla lingua mentre era Krista a mangiarlo. Quando un oggetto viene presentato esclusivamente nel campo visivo di Tatiana, viene riconosciuto anche da Krista (e viceversa). La letteratura scientifica riguardo alle gemelle Hogan è inesistente: le uniche fonti sono un reportage e un breve documentario di Susan Dominus per il New York Times. L’articolo della Dominus è un resoconto di alcuni giorni trascorsi insieme alla famiglia Hogan: vengono raccontate scene di vita quotidiana, ma anche eventi particolari come i severi check-up medici a cui devono sottoporsi le bambine. Ma è veramente possibile condividere le esperienze sensoriali?

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Le gemelle Hogan (Fonte)

Dall’articolo della Dominus si evince come siano i talami delle due bambine a essere connessi tra di loro. Il talamo (ognuno ne ha due, uno per emisfero) è una struttura subcorticale di vitale importanza, e il perché è presto detto: ad eccezione dell’olfatto, tutte le altre modalità sensoriali (vista, udito, gusto e tatto) devono passare attraverso il talamo per essere percepite consciamente. Oltre ad essere implicato nella percezione di base, il talamo è connesso sia ad aree del cervello dette associative in quanto implicate in funzioni cognitive più complesse (pensiero astratto), sia a regioni più antiche dal punto di vista evolutivo e implicate nella regolazione dello stato interno del corpo, nella formazione della memoria e nell’elaborazione delle emozioni (sistema limbico). Non sarebbe fuori luogo supporre che Tatiana e Krista possano addirittura scambiarsi pensieri e ricordi. Elucidare il meccanismo con il quale le due bambine sembrano condividere le esperienze sensoriali aiuterebbe a risolvere il cosiddetto “hard problem of consciousness“, ossia a spiegare come dei processi fisici nel cervello diano luogo all’esperienza soggettiva associata ad un evento sensoriale. Il caso delle gemelle Hogan è interessante anche per la questione identitaria: stando a quanto riportato dalla Dominus, le due bambine usano occasionalmente il pronome personale “Io” per riferirsi a entrambe, eppure allo stesso tempo sono consapevoli di essere due individualità distinte, comportandosi anche come tali. Monitorarne lo sviluppo senza tuttavia dipingerle come fenomeni da baraccone sarà uno dei delicati compiti della ricerca per gli anni a venire.

Pazienti split brain: due coscienze in una mente sola ?

La callosotomia è un’ invadente operazione chirurgica atta a rimuovere il corpo calloso con l’obiettivo di contenere l’espansione di un attacco epilettico. Il corpo calloso è il principale punto di collegamento tra i due emisferi: la sua rimozione equivale ad avere due unità praticamente indipendenti l’una dall’altra. Il lavoro coi pazienti ai quali viene rimossa la suddetta struttura (detti anche pazienti split brain) ha permesso di evidenziare come alcune funzioni siano ripartite in modo asimmetrico. Per esempio, il linguaggio è solitamente dominato dall’emisfero sinistro, mentre la regolazione dell’emozionalità e la cognizione dello spazio sembrano essere dominati dall’emisfero destro. Questi risultati hanno avuto un’eco mediatica non indifferente, dando luogo a miti e leggende quali “il cervello emotivo” o “il cervello linguistico/razionale” ancora oggi ben presenti.

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Ma la spinta finale a considerare i pazienti split brain in possesso di due entità coscienti distinte sono stati altri risultati clinici. Una prima lunga trafila di test neuropsicologici ha evidenziato come effettivamente i due emisferi agiscano indipendentemente l’uno dall’altro.

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Inoltre, i pazienti split brain soffrono spesso della sindrome della mano aliena. Questo raro disturbo neurologico si manifesta come perdita di controllo su una mano: l’arto in questione sembra avere una volontà propria, compiendo azioni non volute o impedendo i movimenti della mano sana.

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La questione della doppia coscienza nei pazienti split brain è aspramente dibattuta. La discussione verte innanzitutto sulla definizione di coscienza, mentre per quanto concerne la sindrome della mano aliena, una spiegazione alternativa è stato proposto da Munevar. Le aree del cervello dedite alla preparazione di un movimento si attivano bilateralmente, generando piani motori in competizione tra di loro. Nel momento in cui un vincitore emerge, tramite il corpo calloso vengono inibiti i piani motori alternativi e solo un movimento viene eseguito. Secondo Munevar, quando viene rimosso il corpo calloso viene a mancare l’inibizione dei movimenti non voluti, dando luogo alla sindrome della mano aliena. Quest’ipotesi è supportata dai fatti ed è più semplice dal punto di vista teorico, quindi da preferire all’idea di due coscienze in una mente sola.

Disturbo dissociativo dell’identità: uno, nessuno e centomila

Il disturbo dissociativo dell’identità, conosciuto anche come disturbo di personalità multipla, è uno dei disturbi più controversi in ambito psichiatrico. La controversia riguarda ogni aspetto della condizione clinica: sintomi, diagnosi e terapia. Non pochi psichiatri dubitano della sua esistenza, suggerendo che possa venire indotto dal terapeuta o addirittura simulato, nonostante il disturbo sia riconosciuto da entrambi i principali manuali di diagnostica (DSM-V e ICD-10). Il disturbo è caratterizzato dalla frammentazione dell’unità psicofisica: due o più personalità completamente indipendenti l’una dall’altra (e quindi anche senza memoria l’una dell’altra) convivono all’interno dello stesso individuo. I modelli teorici più recenti tendono a spiegare la dissociazione come una reazione a trauma, con le varie (sub)personalità ascrivibili a due grandi categorie: quelle per cui il trauma non è mai avvenuto e che evitano il confronto con esso e quelle per cui la memoria del trauma è onnipresente. Le due categorie sono caratterizzate da profili neurofisiologici ben distinti: differenze nella risposta del sistema nervoso autonomo e/o nel metabolismo cerebrale sono state riscontrate in risposta ad uno stimolo atto a rievocare il trauma, in stato di riposo ed in risposta a stimoli presentati in modo subliminale e quindi non percepibili consciamente. Questi risultati mettono in seria discussione l’ipotesi della simulazione, in quanto riuscire a controllare in modo così preciso le proprie funzioni viscerali o il metabolismo cerebrale è altamente improbabile.

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Fonte: Wikipedia

Conclusione

Queste e altre condizioni cliniche cliniche sollevano quesiti etici e legali senza precedenti: Tatiana e Krista sono da considerare come due individui distinti o come un unicum senza precedenti? In altre parole: il tutto è più della somma delle parti? Possiedono quindi una terza mente? In che modo bisogna giudicare un reato commesso da una mano “aliena” o da una persona affetta da disturbo dissociativo dell’identità?


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