The Startup: la vittoria di Matteo Achilli sugli invidiosi

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The Startup, circa un mese fa, è finalmente approdato nelle sale cinematografiche italiane. Il film – diretto da Alessandro D’Alatri e prodotto da Luca Barbareschi – è stato finanziato con fondi pubblici (Mibact e Raicinema), giustificati dal forte impatto culturale della pellicola: è infatti ispirata a una storia vera, quella di Matteo Achilli, studente di management alla Bocconi, giovane fondatore di Egomnia, social network che mira a classificare il valore professionale degli utenti per facilitare alle aziende un recruiting basato sul merito. Il film ha generato un inarrestabile ciclone di sgomento, indignazione e frustrazione nel panorama startup italiano. Le motivazioni di tale reazione non vanno ricercate nella realizzazione o nel messaggio della pellicola cinematografica, ma piuttosto nascono dalla vicenda da cui il film trae spunto e soprattutto dal presunto atteggiamento fraudolento dell’imprenditore Matteo Achilli. Ma procediamo con ordine.

Locandina the startup

The startup: locandina del film.

The Startup è una pellicola italiana che scimmiotta in modo patetico produzioni statunitensi di spessore incomparabile. Si pensi ad esempio a I pirati di Silicon Valley o ai più recenti The Social Network e The Founder: racconti di storie realmente accadute, volti a sottolineare anche le sfumature più umane e spesso poco nobili dietro alle aziende di successo. The Startup sembra nascere con lo stesso intento, se non fosse che la linearità incorruttibile del filone narrativo finisce per rendere l’intera narrazione scontata; a questo si aggiunge la caratterizzazione banale e stereotipata dei protagonisti: l’eroico giovane egocentrico che finisce per dimenticare i propri affetti e ideali a causa dell’ossessione per la sua ascesa, la bionda fidanzata dagli occhi chiari di origini tedesche che insegna il valore del sacrificio, il socio nerd sudaticcio, il nuovo amico milanese ricco e tentatore. Insomma, per atteggiamento e caratterizzazione dei protagonisti i toni sembrano più vicini a Notte prima degli esami e Tre metri sopra il cielo, mentre i montaggi e le scene familiari ricordano le telenovele nazionalpopolari.

L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine alle pagine 15-17.

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Edgar Pironti

Nasco per metà scozzese nella provincia di Salerno, nel 1990. Da allora non ho più smesso di essere ibrido: mi iscrivo allo scientifico e poi a ingegneria informatica, sognando di fare lo scrittore; mi trasferisco a Torino per la magistrale, pensando già al tirocinio oltreoceano. Torno in Italia per fare il dipendente in una multinazionale, ma finisco per illudermi di essere un imprenditore, lavorando, nel mentre, per un'altra startup. Nel tempo libero trasformo le mie passioni in impegni noiosi.