theWise incontra: Federico Benincasa e la Modena Benny Cup

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FOTO: pagina Facebook Modena Benny Cup

Intervista al responsabile del torneo calcistico dedicato al ricordo del padre, contro un avversario infame, ma battibile: il tumore.

Fa rabbia leggere in giro che lo sport è solo sport. E fa rabbia perché in molti, ragionando in questa maniera così frettolosa e poco attenta, declinando l’attività sportiva soltanto come ludo, un gioco per bambini e ragazzi mai cresciuti. Ma tanti, per fortuna, sanno che si tratta di qualcosa che riguarda ambiti estremamente più romantici e importanti, soprattutto nel caso in cui l’attività sportiva finisca per delineare la storia specifica di una persona, così come il suo percorso all’interno di questa esistenza lunga e piena di ostacoli.

La storia di Lorenzo Benincasa è indicativa di ciò che cerchiamo di spiegare. Un uomo che allo sport, come alla famiglia e alla sua gente, ha dedicato molto, se non tutto. Una persona che purtroppo fisicamente non si ritrova più in un questo globo martoriato da scontri e tensioni, ma che vive ampiamente nel ricordo di chi gli era affezionato. L’opera di Lorenzo è stata chiara: dare allo sport un’immagine pulita, cristallina, paideutica. Un’opera che cerca di riprendere anche Federico, suo figlio, attraverso un torneo di calcio a 5 che sta diventando sempre più famigerato e importante, specialmente per lo scopo che si è posto: quello della lotta ai tumori.

Una vita spesa per gli altri

«La Modena Benny Cup è una manifestazione in memoria di mio padre, sportivo modenese e ideatore di vari trofei internazionali che portano in campo i vivai più importanti di tutto il mondo”, spiega Federico. «Questo torneo nasce per ricordare una figura che ha fatto anche da volontario in Protezione Civile durante il sisma del 2012 e che è stato nominato cittadino onorario di Finale Emilia per gli sforzi profusi. La Modena Benny Cup è un torneo di calcio a 5 con un fine benefico, scendono in campo persino un’equipe di teatro e alcuni ristoranti che ci danno una mano per riconoscere qualcosa che verrà devoluto. Ben più di 32 squadre partecipano a questa manifestazione: è diventato tra i tornei più importanti dell’Emilia Romagna e dell’Italia. Parliamo di 50 partite in 12 ore, numeri pazzeschi con un movimento che porta migliaia di persone sui campi da calcio. Non abbiamo solo squadre blasonate della città, ma anche quelle di enti di volontariato e giornalisti. Insomma, tante persone che vogliono arrivare ad un fine riguardante lo sport come mezzo per superare la difficoltà, e aiutare il prossimo. Un esempio che mio padre portava in vita e che adesso provo io a trasmettere ai giovani».

Un’iniziativa come quella della Modena Benny Cup non poteva che attirare moltissimi addetti ai lavori. E le persone legate emotivamente a questo progetto sono davvero tante, oltre che influenti: «Tra i tanti testimonial – che sono più di 30 – abbiamo avuto Arrigo Sacchi e Gianni De Biasi come tecnici, così come anche i giornalisti Marco Nosotti e Alessandro Iori, e calciatori come Francesco Acerbi».

Un rapporto speciale, però, è quello che lega questo torneo ad un ex Campione del Mondo italiano: «Quest’anno è venuto anche Luca Toni, che mio padre ha fatto giocare a livello di settore giovanile in una manifestazione negli anni ’90. Hanno partecipato giocatori incredibili, ad esempio futuri campioni affermati come Buffon, Cannavaro, Roberto Mancini e Raul. Anche per questo mi fa piacere che la Modena Benny Cup venga letta e vissuta non solo nella nostra regione. Mio padre è stato il primo a lanciare manifestazioni di questo genere, con gente che poi ha fatto la storia del calcio. Stiamo parlando di una persona che ha fatto molto».

Citazioni e futuro

Modena Benny Cup

FOTO: pagina Facebook Modena Benny Cup

La vita di Federico è irrimediabilmente costruita alla base di una semplice quanto illuminata e genuina citazione del padre: «La vita è fatta di scelte: se si prende un impegno lo si mantiene fino alla fine». Un vero e proprio mantra per la persona e,soprattutto, il figlio. «Diciamo che si tratta di un motto di vita che ho messo sul cuore quando papà è scomparso», spiega. «Fa parte degli insegnamenti di mio padre, ho fatto mettere questa frase su ogni maglietta del torneo. Il messaggio è importante e contiene un valore che oggi manca: scegliere qualcosa e portarla avanti fino alla fine. Nel torneo, come nella vita, questa frase va trasmessa a chiunque voglia dare il suo contributo. Il motto deve passare da Luca Toni fino al magazziniere che gonfia i palloni: se tutti siamo nello stesso insieme, allora faremo qualcosa di grande».

Inevitabile, dunque, che questo torneo riscuota successo in regione come nel Paese. Quali possono essere gli obiettivi futuri di questo progetto? «Ho sempre detto di voler fare un passo alla volta. Cerco sempre di mantenere quello che posso portare avanti e soprattutto i rapporti con tutte le squadre. Quello che è fondamentale, ripeto, è lanciare il messaggio. Ci sono i calciatori, c’è il pubblico e la vittoria più grande è mantenere i contatti con tutti. Chi viene già conosce queste cose e può trasmetterle agli altri: questo è il segreto. Per il futuro voglio continuare a tenere vivi i legami con le persone, poiché nel calcio sono difficili da vedere. L’organizzazione di solito è staccata dal resto, ma è importante avere una condivisione dell’obiettivo da portare a termine. Per ricordare mio padre c’è bisogno dell’organizzatore che mettere le idee, le quali però vanno concretizzate. Anche mantenere i legami con i media è fondamentale, tutte le persone che ne stanno parlando. Che se ne parli a Napoli, a Modena o a Bologna, tutti devono sapere che cos’è la Benny Cup allo stesso modo. Perché se un domani ne parleremo saremo tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Credo che adesso sia importante testimoniare la storia di una figura che sta rivivendo. Perché mentre questo torneo trova vita, io rivivo mio padre, una persona che ha vissuto di famiglia, calcio e beneficenza. Tutte cose che ritroviamo anche nella Modena Benny Cup». Una manifestazione che insegna lo sport, ma anche la vita, che testimonia l’amore di un figlio per il padre. E, soprattutto, che trasmette un grande messaggio: mai smettere di crederci.


L’articolo completo è disponibile nel numero 26 del nostro magazine alle pagine 28 – 29!

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Claudio Agave

Studente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell'Università Parthenope di Napoli. Giornalista pubblicista dal febbraio 2017 dopo una lunga ma utile gavetta. Scrittore, con almeno due romanzi già in cantiere e alcune partecipazioni attive a progetti letterari. Ho gli interessi di molti (cinema, serie tv, doppiaggio, sport) e l'ambizione di voler vivere facendo ciò che amo. Insomma, in pillole: scrivo pezzi, faccio cose, vedo gente.