Ucronie e distopie: racconti astratti per lezioni concrete

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Cosa sarebbe successo se l’Italia non fosse entrata in guerra nel 1939? Cosa sarebbe successo se, ricevendo finanziamenti dagli Stati Uniti per rimanere neutrale, fosse diventata la più solida tra le pedine sullo scacchiere europeo? Cosa sarebbe successo se l’operazione valchiria fosse andata a segno, se la guerra fosse finita un anno prima e se fosse scoppiata poco dopo una terza guerra mondiale con la Russia determinata a invadere l’Europa? Cosa sarebbe successo se l’Italia fosse stata, in quel momento, l’unico paese europeo in grado di sconfiggere la Russia? Ucronie, certo. Ma la risposta a tutte queste domande è contenuta nella trilogia Occidente, di Mario Farneti: l’Italia fascista si sarebbe imposta come superpotenza, prendendo possesso della Russia europea fino ai monti Urali e arrivando quindi a definire un impero la cui estensione parte, nel suo punto più meridionale, dall’Eritrea per arrivare fino all’Asia, toccando nel punto più orientale i monti Urali, appunto.

Uno scenario innegabilmente affascinante, quello descritto da Farneti; difficile rimanere impassibili e non lasciarsi andare alla formulazione di ipotesi e possibili evoluzioni di un’Italia fascista in condizioni così lontane dalla realtà. Occidente è un esempio interessante del genere delle ucronie: la narrazione di quello che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Le storie ambientate in un’epoca futura rispetto a quella in cui sono scritte, invece, non sono da considerarsi ucronie, bensì utopie o distopie a seconda dei casi. Ucronia significa letteralmente “nessun tempo”, utopia significa “nessun luogo”, mentre distopia è stato coniato specificatamente come contraltare negativo di utopia.

Ucronie, utopie e distopie hanno in comune la proiezione futura delle conseguenze di un determinato avvenimento, senza sfociare in modo definitivo nella fantascienza; spesso, soprattutto nel caso delle distopie, le opere tendono ad avere un tono satirico o di avvertimento, esasperando alcune evoluzioni della narrazione per renderle apocalittiche. In ogni caso, in tutti e tre i generi, è interessante osservare futuri scenari e contesti astratti per trarre lezioni concrete sul presente. L’entusiasmo iniziale per la scoperta dell’intrigante realtà alternativa lascia spesso il posto a un’analisi introspettiva e sociale, rimanendo comunque interessante e acquisendo un valore addirittura maggiore per il lettore.

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ucronie e distopie: svastica mappa

Ricostruzione della situazione geopolitca presentata in La Svastica sul sole.

Il caso di Occidente è relativo a un’evoluzione socio-politica concentrata in particolare sul contesto italiano, ma un altro romanzo ucronico risulta comunque molto simile per diversi aspetti: La svastica sul sole. Soprattutto dopo la messa in onda della serie The Man in the High Castle, La svastica sul sole di Philip K. Dick è divenuto noto al grande pubblico. Inoltre, un evento in particolare ha catturato l’attenzione delle masse: la campagna marketing per il lancio della serie ha visto coinvolti i mezzi pubblici. I sedili, infatti, sono stati ricoperti con delle stampe simili a delle bandiere dai toni molto vicini al Giappone imperiale e alla Germania nazista, seppur con elementi della bandiera statunitense. Il perché di tale campagna pubblicitaria è presto detto: La svastica sul sole descrive un futuro in cui le potenze dell’asse hanno vinto la seconda guerra mondiale — seppur l’Italia, in questo contesto, rivesta un ruolo marginale — e hanno occupato gli Stati Uniti d’America, dividendoli in due tra il Giappone, parte occidentale, chiamata “Stati giapponesi del pacifico” e Germania, parte orientale, chiamata “Grande reich nazista”.

Un altro interessante libro da cui è stata tratta una serie, riconducibile anch’esso al genere delle ucronie ma con forti componenti fantascientifiche, è 22/11/’63. Prevedibilmente lontano dagli eventi della seconda guerra mondiale, 22/11/’63 ruota intorno al fatale evento avvenuto in tale data: l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Cosa sarebbe cambiato se il presidente non fosse stato assassinato? Ci troveremmo in un mondo migliore. Su questo assioma si basano gran parte delle vicende narrate in questo romanzo di Stephen King.

Un mondo migliore non è quello descritto, invece, nel romanzo distopico per antonomasia: 1984 di George Orwell. 1984 non è un romanzo ucronico, poiché le vicende narrate sono ambientate in un tempo futuro rispetto alla scrittura dell’opera; esse non si concentrano, infatti, su un particolare evento passato che ha portato a un presente alternativo, ma descrivono nel dettaglio un futuro immaginario. Ambientato nel 1984 ma scritto nel 1948, il romanzo, pur facendo delle piccole ipotesi sulle evoluzioni tecnologiche e geopolitiche, è concentrato non tanto sulla proiezione verosimile degli avvenimenti presenti, ma sull’esasperazione dei meccanismi sociali morbosi che si sono diffusi durante i totalitarismi. Tale esasperazione diventa una denuncia raccontata in modo magistrale. Alcuni termini ed espressioni usate in 1984 sono entrate nel linguaggio comune come conferma del grande valore che questo cult ha assunto; impossibile, quindi, non citarlo in quest’analisi, pur senza il dovuto approfondimento che un’opera del genere meriterebbe.

Celeberrima immagine associata al grande fratello in 1984.

Lo stesso dicasi per Il mondo nuovo di Aldous Huxley, altro romanzo distopico, simile a 1984 per tematiche e intenti, ma diverso per la tipologia di società che viene raccontata e per i dettagli di essa che vengono portati all’estremo. Se 1984 descriveva una società piena di paradossi riguardanti la libertà individuale, ridicolizzando le dittature ancora presenti nel 1948, Il mondo nuovo, scritto nel 1932, per forza di cose non può analizzare con lo stesso livello di dettaglio i regimi e la situazione politica del dopoguerra. Brave New World — titolo originale dell’opera — si sofferma sull’eugenetica e sul controllo mentale della popolazione, controllo che avviene in modo diretto ed esplicito, diversamente dalle manipolazioni subdole in 1984. Il romanzo di Huxley, pur essendo meno famoso, riesce ad essere ancora più visionario del romanzo di Orwell: nel 1958 lo stesso Huxley, nel saggio Ritorno al mondo nuovo, analizza le differenza tra i due romanzi, trovando prevedibilmente nella propria opera previsioni più accurate.

Se 1984 spinge a riflettere sull’ipocrisia delle dittature e sulle inevitabili conseguenze del comunismo più estremo, Il mondo nuovo fornisce elementi per una riflessione più attuale: il consumismo estremo, il progresso fine a sé stesso, l’abuso di droghe e il piacere personale come prerogativa dell’individuo sono i principali temi che Huxley presenta con maestria, rendendo la sua distopia più vicina al nostro presente, nonostante sia stata scritta prima del 1948.

Ne Il mondo nuovo vengono presentate delle tecnologie futuristiche che abbracciano diversi aspetti della vita dell’uomo; ma rimane un romanzo che tende ad evidenziare aspetti differenti della società plasmata dallo scrittore. Senza sfociare nelle tematiche puramente fantascientifiche è utile analizzare alcuni tratti di opere che si focalizzano sulla tecnologia, per comprendere quali avvenimenti potrebbero far degenerare il nostro presente in scenari distopici dominati dalla tecnologia.

È attuale il dibattito sull’intelligenza artificiale, i cui maggiori attori — o meglio, gli esperti del settore con una risonanza mediatica maggiore — sono Elon Musk e Mark Zuckerberg; il primo è da anni preoccupato riguardo la pericolosità dell’intelligenza artificiale, arrivando addirittura a paragonarla alla bomba atomica come grado di rischio per la razza umana, e sostiene che si debba lavorare in modo preventivo riguardo al problema, piuttosto che ragionare in modo consequenziale regolando i progetti solo qualora si dimostrassero effettivamente minacciosi. Il secondo, invece, giudica la preoccupazione eccessiva e controproducente, sostenendo che lavorare, soprattutto sugli assistenti virtuali, possa portare solo vantaggi alla razza umana nel momento in cui l’intelligenza artificiale supererà le capacità della nostra intelligenza.

La raccolta di racconti Io, robot di Isaac Asimov spicca tra le distopie a sfondo tecnologico, poiché, pur essendo a sfondo fantascientifico, è talmente vicina alla realtà che le tre leggi della robotica formulate dall’autore vengono utilizzate, anche nelle applicazioni reali, per regolare alcuni vincoli dei progetti nell’ambito dell’automazione.

ucronie e distopie: io robot

Fotogramma estratto dal film Io, Robot ispirato ai racconti di Asimov.

I racconti di Asimov sono interessanti per i dibattiti attuali, ma risultano comunque meno angoscianti rispetto alle distopie tecnologiche prodotte in questi ultimi anni; primi fra tutti, gli episodi di Black Mirror, per la maggior parte incentrati sulle possibili conseguenze delle evoluzioni tecnologiche. Impossibile descrivere le infinite implicazioni di tutte le tecnologie presentate nella serie, basti però pensare che, durante la visione della maggior parte degli episodi, è inevitabile provare un senso di angoscia dovuto principalmente alla schietta rappresentazione della reale pericolosità e imminenza delle tecnologie presentate.

La realtà virtuale, nelle sue diverse applicazioni, è spesso presente nelle puntate di Black Mirror, ma è addirittura la principale protagonista dell’anime Sword Art Online. Apparentemente banale, questo anime presenta uno scenario a suo modo distopico, e induce lo spettatore, in modo nemmeno troppo velato, a fare alcune riflessioni riguardo l’uso di tale tecnologie, riflessioni altrimenti non certo immediate. L’anime si svolge quasi interamente in un mondo virtuale, all’interno del quale, per una perversa volontà del creatore del mondo, la morte virtuale dei protagonisti corrisponde alla morte nel mondo reale. La possibilità di creare una vita parallela nel mondo virtuale, di innamorarsi e sviluppare un’intera relazione in una realtà sintetica, la facilità con cui i protagonisti si abituano alla nuova vita e dimenticano il mondo reale, l’inevitabile degenerazione biologica del corpo reale rispetto all’immutabile corpo virtuale sono solo alcuni dei temi su cui è interessante riflettere durante la visione di questa opera.

Per concludere è utile annoverare, in questa raccolta di ucronie e distopie, due tra le opere più recenti riguardanti scenari futuri, in cui, a rendere la società distopica, sono i rapporti fra i sessi: Beautiful You è un romanzo di Chuck Palahniuk, la favola di una cenerentola che finisce per scoprire gli intenti di un principe azzurro alternativo: rendere le donne sessualmente indipendenti dagli uomini. Lo scenario che ne consegue è interessante non tanto per la reazione delle donne alla scoperta della propria assoluta indipendenza sessuale, quanto per la situazione dell’uomo che si trova privato della sua — ipoteticamente unica — utilità.

ucronie e distopie: ancella

Immagine promozionale di The Handmaid’s Tale, serie televisiva basata sul romanzo di Margaret Atwood.

In modo diametralmente opposto, Il racconto dell’ancella, romanzo distopico di Margaret Atwood, descrive una teocrazia totalitaria in cui le donne sono costrette ad annullare la propria personalità per uno scopo superiore: ritornare ai valori tradizionali della società e vivere nella schiavitù per tentare di ripopolare il mondo.

Politica, tecnologia, sesso: tre temi lontani tra di loro ma che spesso si incrociano nella vita di tutti i giorni, e sono forse le tematiche più interessanti da analizzare e da sottoporre a proiezioni future più o meno fantasiose, per giudicarne le estreme conseguenze. Ucronie e distopie ci entusiasmano per gli scenari paralleli che descrivono, ma arrivano quasi sempre a insegnarci delle lezioni illuminanti, regalandoci epifanie che altrimenti sarebbero state impossibili da raggiungere; questi modi di denunciare, fare satire, spingere a riflettere hanno una potenzialità unica: raccontano un futuro astratto nei modi più fantasiosi, riuscendo a influenzare la concretezza del presente nel modo più efficace.

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Edgar Pironti

Nasco per metà scozzese nella provincia di Salerno, nel 1990. Da allora non ho più smesso di essere ibrido: mi iscrivo allo scientifico e poi a ingegneria informatica, sognando di fare lo scrittore; mi trasferisco a Torino per la magistrale, pensando già al tirocinio oltreoceano. Torno in Italia per fare il dipendente in una multinazionale, ma finisco per illudermi di essere un imprenditore, lavorando, nel mentre, per un'altra startup. Nel tempo libero trasformo le mie passioni in impegni noiosi.