Espansione KFC in Italia: Ricavi Record e Obiettivo di 250 Ristoranti entro il 2028. Ecco il Nuovo Piano Strategico con 800 Assunzioni Previste

Si vede dalle code del sabato e da quel secchiello rosso che spunta nelle periferie: qualcosa si muove. KFC spinge sull’acceleratore in Italia dopo un anno da ricordare e prepara una stagione di aperture, assunzioni e cambi di ritmo che si faranno notare anche fuori dai grandi centri.

Capita di imbattersi in un nuovo locale vicino a un retail park. La sera, famiglie e studenti si mescolano. Il menù corre veloce, il servizio è rodato. Segnali concreti. L’azienda parla di ricavi record nel 2025, con un mercato che risponde. Ma il punto non è solo come è andata. È cosa succede adesso.

Il fast food in Italia non è più un affare delle solite quattro vie del centro. Cresce dove passiamo in auto, dove facciamo la spesa, dove ci fermiamo al volo tra una commissione e l’altra. Il pollo fritto ha il suo perché: prezzo accessibile, rituale chiaro, gusto immediato. E KFC fiuta l’aria. Si prepara a cambiare scala.

Cosa cambia dal 2026: nuove aperture e lavoro

La novità arriva a metà: KFC annuncia per il 2026 circa 800 assunzioni e 35 nuove aperture in Italia. L’obiettivo è parte di un piano strategico che guarda lontano: una crescita triennale per arrivare a 250 ristoranti entro il 2028. La società indica un mix di formati: locali con drive-thru, punti in galleria commerciale, posizioni “on the road”. La rete resterà in gran parte in franchising, come da prassi del marchio.

Chi cerca KFC? Le selezioni punteranno su addetti di sala e cucina, team leader, assistant manager e store manager. Ci sarà spazio anche per ruoli di supporto: manutenzione, logistica di ristorante, qualità e sicurezza alimentare. L’azienda segnala percorsi di formazione strutturata in ingresso e avanzamenti interni rapidi per chi performa. Non sono stati diffusi, al momento, dettagli retributivi o la mappa precisa delle sedi: l’informazione è attesa con l’avanzare delle aperture.

Sul fronte dei fornitori, il gruppo ribadisce standard su tracciabilità e food safety. Il tema interessa: dalla gestione dell’olio alla catena del freddo, la supply chain fa la differenza tra un locale qualunque e un’insegna affidabile. Nelle aree a più alto traffico, la priorità saranno orari estesi e processi snelli, specie nei drive-thru.

Perché adesso: traffico, abitudini e prossimità

C’è una ragione semplice. L’Italia ha ripreso a mangiare fuori casa in modo più informale. La prossimità vince. I nuovi ristoranti intercettano flussi quotidiani: parcheggio facile, tempi corti, prezzi chiari. KFC vuole farsi trovare lì. La spinta del 2025 libera risorse per investire e consolidare. Il target non è solo giovane: la clientela familiare pesa, con scontrini prevedibili e visite ripetute.

Il tassello mancante è l’equilibrio geografico. È plausibile una maggiore densità al Nord e lungo gli assi commerciali del Centro, con aperture selettive al Sud e nelle isole. L’azienda non ha fornito un calendario pubblico completo, ma indica una pipeline “carica” già dalla prima metà del 2026. Contano molto le partnership immobiliari e la presenza di parcheggi ampi, fattore chiave per margini e volumi.

C’è anche un effetto collaterale: nuova occupazione locale e indotto. Ogni ristorante muove fornitori, pulizie, manutenzione, servizi digitali. La sfida sarà tenere insieme velocità e qualità, evitando che la corsa alle aperture intacchi l’esperienza in sala.

Alla fine resta un’immagine semplice: una strada di provincia al tramonto, le luci del drive-thru che si accendono, chi esce dal lavoro e chi entra al turno. Questa espansione cambierà il nostro paesaggio quotidiano? O è solo un altro neon sulla tangenziale che, una volta acceso, non spegneremo più?