Addio a Walter Becker, chitarrista degli Steely Dan

9 Condivisioni

Il 3 settembre scorso è stata annunciata, con un comunicato all’interno del proprio sito ufficiale, la morte del chitarrista americano Walter Becker, noto principalmente per aver fondato (assieme al tastierista e cantante Donald Fagen) gli Steely Dan, band di notevole successo negli Stati Uniti nel corso degli anni ’70 grazie al loro raffinato mix di rock, jazz, pop e rhythm and blues.

L’incontro con Fagen e la nascita degli Steely Dan

Walter Becker nasce il 20 febbraio 1950 a New York. I suoi genitori divorziano quando lui è ancora un bambino e la madre, inglese, abbandona l’America per tornare in Gran Bretagna, lasciando il figlio in custodia al padre. Dopo il diploma, Becker si iscrive al Bard College nel 1967: mentre si trova in un bar del campus a suonare la chitarra, con la sua abilità riesce a catturare l’attenzione di un ragazzo che sta passando di lì per caso. Il suo nome è Donald Fagen e anche lui è un musicista. Fagen si va a presentare a Becker e gli chiede se è interessato a formare una band assieme a lui: avviene così l’incontro che porterà poi alla nascita degli Steely Dan. Durante la loro permanenza all’interno del college, l’accoppiata Becker – Fagen entrerà a far parte di numerosi gruppi, fra cui un trio con alla batteria il celebre comico Chevy Chase.

becker fagen steely dan

Walter Becker e Donald Fagen. Fonte: Morrison Hotel Gallery.

Nel 1969, il duo si trasferisce a Brooklyn: qui iniziano la loro carriera musicale, suonando e componendo brani anche per altri interpreti, finché il loro spiccato talento non viene notato dal produttore della Abc Records Gary Katz, il quale decide di portarli con sé a Los Angeles nel 1971. Arrivati in California, Becker e Fagen reclutano il batterista Jim Hodder, i chitarristi Jeff “Skunk” Baxter e Denny Dias e il cantante David Palmer: è questa la prima formazione degli Steely Dan, che negli anni cambierà varie volte, mantenendo come membri fissi gli unici Walter Becker e Donald Fagen.

Il debutto discografico avviene nel 1972, con l’album Can’t Buy a Thrill: in questo disco si intuiscono già le immense abilità compositive di Fagen e Becker, capaci di creare un elegante connubio di soft rock, jazz e musica latina, dove la tecnica sopraffina incontra un’attitudine puramente pop. In parole povere, gli Steely Dan riescono a comporre brani immediatamente piacevoli e orecchiabili ma dalla struttura complessa e raffinata. Il successo del disco è immediato: la critica ne è assolutamente entusiasta e i singoli Do It Again e Reelin’ In the Years trascinano Can’t Buy a Thrill fino al diciassettesimo posto della classifica Billboard. Come conseguenza dall’uscita del disco ci sarà una tournée di concerti dal vivo, dove però l’introverso Fagen lascerà spesso il microfono a Palmer.

Countdown to Ecstasy, Pretzel Logic e la rinuncia all’attività live

Nel 1973 esce il secondo album degli Steely Dan, Countdown to Ecstasy. Concepito e registrato nel mezzo del loro faticoso primo tour, l’album non riesce a ottenere lo stesso successo del precedente lavoro, pur ricevendo numerosi lodi da parte dei principali critici musicali dell’epoca. La formula musicale rimane sostanzialmente invariata, con arrangiamenti molto ricercati e testi beffardi, ma forse in questo secondo tentativo manca un approccio più indirizzato al pubblico, dovuto alla strettezza di tempi in cui è stato registrato il disco.

Nel 1974 arriva la vera svolta nella discografia degli Steely Dan con il loro terzo lavoro in studio, Pretzel Logic: in questo album, la band plasma brani dalla durata tipicamente pop altamente pregiati e curatissimi dal punto di vista strumentale, con numerosi richiami al jazz, alla fusion, al funk, ma anche al blues e al soul. Il brano di punta è il singolo di apertura Rikki Don’t Lose That Number, costruito attorno a poche note del piano di Fagen e impreziosito da un tappeto ritmico latineggiante e un elegante assolo di chitarra blues. A riconferma delle influenze jazzistiche del gruppo, all’interno del disco possiamo trovare anche una cover di un brano di Duke Elllington, East St. Louis Toodle-Oo, dove la chitarra effettata di Baxter prende il posto del trombone della versione originale, e il brano Parker’s Band, dove viene citato il celebre musicista Charlie Parker. Ma il vero punto di forza è la quantità e la qualità dei musicisti di supporto ingaggiati durante la registrazione: fra i nomi più celebri che hanno contribuito alla realizzazione di Pretzel Logic troviamo infatti numerosi turnisti particolarmente affermati, come per esempio il tastierista David Paich e il batterista Jeff Porcaro, che poi diventeranno noti come negli anni a venire come membri dei Toto.

https://www.youtube.com/watch?v=zv-tjDsdduc

In seguito alla pubblicazione del disco, all’interno del gruppo si crea una vera e propria spaccatura: le due menti del gruppo, Becker e Fagen, vogliono smetterla di esibirsi dal vivo per concentrarsi nella produzione in studio. Gli altri membri del gruppo, che invece avrebbero preferito continuare ad andare in tour, percepiscono come il loro ruolo all’interno del gruppo sia sempre più in calo, così decidono in poco tempo di mollare la band per dedicarsi ad altri progetti. È in questo momento che gli Steely Dan si identificano a tutti gli effetti con i soli Walter Becker e Donald Fagen, unici membri fissi del gruppo nel corso del resto della loro discografia.

Il nuovo ciclo

Nel 1975 esce Katy Lied, il primo disco che inaugura la nuova vita degli Steely Dan: nonostante i brani siano delle composizioni impeccabili e intelligenti, la cura meticolosa e quasi ossessiva in fase di registrazione crea l’involontario effetto di ridurre il coinvolgimento emotivo dell’ascoltatore. Questa volta, fra i musicisti coinvolti nella realizzazione del disco ci sono fra gli altri Michael McDonald, futuro leader dei Doobie Brothers, il fenomenale chitarrista Larry Carlton e, nuovamente, Jeff Porcaro e David Paich. Nonostante Becker e Fagen non siano soddisfatti del risultato finale, il disco ottiene un ottimo successo commerciale.

https://www.youtube.com/watch?v=u_jPs5lUdBc

Anche il successivo The Royal Scam, disco dove si nota subito un uso più massiccio della chitarra elettrica, scala le classifiche americane: in questo caso però la critica è leggermente meno convinta rispetto ai lavori precedenti, non riscontrando alcun elemento particolarmente innovativo nelle canzoni dell’album, nonostante siano anche in questo caso di pregevolissima fattura.

Nel 1977 esce quello che è da molti considerato il vero capolavoro degli Steely Dan: Aja. Registrato con il supporto di mostri sacri come i batteristi Bernard Purdie e Steve Gadd e il sassofonista Wayne Shorter, Aja è la massima espressione della perfezionismo maniacale di Becker e Fagen, una meravigliosa combinazione di jazz e rock dove ogni singola sfumatura sonora è studiata a pennello, un complessissimo puzzle di incastri che rivela una figura dall’equilibro e dall’eleganza invidiabili. Mentre fuori il burrascoso vento del punk inizia a soffiare sempre più forte e a imporre la sua musica dura, diretta e semplice, negli studi degli Steely Dan sembra di trovarsi in una dimensione temporale sospesa, totalmente estranea a quello che sta accadendo musicalmente al suo esterno. A causa del lungo lavoro che ha portato alla sua creazione, a oggi Aja rimane uno dei dischi più utilizzati per testare la qualità degli impianti audio. Nel giro di poco tempo diventa il disco più venduto dalla band e nel 1978 vince il Grammy per Best Engineered Non-Classical Recording.

Lo scioglimento, la reunion e la morte di Becker

Con l’arrivo degli anni Ottanta, il sodalizio fra Fagen e Becker riscontra numerose difficoltà: fra problemi legali con l’etichetta discografica, accuse di plagio da parte del pianista Keith Jarrett, la morte della fidanzata di Becker per overdose e l’investimento dello stesso da parte di un taxi, il settimo disco della band, Gaucho, viene registrato in un periodo parecchio turbolento.  Nel 1981 gli Steely Dan si sciolgono ufficialmente. Mentre Becker si concentra maggiormente nell’attività di produzione, Fagen collabora con numerosi musicisti e pubblica l’ottimo disco The Nightfly ad appena un anno di distanza dallo scioglimento. Nel 1986 si trovano entrambi a suonare nell’album Zazu di Rosie Vela, ricongiungendosi e valutando l’ipotesi di tornare a collaborare assieme. Nel 1993, Becker produce il secondo disco di Fagen, Kamakiriad, e in occasione del tour di supporto per l’uscita del disco riformano gli Steely Dan: da questa serie di concerti verrà tratto il live album Alive in America.

Nel 2000 viene pubblicato Two Against Nature, un nuovo album in studio dopo vent’anni dal precedente: l’alchimia fra Becker e Fagen non si è persa nel corso del tempo, anzi, sembra quasi essersi rafforzata. Il disco si porta a casa la bellezza di quattro Grammy, fra cui l’ambitissimo premio per album dell’anno, battendo The Marshal Mathers LP di Eminem e Kid A dei Radiohead.

Nel 2003 esce l’ultimo lavoro in studio degli Steely Dan, Everything Must Go, dopodiché la band invertirà la tendenza mantenuta nel corso degli anni Settanta e si prodigherà in numerosi tour nel corso degli ultimi quindici anni. Nell’estate del 2017, Becker non partecipa alle ultime date dal vivo assieme a Fagen a causa di una malattia non dichiarata. Dopo qualche mese, il 3 settembre, arriva il triste annuncio della morte di Becker, corredato da una commovente lettera scritta dalla figlia del musicista. Dopo la notizia della scomparsa del suo compagno di avventure, Fagen ha dichiarato di voler continuare a esibirsi e di portare la musica scritta assieme a Becker in giro per il mondo, per mantenerne vivo il ricordo.

9 Condivisioni

Vittorio Comand

Sono nato a Palmanova, in provincia di Udine, il 25 febbraio 1995. Sono appassionato di musica fin da quando avevo sei anni e a tredici ho iniziato a suonare la batteria. Dopo essermi diplomato al liceo scientifico Giovanni Marinelli di Udine decido di iscrivermi all'università di Padova, presso il dipartimento di Economia. Nel tempo libero guardo film e serie tv, cerco di completare la Settimana Enigmistica, leggo e strimpello la chitarra. Scrivo perché non c’è niente di meglio che parlare di ciò che si ama e questo piccolo spazio me ne dà la possibilità.