Un Milan che non ci aspettavamo

Milan - Juventus 0 -2. Foto: Getty Images.
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A inizio campionato, in tanti si aspettavano che una squadra così rinforzata come il Milan potesse competere per i piani alti della classifica di Serie A. La realtà, al momento invece è ben diversa: i rossoneri si trovano a sedici punti dallo scudetto e a dieci punti dalla zona Champions League. Cos’è andato storto? Sono queste le domande che si pongono sia gli addetti ai lavori sia i tifosi milanisti, che certamente si aspettavano qualcosa in più. Le motivazioni di questa crisi possono essere molteplici, dall’inserimento troppo repentino di nuove pedine all’interno del campo, al basso rendimento di alcuni giocatori: se a questo si aggiunge anche un allenatore che al momento non ha le idee chiare su come schierare la formazione in campo, si riesce a capire che la situazione è ingarbugliata e di difficile risoluzione. Infatti, per via di questi problemi, Vincenzo Montella è uno dei primi a essere sotto accusa, reo di non aver risposto alle attese da parte della nuova società cinese: momentaneamente il tecnico milanista rischia l’esonero, che suonerebbe come fallimento sia personale che generale all’interno del progetto del nuovo Milan di Yonghong Li. Le prossime partite tra Serie A ed Europa League saranno decisive infatti per l’aeroplanino: tra queste spicca una trasferta difficile al San Paolo contro il Napoli capolista.

Milan - Juventus 0-2, è crisi aperta per i rossoneri. Foto: ANSA.

Milan – Juventus 0-2, è crisi aperta per i rossoneri. Foto: ANSA.

Milan, ancora non ci siamo

La stagione cominciava sotto i migliori auspici, con il rinnovo di Donnarumma in un ruolo che sarà il punto fermo del Milan – e probabilmente anche della nazionale – per il futuro prossimo. Lo spauracchio di perdere un portiere così talentuoso nel 2018 aveva reso gli animi ancora più tesi tra una società nuova che aveva molto da dimostrare e i tifosi, ambiziosi da sempre, che volevano rivedere la propria squadra a competere per l’alta classifica. In casa Milan era ben chiaro che per riportare il diavolo a rappresentare nuovamente il calcio italiano andavano fatti degli investimenti seri sul mercato. Con l’arrivo di Yonghong Li, i rossoneri hanno speso 240 milioni di euro nella sessione estiva, prelevando interpreti diversi per ogni reparto. Del resto quando arriva una nuova proprietà, e si cambia radicalmente l’impronta del proprio progetto sportivo, ci vuole del tempo per trovare i giusti equilibri tra i nuovi arrivi e i giocatori che già fanno parte della squadra. Inizialmente, l’armonia tra i nuovi acquisti rossoneri si è vista nelle amichevoli precampionato, oltre che nelle qualificazioni che hanno portato il Milan ai gironi di Europa League. Un’armonia che però è venuta a mancare in coincidenza con il brutto stop dell’Olimpico, in cui la Lazio ha battuto a rete per ben quattro volte di cui tre con Ciro Immobile, autentico trascinatore dei biancocelesti finora in campionato. Da quel momento l’inizio del declino, una squadra in campo abbastanza spaesata, che alterna momenti di superiorità assoluta ad altri di caos e di errori che non ti aspetti da certi giocatori, specialmente se questi vestono la maglia rossonera. Sul banco degli imputati ci sono più interpreti per diversi ruoli, le cui disattenzioni spesso hanno portato a subire ribaltamenti di azioni, se non addirittura reti.

La panchina di Vincenzo Montella al Milan è in bilico, già si vociferano sostituti. Foto: Getty Images.

La panchina di Vincenzo Montella al Milan è in bilico, già si vociferano sostituti. Foto: Getty Images.

Fra i tanti nomi che vengono fatti come i più deludenti all’interno della squadra di Vincenzo Montella vi è sicuramente Leonardo Bonucci. L’ex-Juventus è arrivato al Milan dopo un’operazione di mercato che si è conclusa attorno alla cifra di 40 milioni di euro, facendo gridare all’affare tutti gli addetti ai lavori, su come il trasferimento di “Bonny” fosse stato addirittura “pagato poco”. Acclamato al suo arrivo a Casa Milan, il centrale della nazionale è stato insignito anche della fascia di capitano, oltre ad aver ricevuto il suo 19, stampato da anni sulla schiena del giocatore. Purtroppo il giocatore finora non ha reso come ci si aspettava e ha reso la vita più complicata ai suoi compagni di squadra in diverse occasioni: durante Milan-Genoa, su un calcio di punizione battuto dalla squadra di casa, Bonucci colpisce un suo avversario con un gomito alto, venendo successivamente espulso. Oltre a questo episodio, alcune disattenzioni gravi – quelle che fanno prendere brutti voti in pagella, per intenderci – e la poca precisione dei cross dalla difesa, hanno messo il difensore al centro delle critiche, ponendo la domanda sul fatto di meritarsi sia la fascia di capitano che il posto da titolare.

Il capitano del Milan Leonardo Bonucci sembra essere lontano dalla grande forma che vantava in maglia Juventus. Foto: Getty Images.

Il capitano del Milan Leonardo Bonucci sembra essere lontano dalla grande forma che vantava in maglia Juventus. Foto: Getty Images.

Oltre all’attuale capitano rossonero, le critiche piovono sul centrocampo milanista: Lucas Biglia, Hakan Calhanoglu e Franck Kessie hanno deluso anche loro le attese. Cominciando dall’argentino ex-Lazio, che nelle stagioni precedenti in maglia biancoceleste ha avuto modo di affermarsi come regista valido, tanto da riuscire a entrare nei ranghi della selecciòn in cui spesso partiva come titolare durante le gestioni precedenti a quella di Sampaoli. L’arrivo di Biglia in maglia rossonera inizialmente era stato visto come l’acquisto perfetto per portare ordine e organizzazione all’interno del centrocampo milanista. Stesso discorso vale per Calhanoglu, prelevato dal Bayer Leverkusen, dove si è fatto valere per le sue doti balistiche. Entrambi però non hanno saputo dimostrare il loro talento – perlomeno a sprazzi, come per il turco – da quando si sono messi indosso la maglia rossonera. Tra i papabili flop spunta sicuramente Nikola Kalinic, l’ex-Fiorentina. Pupillo di Montella fin da quando l’attuale tecnico milanista allenava la Viola, il croato gode della fiducia completa del suo allenatore. Sebbene la competizione sia agguerrita per i posti da titolare tra Andrè Silva, Cutrone, Borini e lo stesso Kalinic, il miglior rendimento finora nel reparto offensivo è portato da Suso. Spesso l’esterno destro spagnolo si è reso protagonista di grandi prestazioni – come contro il Chievo, ad esempio – che hanno portato punti importantissimi in un mese difficile come questo appena passato.

suso milan

Suso, trascinatore del Milan nella trasferta di Verona contro il Chievo, abbracciato dal suo compagno di squadra Calabria. Foto: twitter.com/acmilan

Proprio dalle giocate dello spagnolo, il Milan deve ritrovare quella capacità di essere squadra che aveva dimostrato di avere nelle prime giornate di campionato, dove riusciva a unire la praticità di dover fare risultato alla capacità di esprimere un bel gioco, classico dello stile Montella. In questo momento, povero di certezze per i rossoneri, arriva una voce amica: quella di Carlo Ancelotti. Carletto sulla panchina del Milan ha dolci ricordi, le due Champions League vinte – di cui una ad Atene, dove il Milan tornerà a giocare – il mondiale per club, e tanti altri trofei europei e nazionali. In un periodo dove Montella è considerato a rischio, con Ancelotti senza panchina in seguito alla rottura con il Bayern, subito si è pensato ad un clamoroso ritorno. Durante un’intervista, non solo ha escluso il ritorno ma ha aggiunto: «Nel calcio non ci sono maghi con la bacchetta magica, ci vuole pazienza, trovare giocatori idonei al progetto. Il Milan ha fatto una campagna acquisti che tutti hanno definito straordinaria, ma non bastano sei mesi o una campagna acquisti per fare una squadra, occorre tempo, perseverare negli investimenti e nel lavoro […] Il quarto posto è molto importante, ti permette di giocare la Champions e fare investimenti, ma è ancora più importante non abbattersi quando le cose non vanno bene. Credo che la società abbia messo in preventivo che ci sarebbero stati dei problemi, il Milan ha preso dei giocatori buoni, che possono crescere, e sui quali innestare poi giocatori importanti». Parole che pesano, che danno ragione al percorso intrapreso da Vincenzo Montella, che nonostante ciò continua ad avere una fiducia a tempo: «Mi aspetto non solo che ci sia il bel gioco ma che arrivino anche i risultati. Alla fine il calcio è fatto di quello […] La gente vuole i risultati. Sono convinto che siamo sulla direzione giusta anche se con un po’ di ritardo rispetto alle nostre aspettative».

Marco Fassone e Vincenzo Montella, rispettivamente Amministratore Delegato e allenatore del Milan. Foto: LaPresse.

Marco Fassone e Vincenzo Montella, rispettivamente Amministratore Delegato e allenatore del Milan. Foto: LaPresse.

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Arnaldo Figoni

Sono nato a Olbia il 30 giugno 1989, ma da sempre vivo a La Maddalena. Coinvolto fin da piccolo negli sport - calcio, basket, ma anche rugby - ho sviluppato una passione per la disciplina sportiva in generale, nel conoscere e poter raccontare delle storie, coltivando il sogno nel cassetto di poter esercitare proprio la professione di giornalista.