Ben Simmons, assieme a Joe Embiid, è una delle più grandi novità di questa stagione NBA. Com’è stata possibile questa sua incredibile escalation in quello che nella pratica il suo primo anno giocato in NBA?

Una delle più grandi priorità della NBA – a partire dalla sua esplosione mediatica a livello mondiale intorno agli 80/90 – è stata quella di garantire, anno dopo anno, un continuo ricambio di talento e personaggi di tendenza all’interno dei suoi ranghi, al fine di mantenere alta la qualità degli interpreti del gioco della pallacanestro e catalizzare l’attenzione di appassionati e neofiti sulla lega; ciò avviene principalmente tramite il draft e le trade, strumenti con cui ogni squadra tenta ogni anno di rinforzarsi e aggiungere quell’ultimo tassello necessario per competere per il premio finale.
In questi ultimi anni si è molto parlato del fenomeno del tanking e delle possibili contromisure che il commissioner Adam Silver e i suoi collaboratori hanno varato – all’inizio di questa stagione – per arginare il problema, divenuto nell’ultimo periodo sempre più attuale.

Uno dei motivi principali di questo giro di vite è stato l’operato del precedente GM dei Philadelphia 76ers Sam Hinkie, che tramite un complesso sistema di ricostruzione del roster sul lungo periodo definito The Process (basato su scelte al Draft e trade per portare il maggior numero di giovani talenti a Philadelphia) è stato sostanzialmente accusato di aver giocato a perdere per mettere le mani sui pezzi pregiati dei vari Draft NBA.
Lasciando da parte i giudizi sulla persona e sul metodo, è innegabile che l’attuale versione dei 76ers sia figlia di Hinkie e del suo processo che ha portato in dote alla città dell’amore fraterno due fra i giocatori più talentuosi e atipici presenti a oggi nella NBA: Ben Simmons e Joel Embiid.

Se sul secondo sono state spese già molte parole – per le sue vicissitudini dentro e fuori dal campo – sul primo, che è stato praticamente fermo ai box per tutta la sua prima stagione da professionista, ci si basava solo su supposizioni e su quanto visto ai tempi del college, in uno scenario totalmente diverso da una lega competitiva e difficile come può essere la NBA.
L’inizio di stagione di Simmons ha stupefatto tifosi e addetti ai lavori facendo fioccare sin da subito paragoni e previsioni sul suo futuro, ma la vera domanda è sempre una: chi è Ben Simmons ? Cosa può diventare ?

Out of Nowhere

Nato a Melbourne nel 1996 e figlio di un ex-giocatore professionista di pallacanestro, Simmons cresce in un contesto sportivo totalmente diverso rispetto a quello di un ragazzo statunitense suo coetaneo praticando diversi tipi di sport (basket, rugby e football australiano) e formandosi, come giocatore di pallacanestro, in un ambiente totalmente non americano.
Il suo definitivo passaggio alla pallacanestro e il suo precoce talento lo portano a essere nella selezione degli under-17 che partecipa ai mondiali FIBA del 2012, in cui l’Australia vince la medaglia d’argento grazie anche ad alcune sue prestazioni importanti; l’anno successivo si trasferisce negli Stati Uniti per mettersi alla prova in un contesto molto più adatto alle sue straordinarie capacità.

Convocato al McDonald’s All-American del 2015, passa al basket collegiale con l’entrata nel programma di Louisiana State University; l’anno a LSU è sostanzialmente un anno di passaggio e di attesa affinché il ragazzo raggiunga il livello di gioco cui appartiene, ovvero la NBA, tuttavia è utile per farsi un’idea del tipo di giocatore che è Ben Simmons all’epoca. È un atipico playmaker di quasi 2 metri e 10 cm dotato di una coordinazione e di un controllo del corpo clamoroso, capace di usare entrambe le mani e con un naturale istinto del gioco.

La sua altezza gli permette di avere una visione totale della metà campo offensiva e quindi di poter non solo attaccare in contropiede prima che la difesa si sia sistemata, da solo o servendo i compagni, ma anche a difesa schierata per pescare i taglianti o sfruttando il blocco del lungo per servire il rollante; il tiro perimetrale è ancora in cantiere e il gioco in post ancora acerbo, ma la sua capacità di usare relativamente bene entrambe le mani lo rende pericoloso in avvicinamento al canestro, e nonostante sia un penetratore non efficacissimo sfrutta bene le sue lunghe leve e il suo atletismo.
In difesa, nonostante abbia istinto e grande capacità nel leggere e anticipare le decisioni dell’avversario lontano dalla palla e possa per capacità fisiche difendere più ruoli, molto spesso risulta pigro e poco motivato.

Indubbiamente però, nonostante ci siano delle pecche da sistemare, Simmons è uno di quei talenti che passa una volta nella vita e i 76ers lo selezionano con la prima scelta assoluta nel Draft del 2016, consapevoli di aver – forse-  trovato il giocatore franchigia che possa finalmente mettere in atto “Il Processo”.
Peccato che si fratturi il quinto metatarso del piede destro alla fine della Summer League e sia costretto a saltare tutta la stagione 2016/2017.

Dolce Attesa

Ben Simmons passa tutto il 2016 a bordo campo lavorando duramente non solo per tornare fisicamente a posto per l’anno successivo, ma anche per migliorare i punti carenti del suo gioco e rendere meno traumatico il suo ingresso in una delle leghe più competitive del mondo.

Il suo debutto avviene il 18 Ottobre 2017 – in una sconfitta contro i Washington Wizards – con 18 punti e 10 rimbalzi e ha tutta l’aria di essere solo l’inizio; l’australiano continua a inanellare prestazioni convincenti e già nella sua quarta partita della stagione sigla la prima tripla-doppia della sua carriera.
In questo momento Simmons viaggia su medie impressionanti (18.6 punti, 9.4 rimbalzi e 7.2 assist a partita) e i 76ers hanno un record complessivo di 12-9 trascinati da lui e da Joel Embiid, confermandosi come una delle squadre più divertenti da seguire attualmente nella NBA; al netto però della spettacolarità del suo gioco e del talento, quanto è realmente migliorato Ben Simmons? E quanto margine di crescita ha ancora?

Istinti e visione di gioco in attacco sono di un livello superiore, e l’intesa maturata con Embiid frutta già dal primo giorno dei dividendi positivi sia sui pick and roll che sui pick and pop – data la pericolosità di quest’ultimo anche dietro la linea del tiro da tre punti – mentre i problemi relativi al tiro perimetrale e alla efficacia di Simmons in penetrazione sono sostanzialmente gli stessi.
In 16 partite non ha ancora messo a segno una tripla e nonostante un’ottima percentuale nel tiro da 2 (intorno al 50%) la meccanica risulta comunque sospetta per due motivi principali: il suo lavoro di piedi è inefficace poiché tende ad allargare troppo le gambe in aria per stabilizzarsi, e il rilascio della palla avviene quando è già in fase di discesa, disperdendo l’energia generata dalle gambe e costringendolo a tirare solo di braccia; è abbastanza semplice per la difesa quindi passare dietro il blocco e sfidarlo apertamente al tiro, anche se questo a volte significa fargli acquisire velocità per concludere al ferro.
Per quanto riguarda le penetrazioni, quando non riesce a sfruttare il suo atletismo e le sue lunghe leve, si riducono unicamente a un gancio destro in corsa dagli esiti alterni che non può essere efficace contro dei difensori di livello NBA.
È interessante notare inoltre come Simmons tiri con la mano sinistra, ma tenda a penetrare palleggiando con la destra segno che forse nemmeno lui ha chiaro quale sia la sua mano dominante.

L’atteggiamento difensivo è notevolmente migliorato e risulta letale nella difesa lontano dalla palla – grazie alla sua capacità di lettura e alle sue lunghissime braccia – mentre ci sono concrete possibilità che possa evolvere in futuro in un ottimo protettore del ferro soprattutto in quintetti small ball in cui giochi sottocanestro, sebbene sia ancora tutto da costruire in tal senso.

Grattare la superficie

ben simmons

La stagione dei 76ers è in linea con le aspettative e i tifosi cautamente pregustano un accesso ai Playoff che manca da molto tempo, tuttavia il campionato è ancora lungo e insidie e infortuni sono pronti a balzare fuori da un momento all’altro.
Allo stato attuale delle cose però, le previsioni riguardo Ben Simmons sono rosee: un giocatore talentuoso che all’approdo nella NBA ha già mostrato classe cristallina e un livello di gioco elevatissimo, al netto dei problemi sopracitati.
Il suo potenziale è ancora inesplorato e vastissimo o come dicono gli american, the sky is the limit, quindi non resta che aspettare e vedere come evolverà nel corso della stagione e della carriera questo “Figlio del Processo”.

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Nasco nel 1990, contro la mia volontà, e ancora adesso non ho metabolizzato la cosa; oltretutto il traffico di Roma non è molto indicato per superare una trauma del genere. Da piccolo, quando si giocava a calcio, venivo messo sempre in porta, motivo per cui ho iniziato a giocare a basket e non ho praticamente più smesso, passando dall'infantile venerazione per un 23 calvo di Chicago al fanatismo verso un argentino nasuto di Bahía Blanca. Il mio interesse adolescenziale per il genere femminile, assolutamente non ricambiato, mi ha spinto a diventare un videogiocatore accanito, oltre che a leggere classici della letteratura di gente morta almeno cento anni fa. Scrivo perché mi piace e perché credo che la formazione di una cultura sportiva, ma non solo, di un paese inizi dalla competenza, dalla chiarezza e dall'obiettività dell'informazione che la veicola. Ho tre gatti grassi, una logorrea conclamata e ascendenze marchigiane, ma di quest'ultima cosa non ho colpa.