L’inverno è la migliore peggior stagione tra tutte. L’inverno ti dà il freddo per poterti godere un tè caldo davanti al caminetto. Ti dà strade bagnate o, peggio, innevate, per poterti godere l’arrivo a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Ti dà le feste, la casa invasa dai parenti, per poterti godere il silenzio di un Natale finito. Cosa potresti chiedere di meglio, dal peggio? È senza dubbio la stagione migliore per chiudersi un po’ fuori dal mondo e rilassarsi, seguendo quella sorta di ancestrale istinto genetico che tende al letargo.

Come un buon vino va abbinato alla giusta pietanza, un buon videogioco va abbinato al giusto quadretto: il fuoco nel camino scoppietta arzillo, una lingua sottile di vapore acqueo sale dalla tazza appoggiata sulla scrivania, il gatto è acciambellato vicino alla tastiera e il cane vi appoggia pigramente il muso sulla coscia. Sul vetro della finestra si sciolgono alcuni fiocchi di neve, mentre al contrario, la strada sotto casa è ormai completamente coperta e dipinge la tipica visione di una città innevata: soffocata e morbida, attutita e nebbiosa. Il tutto, magari, mentre fate esplodere teste a demoni-zombie in una città in fiamme e in preda al panico più totale.

Avrete di certo capito cosa stona in questa melodia invernale. Prendetevi una pausa dalla litigiosità dei giochi online e dalla frenesia degli sparatutto. Accantonate la tensione degli horror e le ore di studio sulle più svariate strategie di attacco e difesa negli RTS. Ripercorriamo, invece, una lista di videogiochi rilassanti, da godersi con calma, al buio, da soli, alla fine delle corte giornate invernali.

Stardew Valley

Se avete amato i vari Harvest Moon, Stardew Valley ne raccoglie l’eredità lanciandone il concept per computer. Sviluppato interamente da una sola persona, ConcernedApe, all’anagrafe Eric Barone, pubblicato in seguito da Chuckle Fish (le menti dietro Starbound) esce il 26 febbraio 2016 dopo un paio di anni di eccitanti dev blog e teaser. Ereditato un appezzamento di terreno nella bellissima Pelican Town, il giocatore deve riportare agli antichi fasti la fattoria di famiglia, con l’aiuto dei cittadini della valle, ognuno con la propria personalità e i propri gusti. Piantare, fertilizzare e annaffiare decine e decine di colture diverse, raffinarle, cucinarle e in ultimo venderle per guadagnare qualche soldo e ricominciare. Il tutto scandito dal ciclo delle stagioni e dei vari effetti atmosferici. Il sistema di farming è sorprendentemente vasto, con la possibilità di produrre marmellate, vini, succhi o pietanze più complicate. Con le risorse appropriate si può in seguito incominciare ad allevare animali: dalle galline alle pecore, dalle mucche ai cavalli. Ma la vita di campagna non è l’unico aspetto del gioco e avrete bisogno di ben altre risorse oltre a quelle agricole: la miniera ai margini della città è lì per soddisfare il vostro bisogno di minerali (non senza pericoli), per migliorare i vostri attrezzi o costruire qualche pezzo interessante che vi aiuti nei campi, come innaffiatoi automatici; i diversi specchi d’acqua e il mare saranno luoghi interessanti dove pescare, ognuno con la propria varietà di pesci e molluschi da trovare; infine una rapida esplorazione dei boschi circostanti potrebbe riempire il vostro inventario di prelibatezze naturali, come bacche o frutti selvatici.

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Un esempio di fattoria in Stardew Valley.

Non solo la terra, ma anche i vostri vicini avranno bisogno di voi: potrebbe dunque capitare che vi vengano date piccole missioni da completare, come trovare un certo oggetto o regalare una particolare leccornia che venga direttamente dalla fatica della vostra zappa, introducendovi così al sistema sociale del gioco, che ha come fine ultimo quello di sposarsi e, soldi permettendo, allargare la casa e fare così spazio al frutto dell’amore, un figlio che vi aiuterà con i compiti domestici. La storia in sé è molto semplice e il gioco lascia spazio al giocatore, anche nella scelta finale: quello che una volta era un centro comunitario giace ora in rovina sopra la città di Pelican Town, abitato da piccoli e strani spiriti della natura, e aspetta il vostro aiuto per risorgere, mentre poco fuori città un grande e freddo supermercato, il Joja Mart, vuole espandersi e inserirsi nell’economia della zona. Come una sorta di battaglia tra vecchio e nuovo, starà al giocatore scegliere quale dei due “salvare”: il centro comunitario, portando agli spiriti vari prodotti stagionali o altro – essenzialmente ogni prodotto creabile nel gioco – o il supermercato, comprando una tessera di affiliazione per una somma spropositata.
Stardew Valley è un gioco affascinante, rilassante e sorprendentemente profondo, con le sue musiche calme ed effetti sonori azzeccati, come il frusciare del vento, la pioggia, la risacca; una storia semplice e poco invasiva e una curatissima grafica in pixel art che nulla toglie ai paesaggi romantici e bucolici dipinti qua e là nella mappa. Colmo di contenuti, il gioco si è arricchito nel tempo di nuove feature, come una nuova zona (un deserto rovente) dove trovare frutti esotici e strani e, a breve, la possibilità di giocare con un amico. L’arrivo della modalità multiplayer infatti è stato fissato per gennaio, spostato da dicembre per vari problemi tecnici.

Epic Tavern

Non è il primo gioco ad aver tentato un approccio diverso alle solite avventure RPG a sfondo fantasy, ma di sicuro sembra quello meglio messo in termini di sviluppo e potenziale. Epic Tavern mette il giocatore a gestire una taverna in un mondo fantasy pieno di pericoli e avventure, maledizioni e oggetti arcani e magici. Come dice il trailer del gioco, «Ogni avventura inizia dallo stesso posto: la taverna». Qui infatti, con le giuste parole e, soprattutto, la giusta bevanda, sarete chiamati ad arruolare avventurieri e formare potenti compagnie di eroi, mandandoli in giro per il mondo a compiere epiche gesta che portino un solido bottino ma soprattutto fama e gloria. È necessario stare attenti a forgiare il giusto team, perché con un portale demoniaco chiuso da anni ma di nuovo in procinto di aprirsi e che siede placido tra le montagne ai confini della città, c’è poco da stare tranquilli.

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Una taverna affollata.

Il sistema di skill e inventario ricorda i classici giochi di ruolo: ogni eroe ha la propria professione e pool di abilità, e scegliere quello giusto per la giusta avventura è un requisito fondamentale al completamento della stessa. Ogni avventura è finemente descritta testualmente e viene data la possibilità di scegliere alcune azioni che ne influenzeranno l’esito e lo svolgimento, cosa che, unita alla grande varietà di eroi tra cui scegliere, aggiunge giocabilità pressoché illimitata. Ma salvare il mondo – o salvare il vicino dai classici ratti in cantina- non è l’unica preoccupazione: c’è una taverna da mandare avanti. Alcuni tra gli obbiettivi sono riempire il magazzino di bibite rinfrescanti per gli avventori, pulire, migliorare o aggiungere stanze per i poveri eroi stanchi, costruire upgrade come l’infermeria, le terme, un’officina da fabbro o da alchimista, un magazzino più grande o stanze dove produrre in proprio bevande e prelibatezze di vario genere. Essendo in accesso anticipato, purtroppo, alcune cose non sono ancora disponibili e i bug sono frequenti, ma le promesse e le premesse sono decisamente esaltanti. La grafica è semplice ma curata e aggiunge personalità al mondo in cui è immerso il gioco, gli eroi sono sempre diversi gli uni dagli altri e le musiche lanciano il giocatore in un divertente e leggero medioevo fantasy.

È il gioco perfetto per prendersi un momento e godersi delle avventure perfettamente narrate, ironiche, divertenti, spesso stimolanti e creative, tutte diverse e uniche, intervallate da un semplice sistema di gestione della taverna e delle risorse.
La community è viva e gli sviluppatori sempre in ascolto per risolvere i vari problemi tecnici, per assicurare la miglior esperienza possibile anche a questo punto dello sviluppo.

Yonder: The Cloud Catcher Chronicles

Uscito nel luglio 2017, fin da subito si è distinto da tutti gli altri giochi di genere. Lo sviluppatore Prideful Sloth ha pensato e scritto un gioco dai contorni particolari. Il protagonista, approdato bruscamente nella sua terra natale Gemea, la trova cambiata e in rovina. I pochi insediamenti sono minacciati da una forza oscura che avvelena la terra. Nonostante le premesse una cosa rimane fondamentale in Yonder: non si combatte. Non c’è un sistema di combattimento. Secondo gli sviluppatori per aiutare Gemea sono invece necessari atti gentili e di amore, verso la terra e verso i suoi abitanti. Il gioco infatti gira intorno a un sistema di crafting che seppur semplice è efficace e rilassante. Trovare le giuste risorse, raffinarle, cucinare, pescare e fare amicizia con gli animali della zona sono i colpi di spada che offuscano il potere dell’oscurità e rafforzano gli abitanti di Gemea. Certo, il gioco è semplice e il sistema di farming e l’economia non sono, volutamente, profondi e complicati. La possibilità di avere una fattoria e degli animali, per esempio, non ruba tempo al giocatore, essendo il processo di cura e raccolta quasi automatizzato, e permette di focalizzarsi sull’esplorazione e la scoperta degli antichi luoghi di Gemea, brulicanti di vita e segreti. Ad aiutare il giocatore in questa calma esplorazione ci saranno gli Sprites, esseri fatati, nascosti da tempo, in grado di congiungere i poteri ed eliminare dalla faccia del continente l’oscurità. Cosa che non solo poterà il mondo alla salvezza, ma permetterà di scoprire il passato del protagonista, legato a filo doppio alle terre di Gemea.

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Un bellissimo panorama in Yonder.

Come detto, Yonder: the Cloud Catcher Chronicles non è un gioco come gli altri: a volte potrebbe sembrare quasi rivolto a un pubblico meno adulto per via della semplicità delle meccaniche e l’assoluta assenza di combattimento; tutti questi sono invero punti forti che lo rendono stimolante e rilassante al tempo stesso. La grafica semplice ma curata rafforza questa idea, non mancando di regalare visioni mozzafiato: da grandi torri in rovina a foreste scure e dense, da grandi città brulicanti di laboriose persone a praterie infinite piene di simpatici animaletti. Un’esperienza zen da prendere per quello che è, un walking simulator nel senso più positivo del termine.

Just One Line

Un videogioco “librogame” dal sapore classico e innovativo al tempo stesso. Il gioco infatti consiste di un’avventura testuale dopo l’altra e sarete voi, come avventuriero in erba, a scegliere quali missioni intraprendere e in quale ordine, equipaggiandovi adeguatamente. Una narrazione divertente e fresca vi porterà nel mondo di gioco, mettendovi di fronte a mille pericoli: dai classici ratti in cantina all’ancora più classico e pericoloso drago nella caverna. Le opzioni di personalizzazione iniziali sono assai limitate, ma crescono a vista d’occhio a ogni nuova partita, con la possibilità di sbloccare nuove razze – giocabili nelle partite successive – o nuove professioni – cambiabili una sola volta a partita in corso e in quelle successive. Per tenere questi progressi, però, dovrete far ritirare il vostro personaggio dalla vita avventurosa, concludendo la partita. Feature interessante che mette il giocatore di fronte a una scelta: fare “un’ultima avventura” rischiando di morire e perdere tutto quello sbloccato fino a quel punto, ma ottenendo un’ulteriore ricompensa, oppure ritirarsi e ricominciare da capo magari passando dall’interpretare un umano contadino a un orco ranger.

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Una sbirciata alla creazione del personaggio in Just One Line.

Ricominciare da capo, magari con una nuova razza o professione, non è di certo un problema in Just One Line: la combinazione classe/razza, le singole scelte durante una missione, il vostro equipaggiamento, le vostre caratteristiche e l’etica del vostro personaggio sono tutti fattori che influenzeranno ogni minimo aspetto di ogni avventura, per giungere al cospetto di un sistema di ramificazione della storia imperscrutabile ed enorme. Anche solo la prima semplice missione sarà totalmente diversa a ogni partita. Se vi sentite anche un po’ competitivi c’è una classifica online integrata nel gioco che tiene conto degli eroi più gloriosi e dei giocatori più abili o fortunati, cosicché tutti nel mondo possano conoscere le vostre gesta.
Impossibile arrabbiarsi con Just One Line per una scelta sbagliata e la totale perdita dei progressi: la grande diversità rende tutto sempre nuovo e incoraggia anzi a ricominciare, esplorare le possibilità e scoprirne la soluzione, o le soluzioni, il tutto accompagnato dall’ottima narrazione – disponibile anche in italiano per i meno anglofoni. Un libro-avventura interattiva dal sapore variegato e unico, sapientemente mescolato con i classici topoi da gioco di ruolo, che garantisce ore di divertimento e lettura scorrevole.

My Time at Portia

Sviluppato da Panthea e distribuito da Team17, questo gioco si muove per ora un po’ in sordina anche in vista della data di rilascio, il 23 gennaio, mostrandosi solo con una demo gratuita ottenibile sulla piattaforma Valve. Di nuovo, un videogioco dall’alto potere rilassante che si inserisce nel panorama degli Harvest Moon-like. In un mondo post-apocalittico, piccole comunità tentano di crescere e prosperare dopo il crollo della civiltà. Una di queste è la cittadina di Portia, dove il protagonista ha ereditato un piccolo workshop appena fuori le mura. Come detto, le premesse suonano come qualcosa di già sentito, ma il gioco non manca di apportare delle novità al genere. Con questo piccolo appezzamento di terreno – espandibile durante il gioco – il giocatore deve farsi strada nella comunità, vendendo gli oggetti prodotti o creandone alcuni per delle vere e proprie missioni commerciali per conto della gilda del luogo. Raccogliere risorse, produrre cibo o prodotti animali sono l’idea di base, ma non manca anche un pizzico di avventura: entrando a far parte dei Ranger si potrà andare in luoghi pericolosi e pieni di nemici, dove raccogliere oggetti rari di un’epoca passata, tecnologie ormai perdute utili a rafforzare e migliorare il workshop. Se invece prediligete uno stile di gioco più calmo potrete addentrarvi nelle miniere della città, creata ogni volta in maniera casuale, potrete scavare nel terreno – totalmente deformabile – ed esplorare come più vi aggrada.

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Un riassunto di My Time At Portia: vita semplice sullo sfondo di una misteriosa civiltà in rovina.

Il tutto in un mondo vivo e dai contorni assolutamente poco aggressivi. Di nuovo, in pieno stile Harvest Moon, la socialità è un altro elemento primario nel gioco, con la possibilità di stringere amicizie o tresche con gli abitanti di Portia. Il tutto insaporito da una grafica cartoonesca che gratifica la vista e ne esalta lo stile e la personalità. Quindi, seppur l’idea base sia comunque già vista, non manca di ritagliarsi uno spazio tutto suo non solo tra i videogiochi rilassanti ma anche nel seguito del già citato colosso della simulazione. Una citazione d’onore, a questo punto, va ad Harvest Moon: Light of Hope, che è uscito nel novembre 2017 per computer per festeggiare i suoi vent’anni, un gigante che ha quantomeno ispirato molti altri giochi e creato una nicchia tutta sua, con il suo unico insieme di life-sim e farming-sim.