Hantavirus sulla nave da crociera: paura alle Canarie, 150 passeggeri sotto osservazione

La MV Hondius arriva alle Canarie dopo un focolaio di hantavirus: cresce l’allarme per i passeggeri esposti al virus delle Ande.

La nave da crociera MV Hondius arriverà domenica 10 maggio alle Canarie con a bordo quasi 150 passeggeri provenienti da 12 Paesi diversi. Ma il viaggio, iniziato come una normale crociera, si è trasformato in un caso sanitario internazionale dopo la conferma di almeno due contagi da hantavirus delle Ande, un ceppo raro e potenzialmente letale.

Hantavirus sulla nave da crociera: paura alle Canarie, 150 passeggeri sotto osservazione
Hantavirus – thewisemagazine.it

Ora la domanda che agita le autorità sanitarie europee è una sola: come gestire i turisti che potrebbero essere stati esposti al virus? L’ipotesi della quarantena è sul tavolo, ma gli esperti discutono ancora sull’effettivo rischio di trasmissione da persona a persona.

Un virus raro che preoccupa gli esperti

Gli hantavirus sono considerati tra i patogeni meno conosciuti dalla comunità scientifica. La loro diffusione è storicamente limitata ad alcune aree del Sud America e i casi nei Paesi industrializzati sono sempre stati sporadici. Anche per questo motivo, negli anni, gli studi sono rimasti relativamente pochi.

Il ceppo identificato sulla nave, però, è diverso dagli altri. Il cosiddetto virus delle Ande, scoperto nel 1995 in Argentina meridionale, non si trasmette soltanto attraverso il contatto con saliva o feci di roditori infetti — in particolare il piccolo Oligoryzomys longicaudatus — ma avrebbe dimostrato anche una capacità di contagio interumano.

È proprio questo aspetto a rendere il caso della MV Hondius particolarmente delicato. Gli hantavirus, infatti, possono avere un periodo di incubazione molto lungo, anche fino a otto settimane, rendendo difficile individuare rapidamente eventuali nuovi positivi.

I sintomi iniziali ricordano una normale influenza: febbre, dolori muscolari, mal di testa. Successivamente possono comparire nausea, diarrea e forti dolori addominali. Nei casi più gravi il quadro evolve rapidamente in una sindrome respiratoria severa, con accumulo di liquidi nei polmoni e insufficienza respiratoria. La mortalità può arrivare fino al 50%.

I precedenti in Argentina e il timore dei “super diffusori”

I dubbi sulla trasmissione tra esseri umani nascono soprattutto da alcuni episodi documentati in Argentina negli ultimi decenni.

Uno dei primi casi risale al 1996 in Patagonia: un uomo di 41 anni infettò la madre, il medico che lo aveva curato e successivamente anche la moglie del dottore. L’episodio fu descritto l’anno successivo sulla rivista scientifica Emerging Infectious Diseases e rappresentò il primo serio campanello d’allarme sulla possibilità di contagio diretto.

Ma il focolaio più studiato resta quello di Epuyén, piccolo centro argentino di circa 2100 abitanti, dove nel 2018 il virus provocò un’epidemia che portò a 34 contagi e 11 morti.

Tutto iniziò durante una festa di compleanno. Un uomo, già febbricitante, rimase per circa un’ora e mezza insieme a un centinaio di persone. Cinque invitati contrassero il virus e, inconsapevoli dell’infezione, continuarono per settimane la loro vita quotidiana. La catena di contagi proseguì fino a quando le autorità decisero di isolare l’intero villaggio per 40 giorni.

Secondo il virologo Roberto Burioni, quell’episodio mise in luce un elemento cruciale: il ruolo dei cosiddetti “super-diffusori”, persone con una carica virale molto elevata capaci di contagiare numerosi individui anche in contatti brevi. In un caso documentato, un’infezione sarebbe avvenuta persino dopo un semplice incrocio tra due persone lungo una strada.

Trasmissione rara, ma possibile

Non tutti gli studi, però, concordano sulla facilità del contagio umano. Alcune ricerche hanno evidenziato che la trasmissione resta un evento raro e legato soprattutto a contatti stretti e prolungati.

Nel 2018, ad esempio, furono monitorate 51 persone entrate in contatto con un paziente argentino rientrato negli Stati Uniti dopo l’infezione: nessuno sviluppò la malattia. Anche una revisione scientifica pubblicata nel 2021 concludeva che le prove disponibili non erano sufficienti per confermare una diffusione sistematica tra esseri umani.

Nonostante questo, oggi gli esperti concordano su un punto: il rischio esiste e non può essere sottovalutato.

Cosa succederà ai passeggeri della MV Hondius

La gestione del caso sarà particolarmente complessa perché coinvolge cittadini di numerose nazionalità diverse. Dopo l’arrivo alle Canarie, la Spagna coordinerà le prime operazioni sanitarie, ma il monitoraggio dei passeggeri verrà poi affidato ai rispettivi Paesi d’origine.

Secondo quanto riportato dalla rivista Science, l’ipotesi più probabile è quella di una quarantena domiciliare accompagnata da controlli clinici e test ripetuti per diverse settimane.

Nel frattempo, le autorità stanno cercando di rintracciare anche i 29 passeggeri che erano sbarcati in anticipo sull’isola di Sant’Elena il 24 aprile, alcuni dei quali hanno proseguito autonomamente il viaggio verso i propri Paesi.

Tra le poche notizie rassicuranti arrivate nelle ultime ore c’è quella relativa alla hostess della KLM che aveva assistito la donna olandese poi morta per hantavirus durante un volo tra Johannesburg e Amsterdam: nonostante alcuni lievi sintomi respiratori accusati dopo il contatto, il test è risultato negativo.