A otto mesi dalla scomparsa di Paolo Villaggio, è arrivato il momento di mettere da parte la tristezza e analizzare la carriera di questo grande protagonista del cinema italiano, noto principalmente come Fantozzi ma in realtà assolutamente poliedrico.

Non solo Fantozzi

Con quasi ottanta film all’attivo, Villaggio è stato uno dei più prolifici interpreti e autori di commedia in Italia. È importante sottolineare autore, proprio per abbattere finalmente l’equazione formulata da gran parte dei ventenni per cui “Villaggio uguale Fantozzi”. In pochi sanno, infatti, che Villaggio fu prima di tutto autore di una serie di racconti, pubblicati sul settimanale L’Europeo, che solo successivamente confluirono, per volontà di Rizzoli, nel Primo e poi nel Secondo tragico Fantozzi. I due volumi hanno poi dato vita alla ormai leggendaria trasposizione cinematografica del 1975. Non è stata questa, tuttavia, la prima prova sul grande schermo di Villaggio, che aveva già collaborato con mostri sacri del cinema italiano quali Monicelli, Gassman, Ferreri, Corbucci e molti altri. Il suo arrivo in televisione a Quelli della domenica (1968) lo dobbiamo a Maurizio Costanzo, al tempo grande cacciatore di talenti, che lo scovò durante uno spettacolo natalizio in una fabbrica occupata a Genova. Fu proprio durante gli anni genovesi che Villaggio lavorò come ragioniere per la Cosider, la vera megaditta raccontata in Fantozzi, sulle cui ceneri è nata anni dopo la tristemente nota Ilva.

Uomo complesso, e come ogni ateo terrorizzato dalla morte, Villaggio esorcizzava la sua paura predicendo ciclicamente la data del suo funerale: data che, fortunatamente, è arrivata solo dopo una vita lunga e produttiva, che lo ha trasformato nell’ultima grande maschera del cinema italiano. Come Totò, ebbe un pessimo trattamento da parte della critica, che purtroppo per il Principe durò fino alla morte. Per Villaggio, invece, questo conflitto ebbe fine negli anni Novanta, grazie alle collaborazioni con registi impegnati come Federico Fellini ed Ermanno Olmi, ma anche grazie a Gillo Pontecorvo, che lo propose per il Leone d’oro alla carriera al 49° Festival del Cinema di Venezia nel 1992.

Un’altra attività in cui Villaggio si distinse fu la scrittura: oltre alle molteplici opere dedicate a Fantozzi (assolutamente superiori alle trasposizioni cinematografiche) ricordiamo anche delle piccole perle, come la Storia della libertà di pensiero (2008) e Vita morte e miracoli di un pezzo di merda (2002). Il poeta russo Evtushenko lo ha incluso tra i migliori scrittori italiani, infatti Villaggio fu  tradotto moltissimo in Unione Sovietica, avendo un grande successo di pubblico.

Prima di parlare delle perle meno note di Villaggio, tuttavia, è doveroso affrontare il vero grande problema della sua carriera, che gli ha impedito di assurgere a pieno nell’Olimpo degli autori: il bieco sfruttamento commerciale del grande successo di Fantozzi. Questo successo, negli anni ’80, lo portò a realizzare anche più di un film all’anno: prodotti decisamente non alla pari del suo potenziale comico. Toccò il suo minimo creativo in Fantozzi contro tutti (1980), primo film della saga girato da Neri Parenti, che andava a sostituire Luciano Salce alla regia. In questo film parte degli sketch furono copiati di sana pianta dal primo Fantozzi, come la famigerata scena della prigione/clinica dimagrante.

Ma ecco, ora, una piccola rassegna di grandi capolavori extra-Fantozzi, decisamente meno noti, ma senz’altro più validi degli ultimi film del ragioniere, che vedono Villaggio come interprete, diretto da grandi registi del nostro cinema.

Che c’entriamo noi con la rivoluzione (1972 – Sergio Corbucci)

Definita da Villaggio come l’unico film veramente valido realizzato con Corbucci, la pellicola è ambientata durante la rivoluzione messicana, con l’attore nei panni di un sacerdote. Troviamo in questo film un grande Gassman nel ruolo di attore scanzonato e le immense musiche di Ennio Morricone. Piccola curiosità del film, girato in Spagna, è che la troupe venne costretta a girare due volte la pellicola, a causa di un problema all’otturatore della macchina da presa. Tre mesi di lavoro andati in fumo che furono recuperati in soli ventidue giorni.

Non toccare la donna bianca (1974 – Marco Ferreri)

Piccolo ruolo di Villaggio in un film dal cast stellare: Chaterine Deneuve, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Philippe Noiret. Western surreale basato sulla battaglia di Little Big Horn, ma ambientata a Parigi in un’immensa voragine, prodotta dall’abbattimento dei mercati generali Les Halles.

Fracchia la belva umana (1981 – Neri Parenti)

Remake di un film americano del 1935, The Whole Town’s Talking, questo film unisce alla trama del film di John Ford gli sketch di Giandomenico Fracchia, personaggio protagonista degli esordi di Villaggio in televisione a Quelli della domenica. Diventerà un cult negli anni, soprattutto per il personaggio di Lino Banfi, il commissario Auricchio, che poi darà origine al famosissimo Commissario Lo Gatto (1988). Memorabile la scena improvvisata dell’arrivo di Banfi al ristorante la Parolaccia, con la famosa battuta «continua a suonare», ormai entrata senza alcun dubbio nell’Olimpo dello stracult.

La voce della luna (1990 – Federico Fellini)

In coppia con Benigni, Villaggio viene scelto da Fellini, in quanto clown, nel senso più aristocratico del termine come dichiarato dallo stesso regista. Film onirico, ultimo diretto da Fellini, grande critica alla contemporaneità dell’epoca. La scena del valzer fa emozionare sempre di più a ogni visione della pellicola.

Il segreto del bosco vecchio (1993 – Ermanno Olmi)

Tratto da un racconto giovanile di Dino Buzzati, il film impiega Villaggio nei panni di un colonnello in pensione, tormentato e inaridito dalla mancanza di affetti. Viene affrontato il tema della magia della natura, con i vari elementi del bosco vivi e parlanti, ma anche quello dello scorrere inesorabile del tempo e dell’eterno conflitto tra bene e male. Opera complessa, assolutamente da recuperare.

Menzione d’onore per:

Il Signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure (1976 – Sergio Corbucci)

Pur rientrando nella serie di film, come dichiarato dallo stesso Villaggio, che venivano girati solo per andare in luoghi paradisiaci a spese della produzione, merita una menzione d’onore perché è uno dei film che meglio rappresenta la comicità slapstick (ossia costruita su gag fisiche) di Villaggio. Questa peculiare caratteristica, presa in prestito dai cartoni animati che Villaggio vedeva durante il suo periodo londinese, quando era speaker per la BBC, ha reso la comicità dell’attore ligure molto efficace su una fascia d’età vastissima, che va dai bambini agli anziani.

Fantozzi

Villaggio non è stato solo autore e attore formidabile, ma vero e proprio elemento di influenza per la cultura italiana degli ultimi quarant’anni. «La corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca» segna la fine degli intellettuali alla guida della società e lo sdoganamento dei populismi. Inconsciamente Villaggio ha dato il via al declino culturale della nostra società, delegittimando definitivamente gli uomini di cultura e dando potere all’uomo comune, mediamente impreparato e inadatto a comprendere opere sublimi, come il film del cineasta russo.

Altra caratteristica meno nota di Villaggio fu quella di essere un presentatore spassoso, dotato di un cinismo in grado di far divertire il pubblico come pochi dei suoi colleghi. Lo dimostrò nella disastrosa edizione dei David di Donatello del 1993, che condusse insieme a Simona Marchini. Fu il primo tentativo di scimmiottare la notte degli Oscar, e naufragò miseramente per una serie di errori tecnici e gaffe che finirono per rendere la kermesse quasi demenziale.

Concludiamo con quella che è stata una grande mancanza durante le commemorazioni per la morte di Villaggio: Liù Bosisio. La prima vera Pina, personaggio che ha interpretato in ben tre film dedicati a Fantozzi. Senza nulla togliere a Milena Vukotic, fa male constatare come un’attrice sia stata completamente rimossa dalla memoria collettiva per far posto a un’altra interprete, grande sì, ma che abbiamo visto solo nei capitoli di minor qualità della saga.