Il mese di maggio è iniziato con l’annuncio del Ministro degli Affari Esteri marocchino, Nasser Bourita, di voler interrompere i rapporti diplomatici tra il Marocco e l’Iran. L’accusa fatta allo stato sciita è quello di destabilizzare il paese del Maghreb fornendo aiuto al Fronte Polisario. Il quadro è però più complesso di quel che sembra, e potrebbe includere indirettamente anche il Medio Oriente.

Cosa c’entra il Fronte Polisario

Il Fronte Polisario, abbreviazione di Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro, è un movimento fondato il 10 maggio del 1973, con l’intento di ottenere l’indipendenza del territorio del Sahara Occidentale. Questa parte del territorio è una regione di circa 266 chilometri quadrati, che confina con la Mauritania e, per una piccola parte, con l’Algeria. È una zona contesa dal 1975 dal Marocco e dal Fronte Polisario, a seguito del ritiro della Spagna dalla sua colonia del Sahara Spagnolo in quello stesso anno. L’ostilità tra le due parti ha portato a una guerra civile tra il 1975 e il 1991, con la conseguenza principale di vedere il Sahara occidentale diviso in due zone: la prima, che comprende circa i due terzi del territorio, controllata dal Marocco, mentre l’altra amministrata dal Fronte Polisario, con il nome di Repubblica dei Sahrawi, dal nome della popolazione locale, e al momento riconosciuta da soltanto 46 stati. Nonostante la presenza anche della missione delle Nazioni Unite, MINURSO, il cessate il fuoco del 1991 non è mai stato del tutto effettivo – del perché ne abbiamo parlato qui. Recentemente, le tensioni sono riprese in seguito alla nomina del nuovo capo della MINURSO, il canadese Coline Steward, giunto a Laayoune, la città più grande del territorio conteso. In questa zona a partire dai primi giorni di gennaio il Fronte Polisario ha iniziato a stabilire checkpoint illegali, dal momento che non sono forze legittimate e che vanno contro l’accordo del cessate il fuoco firmato nel 1991, soprattutto nella striscia di confine tra il Marocco e la Mauritania.

Perché l’Iran dovrebbe aiutare il Fronte Polisario

I rapporti tra il Marocco e l’Iran sono da anni molto precari. Infatti, già nel 2009 il Marocco interruppe i rapporti diplomatici con l’Iran accusandolo di mettere in dubbio il governo del Bahrain, perché a maggioranza sunnita e non sciita. I legami erano migliorati poi nel 2014, ma senza diventare mai troppo forti, anche a causa dei rapporti molto stretti tra il Marocco e il rivale storico di Teheran, l’Arabia Saudita. L’accusa mossa adesso dal Marocco all’Iran è quella di avere prove inconfutabili che mostrano il sostegno finanziario e logistico, incluso il rifornimento di armi, al movimento indipendentista, attraverso il partito sciita libanese Hezbollah. Hezbollah, secondo quanto affermato dal ministro degli esteri marocchino, avrebbe inviato missili SAM9, SAM11 e Strela al Fronte Polisario con la connivenza dell’ambasciata dell’Iran ad Algeri, paese che supporta anch’esso il Fronte Polisario nonché nemico storico del Marocco. Di conseguenza, il Marocco non avrebbe avuto altra scelta se non quella di interrompere i rapporti diplomatici, chiudere l’ambasciata a Teheran e dichiarare l’ambasciatore iraniano a Rabat persona non grata.

Perché il Marocco parla di prove inconfutabili?

Secondo quanto detto in un’intervista a Jeune Afrique da Hasni Abidi, direttore del Centro di studi e ricerca sul mondo arabo e mediterraneo a Ginevra, il Marocco ha sottolineato di avere delle prove inconfutabili per giustificare la sua azione su un piano internazionale per tre motivi. Innanzitutto, il Marocco ha appena ripreso il dialogo con il Sudafrica e Cuba, storici alleati del Polisario, e di conseguenza, anche dell’Iran: prendere una decisione diplomatica di tale peso quale la chiusura di un’ambasciata senza giustificarla potrebbe portare a dei passi indietro nelle nuove relazioni con questi due Paesi. In secondo luogo, il Fronte Polisario non ha bisogno di armarsi in modo immediato, dal momento che non è ancora in guerra con il Marocco. Perché mai dovrebbe chiedere allora l’aiuto di Hezbollah, già coinvolto in Siria e in Yemen, con un danno notevole, tra l’altro, sia all’immagine che alla sua forza militare? Anche qui, affermare di avere prove inconfutabili giustificherebbe un’azione ostile verso delle parti che, almeno in apparenza, non stanno facendo alcuna mossa in questo momento. Infine, il terzo livello di analisi coincide con un messaggio chiaro all’Algeria, sospettata di facilitare i contatti tra il Fronte e l’Iran: l’Algeria non potrà più controllare le attività di un’ambasciata straniera sul proprio territorio, tanto meno dell’Iran. Un messaggio indiretto a uno stato da sempre abituato a una vigilanza estrema sugli apparati consolari esteri sul proprio territorio. Un messaggio che certo non migliora le relazioni tra i due stati confinanti, soprattutto se si pensa che il Marocco accusa da sempre apertamente l’Algeria di essere all’origine dei conflitti con il Polisario.

Cosa c’entrano i Paesi del Golfo

La rottura va però letta anche tenendo conto delle relazioni nei Paesi del Golfo. Infatti, non è da escludere che in parallelo alle pressioni israeliane, soprattutto dopo il discorso di Netanyahu in cui accusa l’Iran di avere un piano di armamento nucleare segreto, anche l’Arabia Saudita stia facendo la sua parte nel sollecitare altre monarchie sunnite arabe a interrompere i rapporti con Teheran, a partire dal Marocco, paese col quale ha degli ottimi rapporti. E un buon pretesto per farlo sarebbe quello di fare richiamo alle interferenze dell’Iran nelle vicende interne dei Paesi. Ipotesi che si avvalora se si considera che l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e il Qatar hanno apertamente appoggiato la decisione diplomatica del Marocco in nome del rispetto dei principi di sovranità che ogni stato ha il diritto di far rispettare.

Cosa dicono il Fronte Polisario e l’Iran

Dall’altro lato, il Fronte Polisario nega con forza che l’Iran e Hezbollah addestrino i suoi combattenti. Il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Bahram Qasemi, avrebbe respinto tutte le accuse, definendole “false”. Secca la smentita anche del movimento sciita libanese, che in un comunicato ripreso dal portale libanese Nahernet, afferma: «È spiacevole che il Marocco ricorra alle pressioni di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita per rivolgere queste false accuse. Il ministero degli Esteri marocchino avrebbe dovuto cercare un argomento più convincente per rompere le sue relazioni con l’Iran che si ergeva e sostiene ancora la causa palestinese e la appoggia fermamente, invece di inventare queste storie».

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Il Ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita. Foto: RadioRCJ.

Quel che è certo è che interrompere la relazione con l’Iran, già fredda da anni, è anche un modo per stringere di più i rapporti con l’Unione Europea e con gli Stati Uniti. Questa mossa anche in vista dei nuovi colloqui di pace tra il Marocco e il Fronte Polisario per la questione del Sahara Occidentale, promossi dalle Nazioni Unite ma per ora più volte rimandati. Interrompere con l’Iran potrebbe poi essere visto di buon occhio dall’amministrazione Trump, che considera il Paese sciita una minaccia per la sicurezza regionale e internazionale.

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Nata in provincia di Pisa nel 1994, ma adottata dalla Capitale nel 2013, quando mi sono trasferita per studiare Scienze Politiche alla LUISS. Adesso sono al secondo anno della specialistica in Public Policies. Sebbene non sappia cosa fare di preciso nella vita, tre sono le cose delle quali sono certa: amo viaggiare, scrivere e imparare nuove lingue. In particolare, ho una fissa con la lingua araba e per questo motivo ho più timbri del Marocco, dove ogni tanto vado a fare corsi di arabo, che di qualsiasi altro Paese sul mio passaporto. Ultimamente, ci sono restata qualche mese in più per fare uno scambio all’università EGE di Rabat per poi tornare di nuovo a Roma. Nel mio tempo libero, sono una gattara che va a cavallo.