La corsa agli ultimi Oscar ha avuto tra i suoi candidati come migliore attrice Margot Robbie per la sua performance in I, Tonya, film sulla storia di Tonya Harding, ex pattinatrice sul ghiaccio statunitense. La storia di un’atleta decisamente non convenzionale, la prima pattinatrice americana capace di eseguire un triplo axel nelle competizioni nazionali, un salto molto difficile nel pattinaggio su ghiaccio, e che si ritrovò, volente o nolente, coinvolta nel caso Kerrigan, che le costò la squalifica a vita dalla disciplina artistica.

Tonya Harding, campagnola sul ghiaccio

Tonya Harding
Tonya Harding con la sua allenatrice Diane Rawlinson. Foto: Pinterest.

Tonya Harding nasce a Portland il 12 novembre del 1970, figlia di LaVona Golden e del suo terzo marito, Albert Harding. L’infanzia della Harding è difficile e segnata dalle ristrettezze economiche, tanto che la madre cuciva a mano i costumi da pattinaggio per Tonya poiché non si potevano permettere i lavori di sartoria, dato che LaVona lavorava come cameriera ed era diventata l’unico sostegno economico della famiglia in seguito al divorzio con Albert Harding. Tonya ha raccontato di essere stata ripetutamente picchiata e maltrattata dalla madre, che cercava di spronare la figlia a sacrificarsi totalmente per il pattinaggio, che aveva iniziato a praticare all’età di tre anni allenata da Diane Rawlinson. Il pattinaggio avrebbe segnato totalmente la gioventù di Tonya Harding, tanto che abbandonò gli studi superiori alla Milwaukee High School per focalizzarsi sul pattinaggio, conseguendo poi in seguito il diploma. L’approccio alle gare e ai campionati iniziò in sordina: Tonya si piazzò sesta agli U.S. Figure Skating Championships del 1986, migliorandosi anno dopo anno fino a ottenere il terzo gradino del podio nel 1989 e vincendo nello stesso anno lo Skate America, competizione di pattinaggio che fa parte del Grand Prix ISU di pattinaggio di figura. La vittoria nella prestigiosa competizione la portò a essere tra le favorite degli U.S. Figure Skating Championships del 1990, ma l’influenza di cui soffrì durante la competizione, unita all’asma di cui soffre fin da bambina, la relegò al settimo posto. Il 1991 fu l’anno della riscossa, caratterizzato dal suo primo triplo axel durante l’esibizione agli U.S. Figure Skating Championships, premiato con la medaglia d’oro e il punteggio record di 6.0, mai assegnato prima nel singolo femminile. Tonya Harding ripropose il triplo axel ai World Championships del 1991, diventando la prima atleta americana a eseguirlo in una competizione internazionale. Allo Skate America ottenne un’altra medaglia d’oro e tre primati molto importanti per la disciplina, nello specifico essere stata la prima donna a completare il triplo axel nel programma corto, a eseguirlo due volte nella stessa gara e a combinarlo con il doppio toe-loop. Un anno senza dubbio fantastico per Tonya Harding, ma che purtroppo fu il culmine della sua carriera sul ghiaccio, dato che diede inizio a una inesorabile parabola discendente che la segnò in maniera drastica dentro e fuori dai palazzetti. Il 1992 la vide arrivare terza agli U.S. Championships nonostante una storta alla caviglia rimediata durante l’esibizione, che la vide pattinare sulle note nientemeno che degli ZZ Top, anticipando di gran lunga gli atleti coreani in azione alle ultime olimpiadi di Pyeongchang.

Finì fuori dal podio alle olimpiadi di Albertville, e ai World Championships fece ancora peggio arrivando solo sesta, non qualificandosi per l’edizione del 1993 a causa della propria prestazione agli U.S. Championships. Il 1993 la segnò anche nel personale a causa del divorzio dal primo marito Jeff Gillooly, il quale però ebbe un ruolo rilevante all’interno del cosidetto caso Kerrigan che le costò la squalifica a vita. Il 6 gennaio del 1994, durante le prove degli U.S. Championships a Detroit, Nancy Kerrigan (diretta concorrente di Tonya) fu vittima di un agguato che vide Shane Stant colpirla alle ginocchia con un manganello, che non le causò fratture ma la costrinse al ritiro dai campionati nazionali. La Harding, con la Kerrigan fuori dai giochi, vinse la gara, e furono comunque entrambe selezionate per far parte della squadra olimpica dei giochi olimpici di Lillehammer dello stesso anno. Nancy Kerrigan, ripresasi dall’infortunio, riuscì a vincere la medaglia d’argento arrivando dietro l’ucraina Oksana Bajul, mentre per contro Tonya Harding chiuse le olimpiadi arrivando ottava, dopo essersi presentata all’ultimo minuto e aver sbagliato totalmente il primo salto della sua esibizione, avvicinandosi alla postazione dei giudici chiedendo di poter rifare l’esercizio a causa di un laccio rotto di uno dei pattini.

Tonya Harding
Tonya Harding si scusa con i giudici alle Olimpiadi di Lillehammer del 1994. Pinterest

Nel frattempo le indagini sull’agguato a Nancy Kerrigan andavano avanti, e la polizia risalì in brevissimo tempo all’ex marito di Tonya Harding, Jeff Gillooly. Si scoprì che quest’ultimo aveva pagato l’aggressore Shane Stant, ingaggiato dall’ex guardia del corpo di Tonya nonché amico di Jeff, Shawn Eckhardt, affinché colpisse la Kerrigan per non farla partecipare alle olimpiadi. Nei giorni successivi gli inquirenti accertarono le responsabilità della Harding, la quale negò di esserne l’ideatrice, ma ammise di aver saputo che avrebbe avuto luogo, vincendo il braccio di ferro con la federazione americana di pattinaggio che dinanzi a questo scandalo avrebbe voluto toglierle il posto nella squadra olimpica conquistato agli U.S. Championships. In seguito alle minacce della Harding di portare in tribunale la federazione intentando una causa miliardaria, l’atleta partecipò rimediando però l’ottavo posto. A olimpiadi concluse, e in seguito alla testimonianza rilasciata in cambio di uno sconto di pena dall’ex marito Jeff Gillooly, Tonya Harding, che continuò a dichiararsi estranea all’ideazione dell’aggressione, patteggiò quella che nel diritto italiano è definibile come una condanna per favoreggiamento, venendo condannata a tre anni con la condizionale, 500 ore di servizi sociali e a pagare 160.000 dollari tra multa e spese processuali. Nel patteggiamento furono incluse inoltre la non partecipazione alle World Championships del 1994 e le dimissioni di Tonya Harding dalla United States Figure Skating Association, che proseguì le indagini arrivando, il 30 giugno del 1994, a ritirarle il titolo conquistato agli ultimi U.S. Championships e alla squalifica a vita da tutti gli eventi di pattinaggio sia come atleta, sia come allenatrice, ponendo definitivamente fine alla sua carriera da pattinatrice.

Tonya Harding, boxe e videotape

Tonya Harding
Margot Robbie e Tonya Harding a confronto, dopo aver effettuato il triplo axel, Pinterest

Nel settembre del 1994 Penthouse pubblicò un video girato in camera da letto dall’ex marito Jeff Gillooly, ma non fu l’ultima volta che i mass media parlarono di Tonya Harding, che negli ultimi vent’anni si è reinventata più e più volte, da una comparsata nella Lucha Libre AAA Worldwide a un film d’azione a basso costo, Breakaway (1996). Nel 2003 fece il suo esordio nella boxe femminile, dalla quale si ritirò l’anno successivo concludendo la sua carriera nel pugilato con tre vittorie e tre sconfitte. In una delle sue ultime apparizioni televisive, all’Ellen Degeneres Show, ha dichiarato di praticare tuttora il pattinaggio su ghiaccio tre volte a settimana, dimostrando passione e amore per lo sport che le diede fama internazionale. L’attrice Margot Robbie, che l’ha interpretata nel film I, Tonya, ha portato sullo schermo la Harding senza farla passare per vittima degli eventi o per perfida calcolatrice senza scrupoli, dando forse un quadro più veritiero che mai degli eventi che portarono Tonya ad essere esclusa dal mondo del pattinaggio, riportando i fatti del 1994 in una maniera cruda e amara, il modo migliore per raccontare questa storia controversa che continuerà a generare dibattiti per molto tempo.

CONDIVIDI
Articolo precedenteDogman: il cappio del male
Prossimo articoloProject Ancelotti: il piano perfetto del Napoli
Sono nato una notte del dicembre del 1988 in quel di Pietrasanta, Lucca, ma il vivere e frequentare da 28 anni la provincia di Pisa ha consolidato le mie radici nella città della Torre Pendente, dove ho conseguito il diploma in Scienze Sociali nel 2007. Dopo qualche corso formativo e alcune esperienze professionali attualmente mi occupo di logistica presso un corriere nazionale, coltivando nel mentre la passione mai doma per il giornalismo e per raccontare storie più o meno interessanti, sperando di farne professione.Il cammin della mia vita mi ha portato a coltivare diversi interessi come il teatro, con il quale ci sono letteralmente cresciuto e che mi ha aiutato a diventare quello che sono oggi, assieme ad altre passioni, come quella per Star Wars e le fiere del fumetto, per dire, che mi hanno formato e regalato meravigliose esperienze di vita.Dopo un periodo di incertezze sul cosa fare da grande ho deciso di unirmi allo staff di IMDI nel 2016, per poi passare alla redazione di theWise nel 2017, scrivendo articoli principalmente di sport e sul mondo del fumetto, cercando di fare un’informazione seria, di approfondimento, ricercata, basata sui fatti e scritta in modo interessante che possa dare qualcosa in più rispetto all’articoletto click bait tipico di molti altri siti. Certamente, non di theWise.