Baby: un’occasione sprecata per Netflix Italia?

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«Se hai sedici anni e vivi nel quartiere più bello di Roma, sei fortunato. Il nostro è il migliore dei mondi possibili. Siamo immersi in questo acquario bellissimo ma sogniamo il mare».

È con queste frasi che si apre la seconda serie italiana prodotta da Netflix, Baby. Il titolo fa riferimento allo scandalo delle baby squillo del quartiere Parioli di Roma, esploso nel 2013: la serie si ispira a questo fatto di cronaca per raccontare la storia di due sedicenni della Roma bene e la loro vita segreta. Si tratta di un esperimento riuscito o di un passo falso da parte di Netflix?

Una buona idea ma poco centrata

Innanzitutto è doveroso riconoscere il merito a Netflix di aver finanziato un progetto lontano dai soliti cliché all’italiana. La prima serie originale prodotta in Italia dalla nota piattaforma di streaming è stata Suburra (2017), una serie senza dubbio meritevole ma che descriveva una realtà affrontata fin troppe volte dalle produzioni italiane. Le storie sulla mafia e sulla criminalità organizzata sono frequenti e fa piacere vedere come si sia puntato, a livello internazionale, su un’idea diversa e basata su un fatto di cronaca davvero interessante. Tuttavia il problema più grande di Baby è il contrasto tra l’effettivo contenuto della serie e il modo con cui è stato presentato. La sua pubblicizzazione infatti ha sempre messo l’accento, fin dalla scelta del titolo, sul caso delle baby squillo dei Parioli. Quello che ci troviamo davanti invece è più simile ad un teen drama che ad una serie ispirata a un torbido evento di cronaca e che vorrebbe far riflettere su una questione delicata come quella della prostituzione minorile.

La cosa sorprendente è che, a dispetto delle critiche catastrofiche di alcuni utenti, la serie come teen drama funziona parecchio bene, anche più di tante altre dello stesso genere. Le puntate sono solo sei, con una durata che non supera i 45 minuti ad episodio, e scorrono piacevolmente. Certo, non sono assenti alcuni stereotipi che la rendono per certi versi banale, soprattutto per un pubblico più adulto. A partire dall’amicizia tra le due protagoniste, scoppiata dall’oggi al domani dopo anni di frequentazione della stessa scuola, fino ai consueti triangoli amorosi che mettono a rischio le amicizie tra gli studenti. I protagonisti stessi non sono niente di nuovo: ci sono Chiara, la ragazza angelica dai capelli biondi e gli occhi azzurri (Benedetta Porcaroli), la sua controparte Ludovica, capelli corti e corvini con l’aria da cattiva ragazza (Alice Pagani, già vista in Loro), il coatto Damiano che nasconde un animo sensibile ed emotivo (Riccardo Mandolini). Anche i personaggi secondari non sfuggono alla banalità: l’amica secchiona e prima della classe, l’amico gay che non è dichiarato, il figlio di papà che si comporta da bulletto e così via. La poca originalità dei personaggi è compensata però dalle capacità del cast, perfettamente scelto e che presenta giovani attori alla prima importante esperienza sullo schermo. La recitazione, a parte qualche raro caso secondario, è positiva e in particolare i tre protagonisti hanno un carisma tale da renderli subito riconoscibili agli occhi dello spettatore.

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Il cast di Baby al completo per la presentazione della serie TV.

Se queste scelte di sceneggiatura sono perdonabili, in quanto risultano scontate e già viste solo per il pubblico adulto, che non è il target di un teen drama, ce ne sono altre che sono davvero imperdonabili. La più grave è quella della storia d’amore tra uno studente e la professoressa. Oltre ad essere una cosa del tutto casuale e inutile ai fini della narrazione, è una scelta rischiosa e sbagliata nel contesto di una serie tv che dovrebbe parlare di prostituzione minorile. Rappresentare una storia tra una donna adulta ed un ragazzo di sedici anni, che tra l’altro è un suo studente, in maniera così romanzata e romantica va a cozzare con l’intento generale di mostrare quanto i giovani possano essere manipolati dagli adulti, che invece dovrebbero essere una guida verso la maturità e la crescita degli stessi.

Nonostante la buona riuscita della parte teen drama, che è comunque legittima e giustificata visto che si parla di adolescenti, il problema di fondo è che questa componente va totalmente a sovrastare quella della prostituzione e della vita notturna e segreta delle due ragazze. Sono davvero pochi gli spazi dedicati a questa vicenda e il risultato finale è che il tutto sembra essere affrontato con troppa superficialità. Il ruolo delle famiglie e dei genitori, ad esempio, è appena accennato. Sarebbe stato molto interessante indagarlo più a fondo, anche perché sappiamo che nel caso di cronaca le famiglie hanno giocato una parte fondamentale per la prostituzione delle ragazze. In questo caso, invece, i genitori sono dipinti come problematici ma anche totalmente ignari di ciò che accade alle loro figlie, ricoprendo un ruolo abbastanza inutile ai fini della trama. Stessa cosa per il locale dove tutto ha inizio e per il suo gestore Saverio, che ricevono uno spazio limitato rispetto agli amori e alle vicende scolastiche, perdendo di efficacia. Non a caso la puntata più riuscita e d’impatto è la penultima, quasi completamente incentrata sull’uscita con i primi clienti da parte delle due ragazze e che mette in luce la loro voglia di sentirsi grandi e avere oggetti costosi. Allo stesso tempo però ciò che colpisce è soprattutto la loro fragilità e insicurezza verso sé stesse, come se fossero delle bambine che giocano a fare la parte delle adulte.

I veri punti di forza di questa serie sono due: la regia e la colonna sonora. Risulta molto efficace la scelta del regista, Andrea De Sica, di inserire il mondo dei social in primo piano durante la narrazione. Sono numerose infatti le scene durante le quali vengono mostrati sullo schermo i messaggi che i ragazzi si inviano per comunicare (inclusi i classici errori grammaticali come po’ scritto con l’accento). Altra idea ancora più innovativa ed efficace è quella di mostrare i video delle Instagram stories dei personaggi a schermo intero. Mostrare le stesse stories tramite lo schermo di un cellulare inquadrato dalla macchina da presa non avrebbe avuto lo stesso effetto poiché avrebbe posto un ostacolo tra lo schermo televisivo, che rappresenta la realtà per lo spettatore, e i video stessi. In questo modo invece quei video diventano parte integrante della realtà del pubblico, così come lo sono per i personaggi, trasportandoci in un universo sempre più dettato dai social che dal contatto reale. La colonna sonora è invece il fiore all’occhiello dell’intera serie, grazie ad una playlist composta da pezzi diegetici che rispecchiano l’età e i gusti attuali dei giovani italiani. Grande rilievo è dato anche alla musica non diegetica, quindi fuori campo, composta principalmente da pezzi classici rivisitati in maniera moderna e che spesso hanno attinenza con le scene mostrate, quasi come se le stessero narrando tramite le parole del cantante. Un esempio su tutti: la versione lenta e quasi malinconica di Girls Just Want To Have Fun, suonata mentre Chiara balla nel locale di Saverio, ubriaca e sotto lo sguardo degli uomini presenti. Questi elementi riescono a elevare il livello del prodotto, rendendolo piacevole e realistico nella sua descrizione della Roma bene e dei ragazzi di oggi, rimanendo pur sempre confinato in un genere che non è quello pubblicizzato. Questo ha probabilmente portato ad attrarre un pubblico adulto che quindi ha poco apprezzato la serie, più vicina per tematiche ed argomenti trattati ad un target più giovane.

Il futuro di Baby

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Le protagoniste, Chiara e Ludovica.

Ad oggi il futuro di Baby è incerto. Non è ancora stata annunciata una seconda stagione così come non ne è stata ufficializzata la cancellazione. Le critiche sono state abbastanza negative, in molti casi fin troppo esagerate e senza ragioni obiettive, ma la serie è anche riuscita a far parlare di sé, ottenendo un buon riscontro di visibilità. Sappiamo che questo è ciò che interessa a Netflix e quindi la possibilità di una seconda stagione sembra più probabile di una cancellazione, visto anche il finale aperto dell’ultimo episodio. Se così fosse, quali sono i possibili scenari per la prossima stagione? Le strade perseguibili sono due. La prima, quella più rischiosa ma che farebbe guadagnare qualità alla serie, sarebbe cambiare rotta e, mantenendo gli aspetti tecnici che hanno funzionato, cercare di lavorare sulla sceneggiatura e lasciare sullo sfondo gli amori e i drammi adolescenziali per dare maggior risalto al fatto di cronaca. Questo può essere fatto non solo mostrando maggiormente la vita notturna delle due ragazze ma anche approfondendo i loro personaggi sia sotto l’aspetto psicologico che famigliare, in modo da avere un quadro più completo della vicenda. L’altra opzione è quella di mantenere l’impostazione da teen drama che abbiamo già visto ma allora sarebbe bene eliminare la parte relativa al caso baby squillo. In questo modo si potrebbe avere un prodotto valido e di buona fattura, pubblicizzandolo però per quello che è: una piacevole serie adolescenziale che vuole intrattenere il pubblico in maniera leggera senza scomodare casi di cronaca che, se non si è in grado di trattare, sarebbe meglio lasciare da parte.

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Elia Brocchini

Nato a Viareggio, classe 1995, ed appassionato di libri, cinema e serie tv. Passioni coltivate grazie al corso di laurea in Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione a Pisa. Fiero sostenitore del trash, argomento centrale anche della mia tesi, mi occuperò di recensioni, analisi ed approfondimenti legati al mondo della cinema, della televisione e dell'intrattenimento in generale.