Green book: il racconto della segregazione razziale nel film premio Oscar

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La notte degli Oscar si è conclusa alcuni giorni fa e ha decretato il suo vincitore più importante: Green Book, che ha conquistato la statuetta per il miglior film, oltre a quelle per la miglior sceneggiatura originale e il migliore attore non protagonista (Mahershala Ali). Il titolo del film è ispirato al libro The Negro Motorist Green Book, una guida turistica per neri americani creata durante l’epoca della segregazione razziale, che fu pubblicata dal 1936 al 1964 ed oggi è diventata un oggetto di culto. La guida fu ideata da Victor Hugo Green, un impiegato delle poste afroamericano che sfruttò i suoi contatti lavorativi per scoprire in quali posti d’America fossero accettate o meno le persone di colore come lui.

Il film diretto da Peter Farrelly è ambientato negli anni Sessanta e narra dell’amicizia tra Don Shirley (Mahershala Ali), un pianista jazz di colore, e Tony Lip (Viggo Mortensen), un italoamericano molto vivace che viene assunto come suo autista e guardia del corpo per scortarlo nel suo tour musicale nel profondo sud degli Stati Uniti, dove il razzismo è più forte che mai. La trama del film è ispirata alla storia vera di Tony Lip – all’anagrafe Frank Anthony Vallelonga – un attore statunitense di origini italiane noto per il suo ruolo di spicco nella serie I Soprano – e di Don Shirley, pianista e compositore statunitense; entrambi sono scomparsi nel 2013. Non a caso vincitore del premio Oscar più prestigioso di tutti, Green Book è un film che, a partire da persone e fatti reali, narra con ironia e spensieratezza un evento drammatico come fu la segregazione razziale, attraverso due personaggi affascinanti e indimenticabili che stringono un’impensabile amicizia e alleanza tra loro.

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I protagonisti opposti di Green Book e l’ipocrisia della segregazione razziale

Tony Lip è un verace buttafuori del Copacabana di New York, locale alla moda frequentato dalle ricche élite della città, che dà del filo da torcere ai disturbatori del nightclub e a tutti coloro che gli mettono i bastoni tra le ruote nella vita privata. Quando il Copacabana chiude per lavori di ristrutturazione, Tony deve trovare altri modi per sbarcare il lunario insieme a sua moglie e ai suoi due figli, così va a fare un colloquio di lavoro al cospetto di Don Shirley, un raffinato pianista jazz di colore che vive in un lussuoso appartamento all’interno di un teatro. Sta cercando un autista e un guardia del corpo che lo accompagni in diverse città degli Stati Uniti per dei concerti. Tony Lip accetta il lavoro a patto di non fare anche il facchino e di ritornare a casa in tempo per la cena della Vigilia di Natale. Così la strana coppia parte a bordo di una macchina azzurra – Tony che guida e Shirley che siede sul sedile posteriore – viaggiando in lungo e in largo per il sud degli Stati Uniti e consultando l’indispensabile Green Book, la guida turistica per afroamericani che stabilisce dove i neri d’America possono ristorare o albergare durante gli anni della segregazione razziale, che prevedeva spazi separati per neri e bianchi. Costretti alla vicinanza dentro all’automobile in cui viaggiano, Don Shirley e Tony Lip si scontrano continuamente a causa delle loro differenze, ma, lentamente, iniziano a scoprirsi a vicenda – Shirley sembra un altezzoso pianista, ma in realtà è un semplice uomo di colore frustato dalla segregazione razziale; Tony sembra un grezzo italoamericano, ma in realtà è un uomo di gran cuore –  e ad ammirarsi segretamente, stringendo un patto di amicizia e di protezione che inizialmente sembrava impossibile. I chilometri scorrono e le città cambiano, ma una cosa è costante durante il viaggio di Tony e Shirley: la differenza tra bianchi e neri, che impedisce a questi ultimi di alloggiare negli stessi alberghi dei bianchi, di mangiare negli stessi ristoranti dei bianchi e finanche di usare lo stesso bagno dei bianchi. La segregazione razziale è dominante negli Stati Uniti, soprattutto in quelli del Sud, dove Shirley si reca proprio allo scopo di risvegliare la coscienza collettiva con la sua musica e il suo talento. Ma se i desideri di Shirley sono difficili da realizzare su larga scala, essi trovano una soddisfazione nella figura di Tony Lip, per il quale il viaggio negli Stati del Sud diventa un viaggio di comprensione e di scoperta; Tony difenderà Shirley a spada tratta, si schiererà dalla sua parte, non accetterà compromessi, anche a costo di far saltare l’ultimo concerto del tour e di perdere il suo compenso per il lavoro di autista.

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Se è vero che gli opposti si attraggono, i protagonisti di Green Book non si comportano diversamente. Da un lato c’è Tony Lip, un italoamericano sboccato, rozzo, schietto, manesco e non sempre rispettoso della legge, dall’altro c’è Don Shirley, un uomo di colore fine, elegante, colto, ordinato e riconosciuto per la sua musica. Inizialmente i due personaggi si guardano con sospetto, quasi con odio, e nessuno dei due sembra disposto a cedere alle richieste dell’altro; ma, durante il viaggio, i due uomini si aprono l’uno con l’altro, arrivando a mutare le proprie convinzioni personali sulla vita e anche sulle cose più semplici. È così che Don Shirley inizia a mangiare appassionatamente il pollo fritto, che gli viene fatto assaggiare per la prima volta da Tony, e che Tony comprende che essere sull’ultimo gradino della scala sociale, dove lui si trova, è sempre meglio che essere un nero d’America negli anni Sessanta. Viaggiando insieme, i due protagonisti si trasmettono qualcosa l’uno con l’altro, completandosi.

La carta vincente di Green Book è la sua scelta di inserire un fatto storico drammatico qual è stato la segregazione razziale all’interno di una cornice ironica e divertente, rappresentata dai dialoghi tra i due protagonisti costantemente in contrasto tra loro per il modo di pensare, di essere e di agire. Se Tony Lip è già comico per natura, grazie alla schiettezza dei suoi modi e alla sua testardaggine, il suo rapportarsi con un opposto Don Shirley, che lo prende in giro senza che lui se ne accorga, è un’ulteriore fonte di ilarità per lo spettatore. Le vicende di Don Shirley, che per tutto il suo viaggio vive sulle sua pelle i limiti imposti alle gente di colore, denunciano l’ipocrisia profonda della società americana degli anni Sessanta, in cui un pianista jazz di colore poteva essere acclamato e riconosciuto in tutto il paese, ma non poteva frequentare – e anche questo è ironico – gli stessi luoghi frequentati dai bianchi; è la grandissima fallacia della segregazione razziale fondata sul principio contraddittorio, insensato e ingannevole del “separati ma uguali”. Il personaggio di Don Shirley è ulteriormente drammatico per il suo essere – come dirà lui stesso nella drammatica scena sotto la pioggia – né abbastanza nero né abbastanza bianco: non è abbastanza nero perché non è relegato ai margini della società come quasi tutti suoi simili – a tal riguardo, è significativa la scena in cui un gruppo di contadini di colore osserva con incredulità un Don Shirley vestito di tutto punto e scortato in automobile da un bianco – non è abbastanza bianco perché è escluso da certi ambienti appannaggio dei bianchi. Don Shirley è il luogo in cui le idee opposte, ma concomitanti, della società americana di quegli anni si scontrano, è l’implicazione più grande e amara della separazione basata sulla razza.

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Se la comunità fatica ad elevarsi al di sopra della propria ignoranza, Tony Lip si eleva al di sopra di sé stesso, ritornando trasformato dal suo viaggio insieme a Don Shirley. All’inizio di Green Book Tony butta nella pattumiera i bicchieri di vetro da cui hanno bevuto i due operai di colore che sono entrati in casa sua, ma alla fine della pellicola egli invita Shirley a fare la cena della vigilia a casa sua e, sentendo un suo parente prossimo che lo etichetta come “negro”, gli risponde con semplicità disarmante «perché lo chiami negro?» L’evoluzione del personaggio di Tony Lip è il segno che un cambiamento è avvenuto, anche se individuale; il cambiamento in questione ingloberà la società americana solo nel 1964, quando le leggi sulla segregazione razziale saranno abolite con il Civil Rights Act.

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Grazia Caputo

Vivo in provincia di Caserta, ho 26 anni e sono laureata in Giornalismo e Comunicazione alla Sapienza di Roma. Sogno di fare la giornalista da quando ho dieci anni e sto avviando la mia carriera come giornalista praticante per radio e online. Consumo film e libri continuamente, quindi ad un certo punto ho iniziato a scriverne e dopo un po' sono arrivata a The Wise Magazine.