Universiade 2019: Napoli caput mundi

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Dieci, ‘e fasule, nove, ‘a Figliata,  otto, ‘a Madonna… fino a uno: l’Italia. Un countdown con numeri e immagini della smorfia napoletana ha dato inizio alla serata di apertura della trentesima edizione delle Universiadi. Quasi ottomila atleti universitari provenienti da centodiciotto Paesi hanno sfilato il 3 luglio allo Stadio San Paolo di Napoli.

La cerimonia inaugurale, con mille performer, è stata ideata e prodotta da Balich Worldwide Shows, il cui team creativo è noto per i successi di oltre venti Cerimonie Olimpiche, da Torino 2006 a Rio 2016, oltre che per l’Albero della Vita dell’Expo di Milano 2015 e per lo spettacolo del Giudizio Universale. L’importanza di questa manifestazione viene avvalorata dalla partecipazione alla cerimonia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente della Camera Roberto Fico, oltre a quella del Ministro per gli Affari Esteri Enzo Moavero Milanesi e a quella del Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti.

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Il logo dell’Universiade di Napoli.

La trentesima Universiade estiva si è tenuta dal 3 al 14 luglio ed è la quinta che si svolge in Italia per l’edizione estiva; l’undicesima, se si considerano anche quelle invernali. Napoli e la Campania conquistano, nel 2016, la possibilità di ospitare la manifestazione dopo la rinuncia di Brasilia, accompagnati da non pochi scetticismi sull’impegno e sugli investimenti necessari per realizzare l’intero villaggio olimpico, dislocato su ben trentatré comuni oltre al capoluogo partenopeo. Sono stati stanziati 270 milioni di euro per l’evento complessivo, di cui 170 investiti per la ristrutturazione e la creazione di infrastrutture per accogliere le diciotto discipline in gara. L’Universiade prevede da regolamento quindici discipline obbligatorie. In questa rassegna ne sono state aggiunte tre: il rugby a sette, il tiro a segno e poi la vela, immancabile per una città come Napoli che fa riflettere le proprie luci sul Tirreno che ne bagna il golfo, fonte di ispirazione di tanti artisti per canzoni, poesie e set cinematografici.

Ed è proprio la forma ad U del golfo, dominato dal Vesuvio, stilizzato nel logo della manifestazione, a rimarcare i concetti di inclusione e accoglienza, come un abbraccio sotto un’unica bandiera: quella dello sport, che riesce ad accomunare Paesi di tutto il mondo e migliaia di studenti di età compresa tra i diciotto e i venticinque anni. Dall’Albania, che ha sfilato per prima nella parata, allo Zimbawe, penultimo prima dell’Italia, si sono susseguiti sorrisi, colori, vestiti tipici oppure istituzionali. Immancabili i selfie durante la parata, come quello della Francia, che ha bloccato per pochi secondi l’intero corteo. I tributi e i ringraziamenti al capoluogo campano sono giunti anche da parte dei brasiliani, che hanno sfilato con un grembiule da pizzaiolo; oppure dagli argentini, con la preziosa maglia numero 10 di Diego Armando Maradona, maglia che non viene più indossata dai calciatori del Napoli per rispetto verso il Pibe de Oro.

Le Universiadi non sono solo sport: come suggerisce il nome, sono il connubio tra sport e cultura, tra Università e Olimpiade. La prima edizione moderna è stata organizzata dal dirigente sportivo italiano Primo Nebiolo a Torino, nel 1959. La combinazione tra cultura e sport non poteva trovare luogo più ideale di Napoli, dove la stratificazione di civiltà e storia è visibile in ogni vicolo e strada, per non parlare delle bellezze naturalistiche che circondano il capoluogo e i siti archeologici risalenti al settimo secolo avanti Cristo, come Paestum, oppure Ercolano e Pompei, distrutte dall’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.C.

A Napoli è stata istituita nel 1224 la prima università pubblica d’Europa ad opera di Federico II di Svevia, al fine di garantire l’autonomia dalla Chiesa nel sapere: un grande gesto di democrazia da parte di un sovrano. Inoltre, la città ha anche una buona tradizione sportiva: sono diversi gli atleti partenopei che si possono annoverare come campioni e che hanno portato il tricolore sui tre gradini più importanti e emozionanti degli eventi sportivi, come Massimiliano Rosolino (nuoto), Alessandro Velotto (pallanuoto),  Pino Maddaloni (judo), Patrizio Oliva (boxe), Diego Occhiuzzi (scherma), Clemente Russo (pugilato) e Cristina Chirichella (pallavolo).

Per questa edizione dell’Universiade è stata scelta come portabandiera la nuotatrice veneta Ilaria Cusinato, diciannove anni, simbolo del futuro del nuoto azzurro, la quale aggiunge un bronzo nei quattrocento metri misti alle due medaglie di argento conquistate nel 2018, rispettivamente nei duecento e quattrocento metri misti, e al bronzo in vasca corta nel 2017, durante i Campionati europei di nuoto. Per corroborare il significato di questa manifestazione, intesa come inclusione e accoglienza, hanno attraversato lo stadio in testa quaranta squadre quaranta migranti, che hanno trovato in Italia un nuovo inizio della loro vita.

La summa di sport e cultura viene sintetizzata anche dalla bandiera FISU (Federazione Internazionale Sport Universitari) che sfila lungo il perimetro dello stadio grazie a otto rappresentanti di questi due mondi, quattro scienziati e quattro leggende dello sport: Klaus Dibiasi, Annalisa Allocca, Giuseppe Abbagnale, Giorgio Vacchiano, Mariafelicia De Laurentis, Paolo Trapanese, Antonio Perreca e Antonietta Di Martino.

Un altro simbolo che caratterizza questa manifestazione è la fiaccola del sapere. Essa è partita da Torino, città natale di questa manifestazione, ha illuminato le strade di Losanna, sede della FISU, ed è ritornata nello stivale per percorrerlo interamente (Milano, Assisi, Roma, Matera, Avellino, Benevento, Caserta, Salerno) e per giungere, dopo un mese, nel capoluogo partenopeo. Martina Brunetti, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha realizzato la fiaccola ecosostenibile: del peso di un chilo e mezzo, essa è stata costruita con materiali riciclabili e non inquinanti.

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Universiade 2019: la “fiaccola del sapere”.

Pino Maddaloni (judoka), Diego Occhiuzzi (schermidore) e Carlotta Ferlito (ginnasta) hanno fatto la staffetta dentro lo stadio prima di consegnare la fiaccola all’ultimo tedoforo, Lorenzo Insigne con maglia numero dieci, che ha calciato la palla infuocata verso il Vesuvio (rappresentato dal braciere dell’Universiade).

Il clima di gioia che ha invaso il San Paolo, gremito di gente, tra cui tanti bambini, ha voluto affermare un principio alla base di queste manifestazioni: essere e sentirsi membri della stessa famiglia, quella dello sport. Gareggiando con rispetto e con lo spirito olimpico dell’amicizia, il fine è creare ricordi che durino tutta la vita. Perché chi è uno sportivo lo è in tutti i campi, anche fuori da quello di gara. Infatti, un emozionato Sergio Mattarella ha dato inizio all’Universiade 2019 con questo augurio: «Nella certezza che questo grande evento sportivo contribuirà a rafforzare i legami di amicizia tra i popoli del mondo, dichiaro aperta la trentesima edizione dell’Universiade estiva di Napoli 2019».

Universiade all’insegna dell’innovazione

I centoventimila accrediti sono stati gestiti da codice ideato e realizzato da Bluenet, una giovane startup napoletana. Esso garantisce la corrispondenza tra proprietario del documento o del titolo e il suo utilizzatore: scansionando il codice apposto sul titolo, immediatamente viene rilevata l’immagine del proprietario, insieme ad alcuni dati e all’eventuale autorizzazione per accedere all’evento. La FISU e la Regione Campania hanno optato per questo strumento tecnologico per le sue caratteristiche di sicurezza e per la sua conformità alle esigenze operative nell’ambito di un evento sportivo di tale dimensione: le Universiadi si possono considerare il secondo evento mondiale nel mondo dello sport.

L’Italia chiude con quarantaquattro medaglie

Nella classifica del medagliere gli azzurri chiudono al sesto posto, dopo Giappone, Russia, Cina, Stati Uniti e Corea del Sud. Quindici ori, tredici argenti e sedici bronzi; così gli atleti del Paese ospitante chiudono questa edizione. Grazie alla scherma sono arrivate per l’Italia grandi soddisfazioni a livello di medagliere, con tredici medaglie: cinque d’oro, tre d’argento e cinque di bronzo. Inoltre, salgono sul gradino più alto del podio i ragazzi della pallavolo maschile, battendo la Polonia 3-2, e della pallanuoto maschile, con il punteggio di 18-7 contro gli Stati Uniti presso la piscina Scandone, gremita di spettatori che hanno cantato ‘O surdato ‘nnammurato per chiudere alla grande. Un altro oro è quello della ginnasta Carlotta Ferlito: anche dai 400 metri ostacoli femminili arriva la medaglia “gialla”, grazie alla sorprendente Ayomide Folorunso. Invece le ragazze della pallavolo concludono questa Universiade con un argento al collo, giocando un’ottima partita.

Universiade 2019 – Napoli: Ayomide Folorunso medaglia d’ORO nei 400 metri ostacoli.

 

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Universiade 2019 – Napoli: La squadra di pallavolo maschile, medaglia d’oro.

 

Universiade 2019 – Napoli: la squadra di pallavolo femminile, medaglia d’argento.

Quest’edizione dell’Universiade è da ricordare per aver permesso di poter contare su impianti che non rimarranno un’isola ma che, anzi, potranno continuare ad ospitare importanti eventi, dopo aver avuto queste giornate come banco di prova e con un esame internazionale superato a pieni voti. Inoltre, sono state apprezzate l’organizzazione, le strutture e la gentilezza dei volontari che hanno fatto sentire coccolati gli atleti, così come ha dichiarato Giorgio Scarso, il presidente della Federazione Italiana Scherma.

Cerimonia di chiusura tra emozioni, gioia e musica

Il suono di un violino e la voce di un bambino che legge tre articoli della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (libertà, dignità, diritto alla vita e all’istruzione) hanno aperto la cerimonia finale della trentesima edizione delle Universiadi, che ha fatto registrare il tutto esaurito allo stadio San Paolo. Oltre trentacinquemila gli spettatori che hanno assistito alla chiusura di questa emozionante manifestazione sportiva, la cui cerimonia è stata ispirata al rito del sospeso, dando un saluto alla città di Napoli e alla Campania, tra fuochi d’artificio, balli e sorrisi e lasciando il testimone della prossima edizione nel 2021 alla Cina. A Daisy Osakue, medaglia d’oro nel lancio del disco per la nazionale italiana, è stato affidato il compito di spegnere la fiamma olimpica (e quindi il Vesuvio) come conclusione di questa edizione dell’Universiade.

Durante la serata è stato reso omaggio a Manuela Oliveri, vedova di Pietro Mennea, il quale sessant’anni fa realizzò il record mondiale nei duecento metri all’Universiade di Città del Messico. Come Mennea, altri campioni, ad esempio Federica Pellegrini oppure Yuri Chechi, hanno trionfato nelle Universiadi prima delle vittorie conquistate durante le Olimpiadi. È stato uno sfidante banco di prova per tutti gli atleti italiani in vista delle prossime Olimpiadi, da cui ci si aspettano nuove emozioni e soddisfazioni in nome del tricolare.

Napoli caput mundi dello sport e della cultura per dieci giorni, con la consapevolezza che ciò che è stato costruito e realizzato per questa manifestazione è solo l’inizio di un percorso per esaltare le bellezze del territorio e per confermare la capacità della città campana di accogliere e gestire altre manifestazioni di carattere internazionale, fornendo un nuovo volto all’intera Campania.

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Elisa Salibba

Nata a Ragusa, ho studiato Economia presso l’università Luiss – Guido Carli di Roma. Per motivi lavorativi ho vissuto tra Roma, Milano e Bologna. Le mie passioni sono tre: sport, lettura e viaggi. Mi definisco una persona molto curiosa ed è per questo che ho svolto diversi sport, anche a livello agonistico, come il Karate; leggo libri di storia, letteratura, ma anche romanzi e attraverso i libri mi piace scoprire luoghi nuovi dove a volte mi reco con viaggi “fai da te”. Ad oggi, lavoro presso un istituto bancario e mi occupo di definire le caratteristiche di prodotti, disegnando un’esperienza di utilizzo dedicata a clienti digitali. Scrivere per me significa dar voce ad idee e pensieri che maturano dall’osservazione della realtà circostante; le mie tre passioni e l’ambiente lavorativo, sono un bacino importante da cui attingere, un bagaglio culturale che cerco di alimentare costantemente.