Dopo le esperienze americane di Snowpiercer e Okja, Bong Joon-ho ritorna ad ambientazioni e temi a lui vicini. Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2019, e vincitore della Palma d’oro al miglior film, Parasite racconta il tentativo di ascesa sociale di una famiglia coreana, avvalendosi di iconografie e attori da Memories of a Murder, The Host e Madre, ultimi successi girati dal regista asiatico in madrepatria. Una narrazione avvincente e ricca di colpi di scena si alterna a una sapiente e non banale critica alla società consumistica, nonché al sempre crescente fenomeno di invidia sociale nei confronti dei più colti e abbienti.
Leggi anche: Burning: ogni uomo è un’isola misteriosa
In uno scantinato di Seul, la famiglia Kim vive al limite della povertà assoluta con lavoretti saltuari, scroccando il wi-fi, irrinunciabile, dai negozi affianco. Un giorno Ki-woo, il figlio maschio, riceve da un amico una proposta di lavoro come insegnante di ripetizioni di inglese presso una facoltosa famiglia, i Park. Recatosi nella loro villa per far da lezione alla primogenita, convincerà la padrona di casa, Yeon-kyo, ad ingaggiare sua sorella Ki-jeong come psicologa per il figlio problematico dei benestanti, nonostante lei non ne abbia alcuna nozione. Iniziato l’inganno, i due fratelli cercheranno di sostituire, sempre di nascosto e tramite inganni, il padre, come autista, e la madre, come governante. Un segreto insito nella casa dei Park causerà però non pochi problemi e drammi ai Kim e al loro tentativo di truffa.
Parasite parla appunto di parassitismo, di organismi che sfruttano altri più forti per sopravvivere. Eppure, nonostante i Kim si insidino con trucchi e manipolazioni, l’intento non è dettato da altro se non la fame, il bisogno di non solo sopravvivere, ma di vivere secondo uno stile dettato dal consumismo e dalla società occidentale, ben radicata in Paesi, seppure geograficamente orientali, come la Corea del Sud ed il Giappone, in cui l’influenza americana ha cambiato radicalmente modi e costumi. In Parasite la guerra non è di classe, il ricco è l’obiettivo da servire, non da sostituire, e sono i poveri a confrontarsi e osteggiarsi tra loro. Non vi è nemmeno una visione carpenteriana del potente come malvagio, oppressore dei deboli, bensì, come dimostrato dai Park, egli è colto, indaffarato nei suoi problemi elitari e noncurante nei confronti di ciò che gli sta in basso, esempio di un classismo ingenuo. Tema fondamentale del film è l’abitazione; oltre alla forte contrapposizione tra le due case, quella dei Kim (uno scantinato fatiscente e spesso allagato dalle piogge) e quella dei Park (elegante villa perfetta e intonsa, quasi non vissuta), Parasite ragiona sul concetto di abitare, sul cosa comporta l’inserimento di estranei nel proprio spazio personale e delle conseguenze che possono derivarne. In pieno stile asiatico poi, la pellicola presenta elementi quasi esagerati, che toccano i temi della reclusione e della conseguente follia, similmente a Old Boy di Park Chan-wook. Questi dividono il luogo della narrazione in più livelli, fisici e astratti, che si andranno a incastrare in un caotico e catartico quarto atto della pellicola, dove parassiti, ospiti e presenze terze avranno un confronto finale, risolvendo questioni personali e sociali.
Leggi anche: Okja: Bong Joon-ho firma un altro poutpourri di generi
Dopo la vittoria a Cannes il film di Bong Joon-ho ha la strada spianata verso gli Oscar e, insieme al recente Burning, mostra ancora una volta come l’Oriente abbia forza nel raccontare storie comuni con stile e perfezione, registica e fotografica. Parasite riesce a raccontare in poco più di due ore l’epopea di due famiglie, una mossa dal volersi smuovere dalla povertà, l’altra inebriata dagli agi e dai comfort, in un gioco quasi neorealista nel mostrare l’astuzia di chi ha poco ma sa arrangiarsi, finendo però, per ingordigia o semplicemente per caso, a subirne un contrappasso.
Patrick Pruitt, un giovane americano, ha sfidato il sistema di ammissione universitaria inviando 270 domande…
La principessa Kate Middleton emerge come icona di moda sostenibile, scegliendo brand etici come Sézane…
Scopri 12 film non horror che ti inquietano più di un jump scare, manipolando aspettative…
Paola Ferrari affronta il body shaming sui social media, rivelando la sua battaglia contro il…
KFC prevede una forte espansione in Italia, con 800 assunzioni e 35 nuove aperture previste…
Jordan Bardella, leader del Rassemblement National, divide la Francia tra un'immagine di "candidato dei ricchi"…