I migliori Rookie NBA della stagione 2019/2020

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Con quasi tre quarti delle partite alle spalle, la stagione NBA 2019/2020 sta regalando molte emozioni, come ci si aspettava a inizio anno dopo che il disfacimento dei quasi invincibili Warriors e la dipartita di Kawhi da Toronto, uniti a molti movimenti di mercato, hanno contribuito a riequilibrare una lega quasi bipolare fino all’anno scorso. Questa stagione coincide anche con l’arrivo in NBA di Zion Williamson, the next big thing, un prospetto che ha il potenziale per dominare la lega americana per il prossimo decennio. Ciononostante, Zion ha dovuto saltare più di metà stagione a causa di un infortunio patito durante la pre-season ed è ruscito a rientrare in campo solo a fine gennaio, dando così spazio mediatico ad altri rookie NBA durante la sua assenza.

Ja Morant

Il giocatore che ha beneficiato di più dalla pesante assenza di Williamson è sicuramente Ja Morant, che ha fatto vedere un basket di qualità e una gradita sfrontatezza fin da subito. Morant è stato preso con la scelta numero due (dietro solo a Williamson) dai Memphis Grizzles, diventando il primo giocatore proveniente da una conference di “secondo livello” a essere scelto tra i primi cinque dal 1999. La guardia californiana infatti ha svolto la sua carriera collegiale a Murray State, un’università che milita nella Ohio Valley Conference – non certo la più rinomata conference collegiale – dimostrando però di essere un eccellente prospetto capace di militare anche nella maggiore lega americana.

Morant è arrivato in NBA quasi in punta di piedi, ma si è preso con forza l’attenzione e l’amore dei fan grazie al suo stile di gioco sfrontato ma effettivo, un ottimo ball-handling e un atletismo che non ci si aspetta da un ventenne che misura un metro e novanta e pesa meno di ottanta chili. In una lega dove le point guard fanno carriera principalmente grazie al tiro da tre, lo stile di gioco di Morant è controcorrente, venendo associato spesso a quello di Westbrook. A rendere le cose “più facili” sono anche i Memphis Grizzlies, che stanno dando le chiavi della squadra in mano a questo rookie, sia per merito che per la mancanza di talento all’interno della squadra, che aiutano Morant ad avere più spazio e possessi a sua disposizione in modo da poter mettersi in mostra e allo stesso tempo prendere le misure nel nuovo ambiente di gioco.

La grande stagione di Morant, unita al tardo arrivo nella lega di Williamson, sono le ragioni principali per cui Ja è al momento il favorito al titolo di Rookie of the Year e la situazione sembra destinata a rimanere la stessa fino a fine stagione, Zion permettendo.

Zion Williamson

Uno degli eventi più attesi della stagione è stato proprio la prima partita tra i professionisti di Zion. Il ragazzo ex Duke infatti è un prospetto di una qualità fisico-cestistica che non si vedeva anni e la notizia del suo menisco rotto in pre-season ha fatto tremare molti appassionati e addetti ai lavori. Ciononostante, Williamson è riuscito a recuperare dal suo infortunio in soli tre mesi e ha esordito in NBA il 22 gennaio di quest’anno, mettendo a referto ventidue punti, di cui diciassette consecutivi in poco più di tre minuti dell’ultimo parziale di gara.

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Zion Williamson con Brandon Ingram

Lo stile di gioco aggressivo, la prepotenza fisica e una tecnica comunque molto buona hanno spostato subito l’attenzione dei media da Morant a Williamson che si è visto accostare a nomi del calibro di Shaquille O’Neal, Michael Jordan e Carmelo Anthony in quanto a punti e percentuali nella stagione da rookie. Inoltre, quello che impressiona è anche il potenziale ancora inesplorato di Zion: la difesa è decisamente migliorabile, e anche in attacco spesso Williamson propone movimenti simili partendo da posizioni simili, peccando di mancanza di varietà. Questi difetti sono totalmente comprensibili in un giocatore di neanche vent’anni che ha calcato i parquet della maggiore lega americana appena una decina di volte.

Il vero punto di domanda per Zion è la tenuta del suo fisico: il suo stile di gioco lo porta a stressare pesantemente i legamenti delle ginocchia, e la sua stazza, tanto utile sotto canestro, è sicuramente un fattore che influenzerà la sua salute. Le misure ufficiali di Zion sono di 1.98 metri per 129 kg; queste sarebbero già abbastanza preoccupanti, ma alcuni credono che il suo peso attuale sia addirittura intorno ai 150 kg, decisamente troppo per un giocatore con il suo stile di gioco. L’ex Duke dovrà sicuramente trovare il bilancio ottimale tra l’enorme massa muscolare e la salute delle sue ginocchia per garantirsi una carriera duratura in NBA.

Leggi anche: l’impatto di Zion ai tempi di Duke

Infortuni a parte, Zion ha concluso le sue prime dieci partite nella lega americana con 22.8 punti e 7.2 rimbalzi ad allacciata di scarpe, sfoderando un arsenale che include maggiormente conclusioni da distanza ravvicinata, ma anche un tiro da tre (specialmente quando viene battezzato dalla difesa) con buonissime percentuali. Williamson inoltre ha la tendenza innata di andare aggressivamente a cercare il rimbalzo delle sue conclusioni sbagliate, raccogliendo quasi il 30% dei suoi tiri non realizzati. La nuova stella dei Pelicans è arrivata di prepotenza in NBA e, se dovesse continuare a questi ritmi fino a fine stagione, l’assegnazione del Rookie of the Year, non sarà affatto scontata come potrebbe sembrare.

Menzione d’onore

Anche se Morant e Williamson sono senza dubbio i rookie che si stanno esprimendo meglio in questa stagione, molti altri cestisti al loro primo anno in NBA stanno facendo vedere un basket di buona qualità.

I Miami Heat, una della sorprese di questa stagione, devono la loro fortunata stagione anche a due giocatori al primo anno: Tyler Herro e Kendrick Nunn. Nunn non è propriamente un giovanissimo visto che la sua carriera in NBA è iniziata a 24 anni, dopo essere stato undrafted nel 2018 e aver giocato la scorsa stagione in G League (la lega di sviluppo affiliata alla NBA) con i Santa Cruz Warriors. Miami ha dato fiducia alla guardia di Chicago, che sta ripagando alla grande gli Heat con più di 15 punti e 3 assist a partita e vincendo il premio di miglior rookie della Eastern Conference per tre mesi di seguito.

L’altro rookie che sta impressionando in Florida è Tyler Herro che, a venti anni appena compiuti, sta giocando con una sfrontatezza e una padronanza del campo degna di un giocatore a metà carriera. Herro ha saltato diverse partite con un infortunio alla caviglia e non è ancora chiaro quando tornerà in campo; incidentalmente il calo di rendimento di Miami è iniziato proprio con l’assenza di Herro, che riusciva a dare punti di qualità e minuti di riposo ai titolari. Gli Heat dovranno sperare di recuperare Herro il prima possible per sperare di avanzare nei Playoff di una Eastern Conference più agguerrita che mai.

Leggi anche: i Miami Heat sono una delle sorprese della stagione

Un altro promettente debuttante è Rui Hachimura, il rookie giapponese dei Washington Wizards. Hachimura è il secondo giocatore nato in Giappone a essere draftato nella storia della lega americana e la sua maglia è la più venduta nella nazione nipponica. Anche se è stato infortunato per quasi un mese, Hachimura sta giocando un buon basket, mettendo a referto quasi 14 punti e 6 rimbalzi a partita, con un potenziale ancora tutto da esplorare considerando che ha iniziato a giocare a basket solo a 14 anni.

Dopo la delusione per non essere stati pescati primi alla lottery dell’anno scorso nonostante un pessimo record, i New York Knicks avevano puntato forte su RJ Barrett scegliendolo alla numero tre nel Draft 2019. L’ex compagno di Zion a Duke, sta giocando un basket di qualità nei disastrati Knicks anche se, purtroppo, viene utilizzato troppo poco da coach Miller in una squadra che ha disperato bisogno di ripartire da un giocatore giovane e talentuoso come Barrett.

Menzione d’onore anche per il nostro Nicolò Melli, che a 29 anni ha coronato il sogno della sua vita ed è approdato in NBA. Melli ha dimostrato di poter essere un buon gregario in una squadra piena di giovane talento come i Pelicans e sta lentamente guadagnando la fiducia di coach Gentry, che ad inizio stagione lo ha utilizzato poco nonostante i buoni numeri in campo. Dal rientro di Zion Williamson, contrariamente a quanto ci si aspettasse, Melli è risucito a trovare più minuti in campo grazie alla sua capacità di allargare il campo durante le incursioni in area del diciannovenne ex Duke.

Questa stagione si sta rivelando molto interessante dal punto di vista dei giocatori emergenti, che stanno guadagnando il loro spazio in campo con un stile di gioco generalmente più esplosivo rispetto ai giocatori più tecnici che si sono visti negli ultimi anni. Anche se l’infortunio al menisco lo ha limitato fortemente, il fenomeno Zion è finalmente arrivato in NBA e sta portando qualità e spettacolo fin da subito. Morant dovrà puntare a innalzare ulteriormente il suo gioco se vorrà portare a casa il titolo di Rookie of the Year che fino a un mese fa sembrava già suo.

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Marco Baccega

Nato e cresciuto in provincia di Treviso, vivo ormai da 3 anni ad Eindhoven, nel sud dei Paesi Bassi. Dopo la maturità tecnica, ho deciso di intraprendere la strada dell'università a Padova, dove ho conseguito la laurea triennale in Ingegneria dell'Energia. Ho poi continuato la mia formazione nel paese dei tulipani, dove mi sono laureato in Sustainable Energy Technology, costruendo la mia passione per la sostenibilità ambientale e l'uso di tecnologie per lo sviluppo globale, che sto portando avanti ormai da un anno lavorando per Tesla. Da sempre sono appassionato di basket, sport che ho praticato fin da piccolo (anche se con scarsi risultati), della cultura pop-punk degli anni a cavallo del Duemila, e di cucina.