Giornalismo, dove sei? Cronaca di una crisi senza fine

«Devo fare nomi e cognomi dei responsabili di coloro che diffondono falsità: Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Da ieri notte vanno dicendo che l’Italia avrebbe firmato accordi segreti, ma così non è: l’Italia non ha bisogno del MES e non ha attivato questo strumento che è inadeguato e inadatto alla situazione […]. Questo governo non lavora con il favore delle tenebre».

Questo spezzone del discorso del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è destinato a far discutere per settimane. La teatralità dei gesti, il dito puntato contro la telecamera, la veemenza delle parole. Tratti atipici per un discorso alla nazione, soprattutto se pronunciato in una fase di grave emergenza sanitaria, in diretta nazionale. Ma è una veemenza necessaria e liberatoria.

Se è pur vero che a un uomo delle istituzioni non si addicano atti di accusa pubblica, specie in una fase storica di crisi sociale, è anche vero che la misura è colma da tempo. I leader dell’opposizione populista stanno tirando da troppi giorni la corda in modo «irresponsabile» (sempre per citare Conte), fomentando l’odio sociale lanciando strali di ogni tipo e diffondendo notizie false in modo vergognoso, destabilizzando l’opinione pubblica in una fase dove si dovrebbe favorirne la coesione. Che a farlo notare debba essere un uomo che siede a Palazzo Chigi per uno scherzo del destino è tanto avvilente quanto giusto.

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L’analisi della conferenza

Quelle di Salvini e Meloni sono bugie? La risposta sembra essere affermativa. Conte non ha firmato nessun MES, anzi, l’unico MES che è stato siglato entrava in Italia con le destre al governo, nella fase calante della parabola berlusconiana. Il fatto che l’approvazione definitiva risalga al 2012 è irrilevante. L’iter di ratifica di un trattato internazionale è infatti articolato e lungo. Come riportato da Repubblica, «Fu il Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi IV ad approvare il 3 agosto 2011 il disegno di legge per la ratifica della decisione del Consiglio Europeo 2011/199/Ue, che modifica l’articolo 136 del Trattato sul funzionamento della Ue relativamente a un meccanismo di stabilità (Esm – European Stability Mechanism), nei Paesi in cui la moneta è l’euro».

«Obiettivo della Decisione – si legge sul quotidiano – è far sì che tutti gli Stati dell’Eurozona possano istituire, se necessario, un meccanismo che renderà possibile affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria dell’intera area dell’Euro». I leader dell’opposizione, non nuovi alla diffusione di notizie false (si pensi al caso del TG Leonardo sul Coronavirus), dovrebbero avere l’eleganza di ammettere la figuraccia e tacere, invece di lagnarsi come bambini.

La risposta dei malcapitati protagonisti dell’invettiva di Conte è stata tanto immediata quanto goffa. Nessuno dei due è entrato nel merito della questione (ben sapendo di essere in torto). La critica è stata diretta solo al luogo e al tempo del discorso. Orde di persone, fan e non fan, hanno affollato i profili digitali del tandem sovranista riempiendoli di commenti critici.

I rispettivi team social, cui va la mia sincera solidarietà, hanno passato la notte in bianco a eliminare le tonnellate di interazioni negative, che avevano totalizzato oltre mille reazioni ciascuna. Ma qualche risposta ancora resiste, indomita. Lavorare con il «favore delle tenebre» non sembra essere bastato. C’è da annotare che sui social dove era possibile, oltre a cancellare i commenti, questi sono stati disattivati quando la situazione volgeva al peggio. Che la Bestia sia in crisi?

 

crisi giornalismo
Il profilo Instagram di Matteo Salvini. I commenti Facebook, di identico tenore, sono stati eliminati.

Il dovere del giornalista

Una ulteriore nota di dolore in questo quadro grottesco è offerta da una certa parte del giornalismo. Il direttore del TG La7 Enrico Mentana, dopo la diretta di Conte, ha dichiarato: «Il premier ha fatto un uso personale delle reti unificate per l’attacco all’opposizione. Se possiamo dire, lo avremmo francamente evitato. Se lo avessimo saputo non avremmo mandato in onda quella parte della conferenza stampa». Tralasciando il fatto che il dovere di un giornalista non sia censurare, ma informare criticamente sui fatti, e il discorso di Conte è a tutti gli effetti un fatto, il vero problema dello sfogo istituzionalmente al limite del Presidente del Consiglio è che non ce ne sarebbe stato bisogno se in Italia ci fosse una stampa che funziona.

Una stampa capace di fare la “seconda domanda” alla politica, una stampa che presenti le bugie come tali e non come fatti in modo acritico, una stampa capace di fare informazione corretta e di non essere la cassa di risonanza del cialtrone di turno solo per qualche manciata di click (quale è). Mentana, specie dopo il lancio di Open, rappresenta fieramente questa degenerazione.

A dire la verità in diretta nazionale, rispondendo al silenzio imbarazzato dei cronisti, ha dovuto pensarci il capo del governo, in un momento di emergenza per il Paese. Dov’erano i giornalisti?

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