Michael Jordan, il businessman

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Il 19 Aprile di quest’anno ESPN (in Italia gli episodi sono su Netflix) ha pubblicato i primi due episodi della serie dedicata all’ultima stagione di Michael Jordan ai Chicago Bulls. La serie promette di ripercorre la stagione 1997-1998 dei Bulls, anche grazie alle riprese di una crew cinematografica che aveva ricevuto accesso completo alla stagione della squadra di Chicago. Oltre all’aspetto prettamente sportivo, la serie racconta le relazioni tra i membri della società e le decisioni prese in quell’anno, parlando anche degli aspetti economici legati alla franchigia. Mentre il successo sportivo di Michael Jordan è conosciuto in tutto il mondo, il suo successo economico è spesso dimenticato, soprattutto dai meno appassionati di basket.

Gli anni in NBA

Considerando i suoi numerosi record e l’impatto che ha avuto nel mondo dello sport, lo stipendio di Jordan nei suoi anni da giocatore non è considerabile all’altezza di un all-star del suo calibro. Durante i suoi anni ai Bulls, infatti, MJ ha guadagnato intorno ai novanta milioni di dollari. Una cifra certo non indifferente ma non alta, considerate le tredici stagioni passati in maglia Bulls. Oltrettutto, Jordan ha ottenuto la maggior parte degli introiti salariali nelle ultime due stagioni giocate a Chicago. In esse ha guadagnato rispettivamente trenta e trentatré milioni di dollari, quasi il 70% del totale.

Nonostante le regole interne della NBA siano cambiate durante gli anni, un confronto può essere fatto con alcune all-star moderne. Durante la stagione in corso ben venti giocatori guadagnano più di trenta milioni di dollari per stagione. Oltre alle stagioni passate con i Bulls, Jordan ha giocato due anni con i Washington Wizard, ricevendo uno stipendio complessivo di poco più di due milioni di dollari. Lo ha però donato interamente a varie associazioni umanitarie impegnate nella ripresa successiva agli attacchi dell’11 settembre 2001.

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Durante gli anni in NBA, la fortuna di Jordan è cresciuta principalmente grazie ai suoi endorsement da parte di varie aziende. Sicuramente la principale forma di guadagno di MJ è arrivata grazie all’accordo con Nike, firmato durante il suo anno da rookie, nel 1984.  Nonostante il successo avuto durante gli anni di partnership, Jordan non era inizialmente intenzionato a firmare un contratto con Nike. La sua marca preferita era infatti Adidas.

Purtroppo per Adidas, nel 1984 l’azienda decise di non scommettere su MJ, nonostante il suo profondo interesse. Il giocatore finì per firmare per il marchio rivale un contratto da due milioni e mezzo di dollari in cinque anni. Nike decise fin da subito di creare un brand appositamente dedicato a Michael. Rilasciò la sua prima signature shoe chiamata Air Jordan I nell’aprile del 1985. La scarpa fu un enorme successo e Nike guadagnò cento milioni di dollari solo nel primo anno. Il successo fu così grande che proprio in quegli anni nacque il triste fenomeno del shoe-jackinguna rapina, anche a mano armata, finalizzata ad ottenere le preziose scarpe indossate dalla vittima.

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Le Air Jordan I. Foto: WikiCommons.

Nike decise ovviamente di cavalcare l’onda del successo. Durante l’intera carriera da giocatore di Jordan, rilasciò una nuova scarpa ogni anno, la stessa che l’atleta indossava durnate la stagione NBA. Secondo Forbes, nel 2011, il 71% delle scarpe da basket vendute negli Stati Uniti erano Air Jordan. Si aggiungevano a un altro 22% di scarpe Nike, portando il totale dell’azienda dell’Oregon al 93%. Negli ultimi anni si è vista una diminuzione nelle vendite di Air Jordan, compensata però con un aumento nelle vendite Nike. Questo è avvenuto in particolare grazie agli endorsement di giocatori del calibro di LeBron James, Kirye Irving e Kevin Durant. Nonostante l’enorme successo che ognuna di queste signature shoe ottiene, Jordan rimane l’unico giocatore con un brand completamente dedicatogli da Nike.

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Oltre a Nike, Jordan ha firmato nella sua carriera altri endorsement importanti. In particolare quelli con Gatorade, McDonalds, Coca-Cola e Chevrolet sono stati sicuramente i più famosi. Ciò anche grazie a diverse pubblicità reallizate negli anni Novanta che sono rimaste nella storia per le loro famose tagline (Be Like Mike) o per le collaborazioni (Spike Lee, Larry Bird). Tra i meno appasionati di basket, Jordan è conosciuto anche per la sua interpretazione in Space Jam. Il film, prodotto dalla Warner Bros nel 1996, vede Jordan allearsi con i Looney Tunes per sconfiggere, in una partita di basket, degli alieni che avevano rubato il talento di altri giocatori NBA.

Ciò che è meno conosciuto, per lo meno in Europa, è che Jordan aveva già recitato con Bugs Bunny nel 1992 in uno spot Nike girato in occasione del Super Bowl XXVI. La grandezza economica dei vari endorsement di Jordan può essere dimostrata dal fatto che, in seguito all’annuncio del suo primo ritorno nel 1995, le aziende che lo sponsorizzavano aumentarono complessivamente la loro capitalizzazione di un miliardo di dollari.

Fuori dal campo

Dopo il suo terzo, e definitivo, ritiro, Jordan non ha sicuramente smesso di aumentare il suo potere economico. Lo scorso anno, il suo marchio Air Jordan gli ha fatto guadagnare 193 milioni di dollari. Negli anni precedenti la cifra era solo leggermente più bassa. Tra le altre cose, Jordan è proprietario di diversi ristoranti e concessionari auto. Il suo più grande e redditizio investimento è stata comunque l’acquisizione della franchigia NBA Charlotte Bobcats nel 2010 per 275 milioni di dollari. Jordan diventò il primo ex giocatore NBA a essere un proprietario di una franchigia. Dopo aver aumentato la sua partecipazione azionaria nella squadra di Charlotte (tornata al suo nome originale Charlotte Hornets nel 2014), Jordan diventò ufficialmente miliardario.

Nell’aprile di quest’anno, Jordan è valutato a 2,1 miliardi di dollari secondo Forbes. Si posiziona così in quarta posizione tra gli afroamericani più ricchi degli Stati Uniti, oltre a essere l’atleta più ricco di sempre. Sin dall’inizio della sua carriera, Jordan si è impegnato molto in eventi caritatevoli e atti di benficenza. Oltre alla sopracitata donazione del suo stipendio nelle due stagioni giocate ai Washington Wizards, Jordan ha donato moltissimo a varie associazioni umanitarie. In particolare, MJ ha organizzato per tredici anni un torneo di golf per celebrità dove ha raccolto circa sette milioni di dollari. Le donazioni sono andate ad associazioni come Croce Rossa Internazionale e Fondazione per l’infanzia Ronald McDonald.

Tra le varie donazioni milionarie, ci sono cinque milioni di dollari per la fondazione del museo di storia e cultura afroamericana a Washington, sette milioni per l’apertura di una clinica a Charlotte e circa quattro milioni per aiuti in seguito a disastri naturali. Inoltre Jordan è uno dei personaggi famosi che ha esaudito più desideri (oltre duecento) per la Make-A-Wish Foundation, una nonprofit che si occupa di esaudire i desideri di bambini malati gravemente (come ad esempio incontrare il proprio eroe). MJ ha inoltre donato gli introiti di diverse cause vinte per appropriazione della sua immagine ad associazioni benefiche dell’area di Chicago. Il più recente atto di beneficenza di MJ è stato quello di donare i guadagni generati da The Last Dance (stimati in quattro milioni di dollari) a enti caritatevoli.

Michael Jordan è senza dubbio il giocatore più iconico (e probabilmente il migliore) ad aver calpestato il parquet di un campo da basket. Nel corso degli anni ha però dimostrato di essere molto più di un ex giocatore. Il suo spirito di imprenditorialità, la quasi assenza di vizi durante la sua carriera da giocatore e sicuramente un po’ di fortuna lo hanno aiutato a diventare un businessman di successo, che però non si è mai tirato indietro dall’aiutare i meno fortunati.

 

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Marco Baccega

Nato e cresciuto in provincia di Treviso, vivo ormai da 3 anni ad Eindhoven, nel sud dei Paesi Bassi. Dopo la maturità tecnica, ho deciso di intraprendere la strada dell'università a Padova, dove ho conseguito la laurea triennale in Ingegneria dell'Energia. Ho poi continuato la mia formazione nel paese dei tulipani, dove mi sono laureato in Sustainable Energy Technology, costruendo la mia passione per la sostenibilità ambientale e l'uso di tecnologie per lo sviluppo globale, che sto portando avanti ormai da un anno lavorando per Tesla. Da sempre sono appassionato di basket, sport che ho praticato fin da piccolo (anche se con scarsi risultati), della cultura pop-punk degli anni a cavallo del Duemila, e di cucina.