Libia, buongiorno Tripoli

tripoli
0 Condivisioni

Nelle ultime settimane gli sviluppi in Libia hanno testimoniato una volta di più quanto mutevoli possano essere le condizioni politiche e militari in un contesto di questo tipo. Dopo l’arrivo delle forze mercenarie russe della compagnia Wagner, dei fighter russi e del supporto egiziano arrivato sotto forma di brigate meccanizzate la vittoria di Haftar sembrava cosa certa. Lo stesso uomo forte della fazione di Tobruk annunciava quattordici mesi fa che avrebbe preso Tripoli nel giro di due giorni. All’inizio di maggio, tuttavia, le fortune del generalissimo iniziarono a mutare.

Tra il 4 e il 5 maggio Ghat, Murzuk e Ubari, in quel momento sotto il controllo di Haftar, si sono ribellate a Tobruk. Se ci fossero azioni di Ankara, (ufficialmente) da gennaio presente in nordafrica, dietro alle rivolte ancora non è chiaro. Più tardi, intorno alla metà del mese, la sortita delle forze del Governo di unità nazionale diretta all’aeroporto di Al Watiya riassicurò sotto il controllo di Al-Sarraj buona parte della costa occidentale della Libia, tagliando fuori dal contatto con il mare buona parte delle forze di Haftar.

tripoli

Al Sarraj con il premier austriaco Wurz. Wikimedia.

Nei giorni successivi l’avanzata delle forze del governo di Tripoli hanno ripreso dapprima Misurata, poi Tarhuna e infine Wadi Wishka, porta d’accesso a Sirte. Il ribaltamento di fronte è stato possibile grazie a due elementi: il ritiro delle forze della Wagner dalla linea del fronte dal lato di Tobruk e l’ingresso in forze della Turchia a supporto di al Sarraj. Il primo è dovuto alla scarsa volontà di Mosca di supportare una piena vittoria di Haftar: il contributo russo ha avuto il principale obiettivo, prima ancora di supportare l’avanzata delle forze di Tobruk, di assicurarsi determinate zone petrolifere. Raggiunto l’obiettivo, l’attività delle forze della Wagner, cruciali nel miglioramento della precisione dei bombardamenti d’artiglieria, sono venute meno. In questo modo il Cremlino ha cercato di far capire ad Haftar che l’avanzata è stata solo ed esclusivamente frutto del supporto russo, non di quello degli altri paesi arabi.

Gli amici di Tripoli

Per quanto riguarda l’attività turca, il principio è molto simile: Ankara ha cominciato a fare sul serio solo recentemente, quando Al Sarraj ha firmato un accordo sui limiti delle acque territoriali e sulla zona di sfruttamento economico con Ankara. Un ricatto che a quanto pare ha prodotto i suoi frutti, assicurando alla Turchia un dominio nel mediterraneo centrale che mancava da oltre un secolo. In aggiunta i rapporti si sono rinsaldati con la parte libica di Ikwan (Fratelli Musulmani) che costituiranno una testa di ponte per Ankara in nordafrica. La lotta in Libia si è pertanto caratterizzato come un episodio del conflitto tra sunniti che caratterizza il rapporto tra Turchia e il resto del Medio Oriente.

Leggi anche: Nemici alle porte: il secondo conflitto civile in Libia

L’altro aspetto della battaglia ha visto un tiro alla fune per fare assumere una posizione affine alla propria agli Stati Uniti. Da un lato gli attori del golfo hanno cercato a più riprese di far spostare Trump dalla parte di Haftar, mentre la Turchia ha cercato di farli parteggiare per Tripoli. Nessuna delle due parti ha messo in conto l’anti interventismo su base umorale del presidente statunitense, dimostratosi incapace di sviluppare una politica estera coerente sin dall’inizio della sua esperienza alla Casa Bianca.

tripoli

Immagini dal summit di Berlino. Wikimedia.

L’Europa rimane in disparte: la Germania ha ospitato l’ultimo summit sul futuro della Libia, poi saltato in quanto comprendeva ancora Haftar come interlocutore. Per il momento l’Unione Europea ha richiesto a tutti di ricompattarsi dietro l’ONU, cosa che sta avvenendo più grazie ai successi di al Sarraj sul campo che per forza dell’ONU stessa. L’Italia, dal canto proprio, pare tagliata fuori ma è l’unico paese europeo con un’ambasciata ancora aperta a Tripoli, il che la potrebbe porre in prima fila per la conduzione di un negoziato tra Egitto e Libia per la ricomposizione dell’intera situazione.

L’assetto futuro di quest’area (ormai ha scarso senso parlare di paese) vedrà probabilmente la permanenza di due attori (uno in Tripolitania e uno in Cirenaica) che agiranno da proxy per gli interessi dell’Egitto e della Russia per quanto concerne Tobruk e per la Turchia dal lato tripolino. Il nuovo attore cirenaico dovrebbe strutturarsi su basi tutto sommato laiche in modo simile all’Egitto di al Sisi e senza la presenza di Haftar ormai sempre più isolato, mentre la controparte cirenaica dovrebbe avere consistenti quote di forze islamiste all’interno delle proprie élite. La partita per l’Italia non è ancora persa, ma per recuperare è necessario agire in fretta e assumere il ruolo guida nelle negoziazioni.

0 Condivisioni

Carlo Paganessi

Sono nato in una notte afosa del luglio 1988 in Friuli Venezia Giulia sul confine con il Veneto, ma i primi diciannove anni della mia vita li ho vissuti in Veneto sul confine con il Friuli Venezia Giulia. Sono diplomato in Ragioneria. Nove anni dopo aver lasciato la galassia della pedemontana trevigiana non mi sono ancora fermato: il mio stile di vita, ormai diventato nomade, mi ha portato a Gorizia per frequentare il corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche, a Moedling per lavorare all'Accademia Internazionale Anti Corruzione di Laxenburg, poi sono seguite Trieste per il lavoro con Genertel, Milano con l'Esposizione Universale e ora (al momento) Bratislava per lavorare con Amazon. Mi piace leggere, ascoltare musica e, ovviamente, scrivere. Per theWise scriverò principalmente di Politica Estera e Geopolitica: nel periodo trascorso a Gorizia ho cominciato a vedere il mondo come un orologio composto da sette miliardi di ingranaggi. Assieme a voi cercherò di capirne il funzionamento e di comprendere come gli avvenimenti nel mondo possano condizionare la vita delle persone. Tematica collegata che mi sta particolarmente a cuore è quella relativa alla Sicurezza Internazionale, settore del quale mi sono occupato sin dai tempi delle superiori e su cui ho gestito un gruppo di studi specializzato per oltre quattro anni. Credo che il terrorismo si sconfigga anche attraverso una corretta gestione dell'informazione ed è per questo che scrivo per theWise. Scrivo anche in un blog personale dove, tempo permettendo, cerco di portare qualche notizia di attualità (https://tractatusdesphaera.wordpress.com) oltre che per IMDI – Il Meglio Di Internet (http://ilmegliodiinternet.it/author/carlo_paganessi/).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.