Estate di morte/The Woods: misteri nel bosco nella serie polacca di Netflix

estate di morte
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Estate di morte (titolo originale The Woods) è una miniserie polacca composta da sei episodi e rilasciata da Netflix lo scorso 12 giugno. Lo show, prodotto originale del colosso dello streaming, è tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore statunitense Harlan Coben – pubblicato in Italia da Mondadori nel 2007–  i cui libri sono già stati adattati per il piccolo schermo in due serie tv anch’esse disponibili su Netflix, The Stranger e Safe. La serie – diretta da Bartosz Konopka e Leszek Dawid – è incentrata su un mistero risalente a 25 anni prima rispetto al presente della narrazione: la scomparsa di quattro ragazzi nel bosco durante un campo estivo e il successivo ritrovamento dei cadaveri di due di questi. Anni dopo, Pawel Kopiński, uno degli adolescenti che prese parte al campo estivo, si ritrova catapultato nuovamente in quegli eventi terribili e cercherà di fare chiarezza sulla scomparsa di sua sorella.

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Un’immagine da The Woods. Foto: Netflix.


Amori estivi e omicidi

Nell’estate del 1994 un gruppo di adolescenti e i loro genitori partecipano a un campo estivo scolastico organizzato nei boschi. Tra questi c’è anche Pawel Kopiński, uno dei ragazzi addetti alla sorveglianza, e sua sorella Kamila. Il campo estivo è divertentissimo: si fa sport, si fanno escursioni, si mangia, si beve e si balla, circondati dalla natura e isolati dal resto del mondo. Il contatto tra ragazzi di giovane età fa nascere presto interessi amorosi: Pawel si invaghisce di Laura, la fotografa del gruppo, Kamila ha una cotta per Daniel, un ragazzo biondo con gli occhi azzurri, e Artur ha una storia con Monika, una delle ragazze più desiderate del campo estivo. Una notte, Pawel e Laura si trovano nel bosco per consumare un rapporto sessuale, quando sentono un urlo terrorizzato provenire da un punto indistinto della foresta. Il giorno dopo, quattro ragazzi mancano all’appello: sono Monika, Kamila, Artur e Daniel. Le ricerche della polizia e dei partecipanti portano alla scoperta del cadavere di Monika, che giace nel bosco nuda e con la gola tagliata. Poco tempo dopo, anche Daniel viene ritrovato morto, mentre di Arthur e Kamila non si hanno più notizie. Venticinque anni più tardi, nel 2019, Pawel Kopiński è un procuratore distrettuale, padre e vedovo, e gli eventi del 1994 ritornano prepotentemente nella sua vita: viene ritrovato il cadavere Artur, ma, imprevedibilmente, non si tratta di un ragazzo, bensì di un uomo quarant’anni! Inoltre, la piega inaspettata degli eventi farà in modo che Pawel incontri di nuovo Laura, il suo amore durante quel maledetto campo estivo. Dov’è stato Artur per tutto quel tempo? Se era vivo, perché è sparito senza lasciare traccia? E Kamila, la sorella di Pawel, è ancora viva?

Estate di morte

Foto: Netflix.

Due piani temporali non perfettamente bilanciati

Estate di morte è costruita su due piani temporali che si alternano tra loro per illustrare le cause di quegli eventi tragici e come i protagonisti hanno reagito a essi: il 1994, l’anno del campo estivo, e il 2019, il presente in cui Pawel è un uomo adulto con una posizione lavorativa stabile e una famiglia da accudire. Se nei primi episodi passato e presente sono in perfetto equilibro tra loro, negli episodi centrali c’è un sbilanciamento a favore del presente e della vita attuale del protagonista maschile, Pawel, che si sta occupando di un controverso caso di violenza sessuale. Questo sbilanciamento mette in pausa i fatti accaduti durante il campo estivo, rallenta significativamente i tempi della narrazione – non più scandita da rivelazioni o colpi di scena – e dedica un’inutile attenzione a cose che non hanno nulla a che fare con il mistero che percorre la serie televisiva e che lo spettatore vuole ovviamente risolvere. È uno sbilanciamento che lascia spaesati, poiché non apre il sipario su alcuni personaggi che più tardi si rivelano importanti e di cui per molto tempo conosciamo a stento le facce e i nomi. È il caso di Daniel, uno dei ragazzi che poi verrà assassinato: inizialmente non sappiamo quasi nulla di lui, è mostrato in pochissime sequenze e lo si sente parlare appena. Il personaggio, insomma, non ha il tempo di imporre una personalità, di avere una caratterizzazione che lo renda facilmente riconoscibile. Stesso discorso vale per Kamila, la sorella di Pawel, che, nonostante il legame con il protagonista e la sofferenza che quest’ultimo provi dopo la sua scomparsa, è un fantasma per buona parte della serie. Solo negli ultimi episodi veniamo a sapere chi sono davvero Daniel e Kamila e che cosa hanno fatto durante il campo estivo.

Giovani, luoghi circoscritti, estate, bellezza, relazioni clandestine, gelosie, amore, cotte estive, sesso: sono gli elementi vincenti che la serie polacca sceglie per tessere il mistero alla base della storia, mischiandoli con intelligenza ed evitando di incorrere nel già visto al cinema o nelle serie tv. Dopotutto, l’abilità degli sceneggiatori sta nel riproporre in modo nuovo qualcosa che è già stato fatto, e Estate di morte riesce benissimo in questo. Inoltre, l’ambientazione, la giovane età dei protagonisti e l’attenzione per la sessualità rimandano fortemente al genere slasher.

Estate di morte

Foto: Netflix.

Misteri che restano irrisolti e un finale amaro

Il mistero principale della serie porta con sé alcuni intrighi minori che non sono risolti alla fine degli episodi, non si sa se per un buco di trama o per la previsione di una seconda stagione. Neanche il mistero principale è svelato completamente, perché lo show si chiude con un cliffhanger (finale sospeso) che tronca bruscamente la scena di una importante rivelazione che riguarda la vita di Pawel. Messo da parte il mistero e la sua risoluzione, va detto che Estate di morte rinuncia a facili romanticismi e riserva allo spettatore un finale amaro, ma vero, mantenendo fino all’ultimo la sua atmosfera cupa, grigia, depressa. Sarebbe stato facile per gli sceneggiatori regalare il lieto fine, ma essi scelgono lo schiaffo in faccia, che fa malissimo, l’amarezza, e, così facendo, mostrano uno spaccato di vita vera in cui si fanno quasi sempre scelte di comodo, in cui non si torna indietro con facilità e in cui ciò che è successo nel passato è veramente passato.

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Grazia Caputo

Vivo in provincia di Caserta, ho 27 anni e sono laureata in Giornalismo e Comunicazione alla Sapienza di Roma. Lavoro come editor in una piccola casa editrice casertana e sono un'aspirante giornalista pubblicista. Consumo film e libri continuamente, quindi a un certo punto ho iniziato a scriverne. Dopo un po', sono arrivata a The Wise Magazine.

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