Integrazione e sogni: la storia di Elimelech Enyan

Enyan
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Dal Sud al Nord per inseguire un sogno. Elimelech Enyan è un ragazzo giovane. Come tanti, vuole fare il calciatore. Al pari di qualcuno, ci sta riuscendo. Ed è in attesa del salto di qualità, destinato ai migliori o a chi ci crede un po’ di più. Terzino sinistro dal piede educato e dalla tattica in crescente fervore, Enyan ha militato – con numeri molto incoraggianti – nella Primavera del Chievo Verona. La sensazione crescente, però, sembra quella di un giovane destinato a diventare un nome, in un ruolo di campo sempre più bistrattato, nel quale la qualità sembra ormai una prerogativa non più decisiva a tutti i costi.

Nel segno dell’integrazione: la storia di Elimelech Enyan

Il calcio è una questione di numeri e soprattutto per un prospetto in divenire le statistiche possono diventare indicative, se non portabandiera, di un talento. E i numeri di Enyan testimoniano, infatti, che un talento c’è, nemmeno difficile da scovare. Nato nel gennaio dell’anno 2001, a 19 anni si è fatto già notare per regolarità e bontà di prestazioni. Il terzino nel Chievo 2019/2020 di Primavera 1 ha totalizzato 15 presenze, di cui 13 da titolare, arando la fascia sinistra con capacità di recupero difensivo ma pure di grande attacco della profondità. Il ragazzo ha fatto anche parte della prima squadra in questa stagione, fino al percorso terminato ai playoff.

Ciò che di Enyan balza subito all’occhio è la grande capacità di muoversi liberamente nello spazio a lui concesso. Un concetto inteso nel senso più stretto del termine. Quindi come abilità nel mostrare movimenti colmi di leggiadria e avulsi da meccanismi gracchianti e di conseguenza statici. Non è un caso, dunque, che il giovane terzino sia molto bravo in un fondamentale in cui attualmente proprio i giocatori difensivi di fascia sembrano peccare: il dribbling. Enyan spesso sfrutta le sue leve per prendere velocità e poi saltare gli avversari, con personalità ma soprattutto senza paura o pecche tecniche. In tal senso, nei movimenti e nella voglia di scavare come un trapano le mura delle difese avversarie, Enyan ricorda qualche suo collega decisamente più noto e dalla carriera luminosa, come Marcelo o Dani Alves.

Ovviamente per un terzino anche la fase difensiva risulta sintomo di completezza, specie in un calcio sempre più offensivo e basato sul posizionamento da impegnare nel momento giusto. Enyan, in tal senso, si è spesso dimostrato non solo abile nel restare concentrato di fronte a un tentativo di dribbling avversario ma pure straordinario nel recupero palla da una situazione in cui aveva metri di svantaggio da colmare. Di conseguenza, Enyan – un diamante ancora grezzo, vale la pena sottolinearlo – possiede tutte le caratteristiche che un terzino moderno dovrebbe avere. Forza, progressione, velocità, capacità di recupero e di lettura delle situazioni offensive e difensive. Se a queste si aggiunge –come è possibile fare – una buona attenzione e precisione nei cross, il mix che ne viene fuori risulta molto gradevole.

I numeri, dicevamo. Enyan non è un terzino che prova spesso la conclusione. Solo 4 i tiri nel corso dell’incompleto campionato appena trascorso, con 0,37 di media tiro nei 90 minuti. Molto meglio le statistiche riguardanti i cross per il tiro di compagni: la media è di 1,2 per ogni singola gara. Proprio in virtù di quanto prima si diceva, Enyan spicca nelle statistiche generali per allunghi (media 1,86 con 68,7 di progressione media in metri), passaggi progressivi (11), attacchi in profondità (0,55) e cross dalla trequarti riusciti (0,74).

Primavera Chievo

Foto: sito ufficiale Chievo Verona.


Il segno dell’Africa

Ma la storia di Enyan ha ovviamente risvolti importanti anche al di fuori del campo. Nato a Giugliano in Campania, comune facente parte della città metropolitana di Napoli, palesemente porta con sé origini africane, nello specifico ghanesi. Il suo percorso e il suo calcio – che dall’hinterland partenopeo lo hanno portato a fare un salto importante in quel di Verona – testimoniano dunque la necessità di lavorare e vivere promuovendo l’integrazione. Passando, peraltro, da un’altra realtà molto importante del nostro Paese come l’Atalanta.

L’accettazione umana, a dispetto di quanto si possa pensare, è avvenuta senza problemi, permettendo al giovane di non sentirsi mai fuori posto. In un Paese in cui il razzismo è purtroppo una realtà che troppo spesso si vuole mettere sotto al tappeto, Enyan è un giovane apprezzato e stimato, di buona famiglia e di grandi qualità.

Il profilo sportivo resta peraltro di importante comprensione. Proprio il Ghana, infatti, viene molto spesso ritenuto un Paese perfetto nel fornire giovani talenti – peraltro già pronti – alle squadre italiane. La stima verso gli addetti ai lavori africani e le grandi capacità di interpretazione della gara e della gestione fisica da parte dei ragazzi favoriscono infatti una collaborazione sportiva che nel corso degli anni ha portato (e porterà) tanti giovani come Enyan a ottenere una chance nei campionati nostrani. Il Ghana produttore di talenti non è di certo una novità. Basta infatti dare un’occhiata alle ultime rappresentative nazionali di questi anni per comprendere – sia a livello giovanile che maggiore – quanto abbiano lavorato bene in giro per l’Europa i calciatori in questione.

Non è un caso, dunque, che Elimelech Enyan sia in odore di convocazione proprio con la Nazionale Under 21 ghanese. Il ragazzo possiede però anche doppio passaporto. Di conseguenza, non sarebbe da escludere la possibilità di una chiamata per una Nazionale azzurra sempre più integrata e volta al talento. Se universalmente il ruolo del terzino mancino pare essere in caduta libera, Enyan può diventare una bella e interessante eccezione. Una scoperta da valorizzare a tutti i costi.

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Claudio Agave

Studente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell'Università Parthenope di Napoli. Giornalista pubblicista dal febbraio 2017 dopo una lunga ma utile gavetta. Scrittore, con almeno due romanzi già in cantiere e alcune partecipazioni attive a progetti letterari. Ho gli interessi di molti (cinema, serie tv, doppiaggio, sport) e l'ambizione di voler vivere facendo ciò che amo. Insomma, in pillole: scrivo pezzi, faccio cose, vedo gente.