We Are Who We Are: il ritratto dell’adolescenza firmato Guadagnino

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Negli ultimi mesi si è parlato molto di We Are Who We Are, miniserie creata e co-diretta da Luca Guadagnino per HBO e Sky. Giunta al termine qualche settimana fa, la serie si snoda seguendo le vite di due giovani adolescenti, Fraser e Caitlin, che vivono in una base militare americana situata a Chioggia, in provincia di Venezia. La base militare è una piccola America, fatta di fast food, cinema e grandi magazzini, nella provincia veneta che, appena oltrepassata, si mostra nella sua forma più autentica e reale. A incrociarsi in questo luogo sono anche le storie dei soldati, dei ragazzi, delle loro famiglie e delle persone che entrano in contatto con questa realtà d’oltreoceano nella laguna.

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La narrazione di identità intersezionali

L’operazione che We Are Who We Are vuole compiere dal principio sta nel modo in cui narra le soggettività intersezionali e fluide. Sebbene questo argomento sia principe all’interno dello storytelling, le questioni legate al genere sono spesso il punto di partenza per le vicende che vedono protagonisti i due ragazzi. È tutto un eterno hic et nunc, suggerito allo spettatore a partire dal nome degli episodi, come Right Here, Right Now. Le prime due puntate aiutano a comprendere i retroscena legati alle vite di Fraser e Caitlin, tra cambi di realtà repentini, vissuti familiari complessi e quel senso di inadeguatezza tipico dell’adolescenza.

Rimane permanente però la tematica della sessualità in tutte le sue declinazioni: per questi ragazzi sembra un’esplorazione innocente da vivere con una naturalezza spiazzante. Talvolta vediamo lo scontro generazionale, con i genitori che non comprendono scelte legate all’espressione di genere di Caitlin (o Harper) o di Fraser, o tentano di dialogare riguardo ad alcuni disagi. I due protagonisti, nonostante gli ostacoli che si trovano ad affrontare, sono legati da un sentimento platonico che fa sì che solo loro due possono comprendersi l’uno con l’altro, ingelosendo gli altri ragazzi del gruppo. Fraser e Caitlin, anche vivendo i dissapori tipici dell’età e le problematiche della vita in una caserma militare, rimangono uniti fino all’ultimo titolo di coda.

Il resoconto di due Americhe lontane

Sebbene Guadagnino affermi di non essere ispirato da argomenti caldi, molte questioni contemporanee si snodano all’interno dello show. La storia è ambientata nel 2016, prima che le sorti del popolo americano cambiassero con la presidenza di Donald Trump. Questo evento diventa rilevante nella narrazione poiché il padre di Caitlin, interpretato da Scott Mescudi (conosciuto come Kid Cudi), è estremamente conservatore e sarà contrariato nell’ascoltare la leadership della nuova comandante omosessuale, la madre di Fraser, interpretata da Chloë Sevigny. I due personaggi vivono molti scontri all’interno della serie, quasi a sottolineare come la polarizzazione tra i cittadini americani stia diventando sempre più aspra. Il padre di Caitlin non accetterà il taglio di capelli “maschile” della figlia, e inizierà a negarle la possibilità di vedere il suo nuovo amico a causa degli scontri sul lavoro con la madre.

Due scene all’interno della serie sono importanti nel sottolineare come queste due Americhe stiano convivendo. Da un lato, il padre di Caitlin si è fatto arrivare all’ufficio postale i berretti con il motto Make America Great Again, dicendo alla figlia di non indossarlo alla base ma che può indossarlo in casa; dall’altro lato, una puntata si chiude con una scena in cui la madre di Fraser guarda, probabilmente preoccupata, un servizio in televisione dove viene annunciata la vittoria di Trump come Presidente degli Stati Uniti d’America e vengono intervistate molte persone afroamericane fiere di questa vittoria.

Lo sguardo di Guadagnino ai comportamenti

We Are Who We Are, nonostante il suo immenso valore autoriale, non è esente da critiche: ciò che vediamo all’interno della serie non è altro che la restituzione di ciò che Luca Guadagnino vuole farci vedere. In un’intervista, il regista ha affermato che il focus principale di questo progetto è sui comportamenti dei personaggi rispetto alla trama. Ciò che avviene ai personaggi all’interno della storia sta nelle azioni che compiono come se nessuno li stesse guardando. Questo sguardo quindi rimane fortemente filtrato dall’occhio del regista. Lo spettatore però è colpito dall’emotività, l’unico elemento autentico raccontato dalla serie. La verità emotiva vissuta dai personaggi che, attraverso la regia, arriva allo spettatore in maniera molto potente. Ne è esempio l’incrocio tra immagini in movimento e musica, anche con combinazioni eccentriche, come durante la festa in cui i ragazzi ballano nudi al ritmo di Emilia Paranoica dei CCCP.

Questo prodotto tende alla coralità, quasi non avendo un protagonista identificato. L’enfasi quindi è posta sull’osservazione partecipata dei corpi e delle voci. Ogni personaggio all’interno dell’intreccio narrativo ha un riflettore puntato che cala per passare al prossimo. Sebbene le storie si concentrino maggiormente su Fraser e Caitlin, molti dei loro dubbi non verranno mai sciolti. La maggior parte dei personaggi che vengono rappresentati come fondanti in una data situazione vivono in questo cosmo, non trovando risoluzione all’interno della storia. Le loro sottotrame risultano in qualche modo incomplete. Questi “comportamenti” sono spesso ridotti a escalation di momenti che, nel tentativo di districarsi dai fili della narrazione, lasciano allo spettatore un risultato di sottrazione.

È televisione o cinema?

Un altro dubbio si apre guardando We Are Who We Are, poiché il suo continuo deflusso di immagini poetiche risulta non prendere una direzione definita. Sebbene questo prodotto sia effettivamente immaginato per il medium televisivo, spesso sembra utilizzare un approccio cinematografico. Le otto puntate, dalla durata media di un’ora, danno allo spettatore una sensazione di assenza assoluta di messaggio. Il filo degli avvenimenti non restituisce nulla di maggiore rispetto alla somma delle sue parti. Questa caratteristica è una mancanza, se si presuppone il tempo impiegato dallo spettatore della serie tv rispetto a quello del cinema.

Momenti di poesia

Quello che We Are Who We Are vuole restituire allo spettatore, più degli intrecci narrativi, sono dei puri momenti di poesia. Questi attimi di vita sono catturati da una meravigliosa fotografia e una minuziosa cura del dettaglio da parte di Guadagnino. Sebbene certi momenti risultino spettacolari e cinematografici, la loro complessità avvolge in un’aura pacificante. Non sempre ci è dato comprendere gli avvenimenti, ma in alcune circostanze lo spettatore si abitua all’idea di vedere i personaggi proseguire con le proprie vite. E il fascino di questo prodotto, nel bene e nel male, sta nell’offrire uno spaccato di una realtà che, nella sua assurdità, ci sovviene quotidiana.

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