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Essere di sinistra oggi è difficilissimo

Published by
Stefano Cavallini

Non è una novità. Oggi, in tutto il mondo, la sinistra è in crisi. Se essere di destra è molto facile, essere di sinistra è diventato difficilissimo. Troppe minoranze da salvaguardare, troppi nuovi diritti da assimilare e e accettare, troppi cambiamenti da interiorizzare.

Troppi diritti

Per essere di sinistra oggi bisogna: non essere razzisti, essere a favore dell’immigrazione, non discriminare gli omosessuali, le lesbiche, i trans, i musulmani, gli ebrei, gli africani, i cinesi, intendersi di femminismo intersezionale, essere femministi, essere vegetariani o vegani, essere ecologisti, amare gli animali, essere cinofili, musicofili, leggere molto, andare a teatro e al cinema, guardare molte serie tv, apprezzare Lundini, avere un senso dell’umorismo sofisticato, essere contro le multinazionali, usare la schwa, intendersi di diritto, economia, scienza, letteratura, essere sensibili ed empatici, essere atei e pacifisti, conoscere la storia del comunismo e del socialismo, votare Potere al Popolo o qualsiasi altro partitino di sinistra massimalista. Se anche pochi di questi elementi mancano, ci sarà sempre qualcuno più a sinistra di te a dirti che non sei davvero di sinistra.

Una volta invece, per essere di sinistra si chiedevano tre cose: essere contro i padroni, contro l’America e contro la Chiesa. Era qualcosa di facile. Poi negli anni l’orizzonte della sinistra si è evoluto e allargato arrivando a inglobare una pluralità di temi, che abbracciano l’intero scibile umano. Per chi proviene da una famiglia storicamente di sinistra e colta (che votava Pci nel secolo scorso) questa transizione è stata graduale, sensata e naturale. I figli trentenni degli ex comunisti che hanno seguito le loro orme oggi non concepiscono come si possa essere razzisti o antifemministi, come si possa ignorare il cambiamento climatico, o come si possano guardare i cinepanettoni: in pratica, l’elettore tipo di Civati.

Per tutti gli altri invece, la sinistra è andata troppo veloce. Mentre la destra è granitica e dice sostanzialmente sempre la stessa cosa e invece di modernizzarsi torna al fascismo come punto di riferimento, agghindandosi nel modo più becero, reazionario e oscurantista possibile, la sinistra ha virato su temi nuovi e attuali (troppi) dimenticando però il suo antico retaggio. Il problema è che questi temi sono percepiti dalla maggior parte della popolazione come inutili orpelli petalosi, cose di poco conto che si possono tranquillamente trascurare.

Per una persona normale tutto ciò è semplicemente troppo. Si può forse chiedere a qualcuno che fino a ieri ha ignorato il problema degli omosessuali, di punto in bianco, di partecipare a un gay pride? Ci sono cittadini, come dice il bellissimo articolo di Alessandro Carrera su Doppiozero, che preferirebbero una guerra nucleare ad aggiungere un’altra lettera a LGBT. Per queste persone, che non sono eccezioni, ma tante, tantissime, la narrazione della sinistra è debole, effemminata, lontana, dispersa in mille rivoli che inseguono il diritto della minoranza di turno o le manie forzate del politicamente corretto. La destra invece si presenta virile, maschia, solida, in definitiva più vicina al comune sentire della gente. Per questo motivo la sinistra raccoglie sempre meno voti della destra: perché fa delle richieste troppo elevate al suo elettorato.

Come molti vedono la nuova sinistra oggi: debole, ossessionata dagli omosessuali e dal femminismo, ridicola. In sostanza, trascurabile. Foto: Wikimedia Commons.

La richiesta del cambiamento

Inoltre, come se non bastasse, la sinistra appare contronatura, perché chiede al suo elettorato di migliorarsi continuamente, di mettersi in discussione, di acculturarsi, di essere la migliore versione di sé stessi. La sinistra è in perpetuo divenire, e per stare al passo bisogna aggiornarsi continuamente. In parole povere, in chi non è già di sinistra, la sinistra domanda di cambiare la propria essenza, e quel che è peggio, pretende che tutto questo avvenga di colpo, cancellando decenni o secoli di usanze consolidate.

Ciò è molto complicato e ovviamente le resistenze al cambiamento sono fortissime, perché la gente vuole continuare a essere quello che è sempre stata, e soprattutto non accetta lezioni. Per la destra invece, vai bene come sei, anzi devi restare come sei. Guai se ti si aprissero nuovi orizzonti, devi continuare a essere quello di sempre. Non sei chiamato a migliorarti, anzi puoi tranquillamente peggiorare e sei pure incoraggiato a farlo.

Cosa deve tornare a fare la sinistra allora? La sinistra deve, ormai è stato detto in tutti i modi, tornare a essere popolare, deve cioè portare avanti i suoi temi, senza però chiedere alla gente di cambiare, se non in maniera molto lenta e graduale. Deve cioè tirare fuori dall’elettorato ciò che vi è già presente in nuce, ma non riesce ancora a esprimersi. Per fare ciò occorrono pochi temi cardine, su cui innestare gli elementi secondari, come i diritti dei trans e delle trans o degli immigrati, perché è inutile discutere di diritti, essere civili ed evoluti se poi muori di fame. Questi temi devono essere due o tre, cioè verosimilmente lavoro, redistribuzione della ricchezza e lotta al padronato, perché è da questi che dipende lo stipendio, e dunque la vita di milioni di persone. Tutto il resto (con l’eccezione del cambiamento climatico che è pressante e non più rimandabile) è importante, ma secondario. La sinistra deve tornare a essere concreta e a fare una cosa alla volta, perché deve dare il tempo alla gente di abituarsi.

In definitiva, la sinistra è legata al movimento, che è faticoso e dissipa energie, mentre la destra si identifica nell’immobilità, che ne è la molto più comoda e preferibile antitesi. La destra ti fa male, un male terribile che sta distruggendo il pianeta, ma tuttavia familiare e rassicurante. La sinistra invece è chiamata all’impresa disperata di salvare il mondo e fare il bene, un bene nuovo, di cui la gente in quanto tale diffida. E salvare il mondo è difficilissimo.

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Stefano Cavallini

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