Storia del pensiero filosofico: Eraclito

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Questo secondo numero, già necessariamente altro dal primo, è per una felice coincidenza dedicato a Eraclito, filosofo efesino passato alla storia come colui che scoprì il cambiamento.

Come si è detto, i filosofi di quel tempo consideravano la filosofia un’indagine della natura.  Eraclito è andato più in là: la vita, l’universo e tutto quanto non sono un edificio fermo e instabile, quanto semmai una colossale serie di azioni. Il mondo è tutto ciò che accade: una totalità di eventi. Ed è proprio con il problema scoperto da Eraclito – quello di un mondo in continuo movimento – che Parmenide, Democrito, Platone e Aristotele si confronteranno.

Sin da subito, Eraclito avverte i propri lettori che probabilmente non capiranno, e che anzi essi assomigliano a persone inesperte, nonostante – come fortemente suggerisce – egli abbia qualcosa da dirci a proposito del mondo e, ovviamente, della condizione umana. Eraclito critica non solo, come si è detto, i costumi dei suoi concittadini, ma anche un certo tipo di sapienza. Egli osserva, infatti, che poeti, storici e filosofi che lo hanno preceduto erano sì sapienti nelle più vaste discipline, ma non conoscevano il lògos: legge capace di governare il mondo, ragione in grado di interpretarlo, fondamento del linguaggio tramite cui esprimere ciò che se ne comprende.

Mantenere lo stessa lemma per tre nozioni così diverse è fondamentale: solo così, infatti, è possibile esprimere quell’unità che il filosofo vede tra uomo e natura, tra l’oggettività del reale, la logica del pensiero e la linguistica. Questo è, per molti autori, caratteristica peculiare della filosofia presocratica. Nel momento storico all’interno del quale Eraclito vive e pensa, poi, l’oralità è ancora una parte rilevante nella trasmissione della Sapienza: il lògos quindi è il discorso che si è chiamati ad ascoltare per raggiungere la verità.

Eraclito

Eraclito secondo Hendrick ter Brugghen (1628)

L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine alle pagine 30-32.

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Raffaele Lauretti

Il succo della storia fin qui: qualche tempo fa nacqui e, bisogna ammetterlo, questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. Subito, infatti, conosco l'inevitabile angoscia del dover vivere una vita breve in un mondo assurdo: la palude bonificata dal fascismo. Ho conseguito la maturità al Liceo Scientifico G. B. Grassi di Latina; proprio in quegli anni scopro di avere, per una rarissima coincidenza, lo stesso sex appeal di una contusione. Decido quindi di abbandonare le scoline e trasferirmi a Bologna, dove studio filosofia per cercare di sfuggire alle logiche stringenti degli algoritmi del Capitale. Sono un ministro della Chiesa Dudeista (sì, quella del Grande Lebowski) e, nel tempo, credo di essermi fatto prendere la mano dall'epistemologia. Quando non sono a prendere una laurea triennale, ascolto musica da neri e scrivo di rap per un paio di siti (Rockit, La Casa del Rap), rifuggo l'INPS, mi rintano nelle carni altrui, preparo ottime carbonare. Dopo aver diretto la sezione di musica de Il Meglio di Internet per qualche mese, sono approdato su theWise dove, visti e considerati i miei studi di cui sopra, curo una rubrica in cui cerco di approfondire i pensatori che maggiormente hanno influenzato il pensiero occidentale. Nonostante io mi consideri un asociale con brio, posso dire di divertirmi abbastanza. Ah, una volta Guè Pequeno mi ha insultato e non so bene cosa pensarne.