Bayer-Monsanto: il nuovo colosso dell’agroindustria

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Entro la fine del 2017, il settore dell’agroindustria vedrà la nascita di un nuovo Golia: Bayer-Monsanto. A seguito di altre due fusioni nel settore – ossia la cosiddetta merger of equals DuPont-DowChemical, dal profitto stimato di 90 miliardi, e la ChemChina-Syngenta (acquisizione da 43 miliardi) – la società farmaceutica tedesca e la principale fornitrice di sementi e prodotti chimici per la protezione delle colture hanno raggiunto un accordo per 128 dollari ad azione, pari a 66 miliardi di dollari.

Monsanto

Fonte: Bloomberg

L’esigenza primaria alla base di questa fusione è il tentativo di far fronte al prezzo dei generi alimentari pronti al consumo, che risulta ai minimi dal 2010, contro il crescente prezzo delle sementi GM (che coprono più della metà del totale coltivato negli Stati Uniti): fatto che ha suscitato un sentimento di sfiducia negli agricoltori americani, portati a preferire sementi a prezzi più accessibili e non geneticamente modificate. Il risultato è una netta diminuzione delle entrate per la società nata nel 1901 a Saint Louis, per la quale l’offerta di acquisizione da parte di Bayer AG rappresenta un’ottima occasione di riduzione di costi gestionali e operativi in un mercato saturo o quasi.

Monsanto

In Europa solo cinque paesi possiedono una legislazione che consenta loro di coltivare organismi geneticamente modificati, e la possibilità di estendervi il proprio mercato rappresenta uno scenario al limite della geopolitica per Monsanto, considerando il rafforzamento sul fronte americano di DuPont-DowChemical e l’obiettivo cinese di soddisfare la crescente domanda interna con ChemChina-Syngenta, pur sfruttando la forte presenza della società svizzera nel mercato europeo. A ciò si aggiunge la vittoria di Donald Trump alle presidenziali di novembre 2016, il cui scetticismo nei confronti delle politiche energetiche della precedente amministrazione – a favore dei biocarburanti – è ben noto. La fusione Bayer-Monsanto, oltre ad aver attirato l’attenzione dell’Antitrust, ha gettato nel panico l’opinione pubblica, che teme l’entrata in scena di un perfido regnante capace di decidere come e a che prezzo avere accesso al cibo e ai fattori per produrlo.

L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine alle pagine 18-22.

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Federico Massari

Studente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna.