La cucina ha tanti significati diversi a seconda di chi la pratica. Da mero atto di auto-sostentamento, a rituale di vedere rappresentato in tavola il proprio retaggio e status sociale, a medium di condivisione. Il cibo come mezzo d’informazione, parla a chi lo ha di fronte. Perciò il mio lavoro qui sarà un po’ quello dell’interprete. Inauguro insieme a voi questa rubrica con una ricetta volutamente semplice, quasi banale, sicuramente già familiare a molti. La userò come una tela bianca.

Questo è theWise. Un settimanale di approfondimento. Insieme approfondiremo la differenza tra saper cucinare e fare da mangiare. Perché se è vero che il cibo è un linguaggio, allora ogni singola cucchiaiata, ogni fetta, ogni goccia d’olio, ogni grado di temperatura in più, ogni trito e ogni gesto sono come parole in una frase. E le parole sono importanti.

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Spaghetti con pomodoro fresco alla marinara.

Gli spaghetti alla marinara sono un piatto povero della cucina tradizionale italiana, le cui umili origini si legano alla storia dell’introduzione dei suoi due ingredienti principali nella culla della civiltà occidentale. La pasta, sin dalle sue origini medievali, è sempre stata accompagnata da condimenti semplici e sostanziosi tipici della dieta contadina, come cacio e pepe. E il pomodoro, alimento permutato dalle Americhe in epoca coloniale, è stato bistrattato per secoli come pianta velenosa a causa della sua appartenenza alla stessa famiglia della Belladonna, e relegato nei giardini come pianta ornamentale dai botanici dell’epoca – epoca in cui il pomodoro era di colore giallo acceso, il che ne spiega il nome. Un po’ per spirito pionieristico, un po’ per ignoranza, furono i contadini e i ceti meno abbienti a intuirne per primi il potenziale gastronomico.

Queste iterazioni primordiali del connubio più classico della dieta mediterranea erano alquanto spartane, senza particolare cura nell’impostazione di una base aromatica per la preparazione della salsa. Anche l’accompagnamento con prezzemolo, basilico e origano impiegò qualche decennio ad acquistare popolarità. La pasta stessa, poi, veniva stufata ben oltre il punto di tenuta, cosicché anche la cottura “al dente” si può in realtà definire una meraviglia moderna. Gli spaghetti al pomodoro come li conosciamo oggi nascono solo tra il XIX e il XX secolo, in Italia.

L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine alle pagine 35-38.