Massimizzare l’efficienza d’irrigazione è uno dei punti cardine di un’agricoltura sostenibile, ossia che abbia come finalità la limitazione delle emissioni di CO2 in atmosfera. Queste ultime hanno infatti raggiunto livelli allarmanti negli ultimi anni. A tal proposito, è opportuno agire su colture particolarmente esigenti dal punto di vista idrico, come il riso. Durante il suo ciclo di coltivazione (da marzo-aprile fino a settembre-ottobre) sono richiesti ingenti volumi d’acqua (1.000-7.000 mm) affinché non si registrino cali di produzione tali da causare perdite economiche per l’agricoltore. L’agricoltore americano Dan Hooks ha tentato, in questo senso, di applicare metodi alternativi d’irrigazione per la risicoltura.

Acqua
Disegno descrittivo dell’irrigazione di una risaia (le frecce indicano il flusso e il deflusso d’acqua). Credits: G. Palazzo

Dal sesto censimento generale dell’agricoltura pubblicato dall’Istat nel 2014 emerge che maggiore è la disponibilità idrica per l’irrigazione, meno oculato risulta essere il suo uso. Se ne evince inoltre che sono necessari miglioramenti nelle tecniche di irrigazione, in parte già ottenuti grazie alla microirrigazione e alla fertirrigazione, e incentivi al riutilizzo e reimpiego aziendale delle acque reflue, da trattare opportunamente prima del loro riutilizzo. La depurazione delle acque è un fenomeno che avviene in natura, e i metodi oggigiorno presenti relativi a questo ambito mirano all’accelerazione di questo processo. Ciò attraverso un’azione sinergica e in serie di filtrazione grazie ad alcune piante acquatiche (come Phragmites australis), azione microbiologica di smaltimento delle sostanze inquinanti grazie a specifici batteri, e processi chimici e meccanici.

L’economia circolare è il concetto alla base del reimpiego degli input di coltivazione, che consiste nella semplice asserzione “produrre di più con meno”. L’acqua è solo apparentemente un bene limitato, in quanto limitata è la sua disponibilità d’uso da parte dell’uomo. Il suo ciclo è di fatto infinito, e rappresenta un’interpretazione di quella che è la legge di conservazione della massa enunciata dal fisico francese del XVIII secolo Antoine-Laurent de Lavoisier, il cui postulato fondamentale recita, in maniera quasi profetica per i nostri tempi: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma».


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Nato a Bologna nel 1994, frequento il liceo linguistico per poi passare alla Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. Lo studio delle lingue straniere (inglese, tedesco e spagnolo) mi ha consentito di godere di esperienze estere non da poco tra Inghilterra, Germania, Spagna e Australia, dove ho avuto la possibilità di frequentare un corso di Indonesiano. Mosso dalla curiosità e l’interesse per il settore agroalimentare, decido di cambiare radicalmente percorso di studi, nonostante l’integrazione di studi di lingue e scientifici non può fare altro che giovare. Scrivo essenzialmente perché ritengo che la condivisione delle informazioni accompagnata da una chiave di lettura verificabile, approfondita e razionale sia essenziale in una situazione di surplus di offerta informativa, che rischia di minare la qualità delle informazioni stesse.