Il gregoriano: la rampa di lancio verso la musica classica

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Le origini

Conoscere l’origine delle cose – in tutti i campi – è il primo passo per poterle meglio analizzare. La consapevolezza del come e del perché qualcosa è comparso ci permette infatti di poter capire la natura dei fenomeni, almeno in parte. Visto che parliamo di musica: da dove nasce la musica, in particolare quella occidentale? Per la prima parte della domanda non abbiamo una chiara risposta; possiamo però ipotizzare che, come gli uccelli cantano per comunicare (ipotesi già avanzata da Konrad Lorentz), anche i primi uomini abbiano utilizzato questa forma d’arte come mezzo per la trasmissione di informazioni, anche se non precise o di tipo quantitativo, per esempio riguardo allo stato d’animo o le emozioni provate in un determinato momento. Prendiamo per probabile, quindi, che l’utilizzo di suoni e rumori sia stato uno dei primi metodi efficaci per comunicare. Da questo punto di partenza è scaturito l’universo del linguaggio da un lato, e quello della musica dall’altro. Infatti, sebbene il gradi di articolazione in questa forma d’arte sia cambiato col tempo, il fine è rimasto inalterato.

 

La musica liturgica – Il Gregoriano

A questo punto potremmo perderci a parlare della musica antica. Molti storici sono riusciti a ricostruire il linguaggio musicale sviluppato in Mesopotamia, in Egitto e in Grecia, ma purtroppo a parte rari casi non ci sono pervenuti molti testi musicali scritti. Possiamo parlare di una situazione quindi di preistoria musicale. È più facile invece di parlare di nascita della musica occidentale con il Gregoriano. Con questo termine si fa riferimento a quel repertorio di musica liturgica prettamente monodica (cioè non polifonica) che si è sviluppata a partire dal primo millennio dopo Cristo in Europa. È credenza popolare che il nome sia stato coniato in onore di papa Gregorio Magno, al quale veniva attribuita la paternità di questi brani sacri sebbene egli avrebbe più semplicemente riformato il repertorio, dando un canone alla liturgia cantata. Anche se non è quasi più ascoltato, e dopo il Concilio Vaticano Secondo è difficile sentirlo persino a messa, il Gregoriano è alla base della musica occidentale. Ciò che ha fatto sì che la musica europea si evolvesse rispetto a quella orientale, è stato il liberarsi dai vincoli liturgici per esplorare un universo di possibili elaborazioni del materiale musicale. Possiamo trovare riferimenti al sistema modale del gregoriano in Beethoven (il quartetto op. 132 porta la dicitura “Canzona di ringraziamento offerta alla divinità da un guarito, in modo lidico”), Debussy, e persino nei Beatles. Quindi vediamo come questo genere poco conosciuto sia in realtà alle radici della nostra cultura.

 

Grandi differenze con la cultura moderna

Cosa possiamo dedurre da tutto questo discorso? Prima di tutto che la musica nasce spontaneamente come forma di espressione, dapprima molto rudimentale, poi sempre più articolata, ma sempre coerente a quei canoni schematici tipici del comportamento umano. L’altra conclusione che si può trarre è q che la musica colta nasce con un legame strettissimo tra note e testo. Non è un caso che nella maggior parte dei brani sia riscontrabile un’articolazione simile a quella di un discorso, con frasi, domande e risposte. D’altra parte non bisogna dimenticare che è una delle prime forme di comunicazione, e non è quindi strano che utilizzi la struttura della lingua parlata. In più, le melodie cantate nelle liturgie medievali non venivano viste come sono visti ora i brani postconciliari, bensì erano direttamente la parola di Dio. Come succede per le sacre scritture di tutte le religioni, anche i canti erano quindi vincolati al concetto di divino e quindi intoccabili. Questo vincolo, che inizialmente potrà sembrare deleterio per la creatività, ha obbligato i compositori dei secoli successivi a diventare dei veri e propri prestigiatori per riuscire a innovare qualcosa che non poteva essere modificato. Lavorare con le mani legate ha permesso a personaggi come Josquin o Ockeghem di inventarsi veri e propri modelli matematici, per far sì che almeno una delle voci cantasse un canto gregoriano mentre le altre si perdevano nei meandri del contrappunto. Uno dei risultati è che l’orecchio non percepisce più la presenza del Gregoriano in mezzo ad altre tre voci, ma può apprezzare il metodo logico con cui, dall’eterogeneità delle linee, si arriva a un risultato consonante. Se dovessimo fare un parallelo con la letteratura, il gregoriano sarebbe la Divina Commedia: il poema dantesco rappresenta infatti la base della letteratura italiana, e la rampa che ha portato il volgare dalle strade dei borghi agli studi dei letterati. Allo stesso modo il gregoriano è la pietra miliare della nostra musica, e può essere ritrovato anche nei compositori più insospettabili come Ligeti.

Gregoriano

Le vere radici della musica occidentale

La musica sacra del medioevo rappresenta, in base alle poche informazioni che abbiamo, il punto di rottura con la musica istintiva e immediata dei secoli precedenti, permettendo di ottenere un grado di elaborazione musicale che porterà alla nascita della musica classica. Ciò non vuol dire che il filone popolare scomparirà, anzi rappresenterà la fetta principale della produzione musicale. Lo scorrere del tempo ha però consegnato al dimenticatoio la maggior parte di quella produzione, fissando nella memoria solo alcuni brani che ora sono resi immortali. I motivi di questa interructio traditionis possono essere collegati alla mancanza di un mezzo scritto, e non alla scarsa qualità dei pezzi. Ad ogni modo, sarà curioso vedere se il tempo sarà più clemente con la musica dei nostri.

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Matteo Petroncini

Sono nato a Bologna, città dove attualmente vivo, il 7 maggio del 1994. Dopo il diploma al liceo classico Minghetti mi sono iscritto alla facoltà di Medicina e Chirurgia di Bologna, e attualmente frequento il quarto anno. Mi sono accostato al pianoforte sin da bambino, e lo scorso autunno mi sono diplomato al Conservatorio Giovan Battista Martini di Bologna, sotto la guida della Professoressa Pontecorboli. Negli anni di studio, tra le altre cose, ho composto un pezzo pianistico eseguito alla Cappella Farnese per la rassegna Musica in Fiore, e ho partecipato al concorso pianistico internazionale di Rimini organizzato dall'associazione Imaenharmonia. Negli ultimi tempi, insieme ad altri ragazzi di Bologna, ho contribuito a fondare Finis Terrae, un progetto culturale finalizzato all'alfabetizzazione musicale delle nuove generazioni. Al di là del pianoforte sono un cultore dei Simpson e gioco a basket da oltre dieci anni.