theWise incontra: Marco Merrino, il pazzo ragazzo di YouTube

Marco Merrino
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Questa volta theWise incontra ospita uno dei più grandi youtuber nostrani: Marco Merrino si racconta tra polemiche e nuovi progetti.

Abbiamo già esplorato diverse volte il mondo dei social italiani e, in particolare, quello di YouTube, la piattaforma video più famigerata al mondo. Forse tra i tanti personaggi con cui siamo riusciti a interagire in questi mesi Marco Merrino risulta essere sicuramente uno dei più influenti per quanto concerne il mondo di internet, che si parli di numeri e statistiche (e, dunque, di visite) o di opinioni, spesso controverse o presunte tali. Dopo periodi difficili, con poca costanza di rendimento e i fan spesso dispiaciuti dal fatto di non poter avere qualcosa in più, Marco Merrino è finalmente tornato a fare ciò che gli riesce meglio: dare spettacolo, in una maniera o nell’altra.

Sul suo concentrato di nonsense, battute spesso non politicamente corrette ma anche critiche alla società e alle incongruenze delle persone, il noto youtuber ha costruito un vero e proprio impero ed è sicuramente una stella della piattaforma. In questa nuova puntata di theWise incontra non è stato difficile trovare spunti di riflessione e discussione, sia per quanto riguarda la sua storia personale che per ciò che concerne l’andamento di un mondo social sempre maggiormente caratterizzato da finalità d’intrattenimento.

Rabbia e individualismo

Molti personaggi di YouTube risultano estremamente costruiti, spesso anche falsi. Marco Merrino, invece, sembra piuttosto reale come proiezione di te stesso.

«Il personaggio nasce da me, sono io ma esagerato. Avete presente quel limite che le persone non dovrebbero mai raggiungere (e superare) per non sembrare incivili o disadattate? Ho cercato di sguazzarci dentro, di espellere tutta la rabbia repressa che le persone posseggono. Dunque rabbia esponenziale e me stesso potenziato, in sostanza».

Con il creatore di Educazione Cinica abbiamo già discusso un tema molto simile: secondo te, dunque, si vivrebbe davvero mantenendo questa parte di noi all’interno? O esternare queste sensazioni potrebbe aiutare il quotidiano?

«Penso che nell’era attuale per andare bene nella vita bisogna sempre prendere per il culo gli altri. Non tutti devono esserci per forza simpatici: più il tuo individualismo è forte nella vita e più si vive meglio. Non è nemmeno una bugia, è una maniera per restare sani di mente. Se tutti a oltranza facessero uscire queste sensazioni penso che si scatenerebbe il caos. Trattenersi è un bene per almeno due motivi: in primis perché è ormai diventata la normalità e a me non interessa fare amicizia con persone che non stimo. Inoltre, non saremmo speciali se facessimo tutti le stesse cose».

Alcuni dei tuoi primissimi video prendevano in giro MSN e Facebook. Tu ti sei stabilito su YouTube, ma se avessi iniziato la tua produzione più tardi avresti comunque preferito questa piattaforma?

«Probabilmente sarei andato su Facebook. Perché YouTube è sicuramente la piattaforma più famosa ma da quando è stata acquistata da Google sta creando molti problemi, anche a livello di feed e notifiche. Sta diventando uno schifo, lo è da molti anni. Anche perché se un singolo sbaglia poi si prendono provvedimenti su tutti, ha una politica quasi dittatoriale. Facebook ha uno sharing video molto più semplice: possono coesistere insieme ma se non avessi iniziato su YouTube quasi certamente avrei scelto Facebook».

Polemiche e bigottismi

Nel corso degli anni sei stato protagonista di tanti contenuti positivi ma anche di polemiche, come quella sulle frasi riguardo Adalia Rose (la famosa bambina affetta da progeria, ndr). Al di là degli schieramenti riguardo il black humor, si è esagerato secondo te nelle reazioni negative?

«Credo di sì. Gli italiani sono sempre esagerati perché non hanno idea di certi argomenti. Una cosa che odio del mio mestiere è il fatto che il pubblico italiano non dà spazio a quella che può essere una lettura tra le righe della comicità. Bisogna sempre stare a spiegare ed è universale il fatto che se si deve spiegare una battuta questa non faccia più ridere. Mi dà fastidio, ogni volta che c’è una questione controversa, dover rettificare. Anche perché snatura un po’ quella che può essere la mia opera: se io voglio fare qualcosa di euforico per dare sfogo a un pregiudizio nato dal senso della vista è assurdo che io debba pensare di dover dire “ovviamente non la conosco, non so se come persona fa schifo davvero”. Se a un amico dico “ti ammazzo” non vuol dire che lo ammazzerò sul serio: quante volte sentiamo questa frase? Ovviamente non possiamo rendere letterali le nostre metafore, ma chi critica gente come me fa esattamente questo ed è molto fastidioso. Dovrei snaturare tutto, ma non è quello che ho intenzione di fare, se io volessi diversificarmi non potrei farlo perché il mio pubblico prenderebbe la questione per il verso sbagliato. C’è anche da dire però che la questione Adalia Rose è vecchia ormai di anni e oggi le cose sono un po’ cambiate, la community è un po’ più comprensiva».

Viene da pensare, ad esempio, che un comico eccezionale come Ricky Gervais in Italia verrebbe condannato a morte.

«E non solo lui. Molti artisti esteri probabilmente subirebbero lo stesso trattamento».

Un discorso che magari potremmo estendere anche al concetto stesso di stand up comedy.

«Esatto. Le persone in Italia sono bigotte, non riescono a guardare oltre la loro comfort zone. Fare i buoni e i moralisti su malattie e incidenti è molto facile, così come ottenere output benevolo dall’esterno per questo. Se invece posso avere un pensiero cinico, seppur nella comicità, emergono problemi e rotture. In Italia è molto conveniente fare i buoni. Fare comicità sul terrorismo è proibito, ad esempio, non lo permetterebbe nessuno: la gente andrebbe in tilt, ci sono argomenti che sono pozzi di bontà altrui. Parlare di un omicidio non rende un assassino, ma quest’equazione la gente non sa risolverla, purtroppo».

Da poco ti sei trasferito a Milano e ne hai guadagnato in costanza. Nei tuoi video, peraltro, hai sempre criticato aspramente la tua città, ovvero Messina: la lontananza ti ha fatto cambiare idea?

«No! Però mi manca ovviamente la mia famiglia, mio fratello, il mio cane. Sono le poche cose belle di una città che non apprezzo».

Marco Merrino

FOTO: pagina ufficiale Facebook Marco Merrino Videos

Passato e futuro

Con Barbaroffa abbiamo parlato del concetto di community su YouTube e, per lui, lo è solo in maniera letterale. Che ne pensa, invece, Marco Merrino?

«La penso esattamente come lui. Si tratta di canali, li puoi cambiare, non li puoi vedere per forza e non è necessario andare d’accordo con tutti. Però è un bene il fatto che, rispetto agli anni scorsi, ci sia meno hating riguardo le azioni e i nuovi progetti intersecati con i soldi. Prima parlare di soldi su YouTube era un tabù, non potevi dire di guadagnare. Un paio di volte ho fatto collaborazioni del genere sul mio canale e c’è stata molta comprensione, sia quando creai il crowdfunding per il primo album della mia band che per il video su Arena of Valor. Nel secondo caso ho fatto una marketta ma nel mio stile, non nascondo che prima dell’uscita del video ho vissuto un mese d’ansia perché temevo non venisse accettato dal mio pubblico. E invece sono stato addirittura incoraggiato a provare cose simili, sono molto più speranzoso di prima».

Tu hai avuto anche un’esperienza al cinema, come attore nel film La Banda Dei Supereroi. Lo rifaresti un progetto simile?

«Ho molto apprezzato l’impostazione e la serietà che bisogna mettere per fare l’attore. Bisogna essere instancabili tutto il giorno e tutti i giorni, andavo a dormire con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono. L’esperienza è stata molto bella, questo mondo è un sogno. Lo rifarei assolutamente anche se è stato strano, perché era una prima volta e il progetto non ebbe il successo che tutti speravano, ma non tutto può andare sempre bene».

Quali sono le prospettive future per Marco Merrino? Ci sono programmi particolari in ballo ora che hai ritrovato la voglia di proporre contenuti più frequentemente?

«Ci sono molte cose nel calderone. Per quanto riguarda YouTube, a Milano non faccio altro che video quindi l’obiettivo è mantenere la costanza nonché proseguire Marco MerreAct, che è senz’altro la mia serie preferita del canale. Ho in ballo anche una collaborazione con uno youtuber famoso per aver recensito dei film, una cosa molto grossa per cui ho speso un sacco di soldi. Per ciò che concerne progetti esterni sicuramente farò un altro album con la band, con tanto di tour. Il progetto più grosso in realtà è quello di aprire un canale Twitch, una piattaforma per video live. Vorrei portare qualcosa di bello e costante anche lì, stiamo scrivendo molto per renderlo effettivo e dare un contenuto diverso. Ci sono molte cose che, data la persona che sono, vengono precluse a chi guarda: sono solito scrivere un video, leggerlo dopo una settimana e capire che mi fa schifo. Molto nei video non va perché non ci sono il tempo e la voglia, la modifica non è nemmeno contemplata. Proprio questo voglio provare questa nuova avventura, visto che su YouTube non posso farlo. Il lavoro da fare è tanto, speriamo che il pubblico si possa divertire la metà di quanto noi ci stiamo divertendo a ideare, girare e produrre».

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Claudio Agave

Studente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell'Università Parthenope di Napoli. Giornalista pubblicista dal febbraio 2017 dopo una lunga ma utile gavetta. Scrittore, con almeno due romanzi già in cantiere e alcune partecipazioni attive a progetti letterari. Ho gli interessi di molti (cinema, serie tv, doppiaggio, sport) e l'ambizione di voler vivere facendo ciò che amo. Insomma, in pillole: scrivo pezzi, faccio cose, vedo gente.