Le puntate precedenti:

  1. Diego Costa
  2. Robin Van Persie
  3. Eusebio Di Francesco

Benvenuti a questo appuntamento speciale di Back Home, rubrica sportiva di TheWise Magazine che giunge al quarto episodio. Un capitolo speciale che parlerà di Emiliano Mondonico, allenatore recentemente scomparso che fece grande il Torino nei primi anni ’90. Il tecnico originario del Cremonese combatteva da diversi anni contro una malattia che si è manifestata nel 2011, quando sedeva sulla panchina dell’Albinoleffe. Per via di questo male fu costretto a lasciare inizialmente il posto da tecnico dei bergamaschi, sottoponendosi a intervento chirurgico per asportare per poi tornare a tempo di record sempre a guidare la squadra che aveva lasciato, agguantando una clamorosa salvezza. Il “Mondo” si fece valere come un grande tecnico non solo a Bergamo e a Torino, ma anche a Firenze, quando riportò la Fiorentina – squadra che tifava da bambino – nuovamente in Serie A dopo il fallimento della società gigliata. Normalmente andremmo a parlare di ritorni a casa “contemporanei”, ma essendo un caso speciale, racconteremo comunque il romanticismo – a forti tinte granata, ma non solo – di un periodo recente della storia del calcio italiano, un omaggio a quello che è stato un grande allenatore, ma soprattutto una grande persona. Uomo di straordinaria tenacia è diventato uno dei personaggi più amati, anche al di fuori dal campo di gioco per la sua straordinaria umiltà, questa è la storia dell’allenatore “pane e salame”, come Mondonico si autodefiniva.

Emiliano Mondonico ai tempi dell'Albinoleffe. Foto: LaPresse.
Emiliano Mondonico ai tempi dell’Albinoleffe. Foto: LaPresse.

«Da piccolo dribblavo le piante e sognavo la Serie A»

La storia del “Mondo” comincia a Rivolta d’Adda, quel paesino del cremonese in cui Emiliano nacque e crebbe. Mondonico stesso racconta come la sua infanzia fosse comunque legata sia al pallone che alla sua città: mentre il padre e la madre lavoravano nella trattoria di famiglia, il piccolo Emiliano, col pallone sottobraccio, andava nel bosco e usava gli alberi e le piante come birilli da scartare. Come per tanti ragazzini di tutte le epoche, il calcio da normale passatempo diventa rapidamente una passione. Anche per Emiliano Mondonico è questo il caso: dai primi calci dati a un pallone, scartando le piante, si arriva a giocare negli oratori, per poi tesserarsi a una squadra. La Rivoltana, squadra di Rivolta d’Adda accompagna il giovane Mondonico fino al passaggio alla Cremonese, nel 1966, anno in cui diventò professionista. Quell’Emiliano Mondonico che abbiamo apprezzato come un personaggio umile e pacato, oltre a essere descritto da tutti come una persona squisita, durante il suo inizio carriera alla Cremonese assomigliava più a un tipo di giocatore esuberante, la classica “testa calda”. In una video intervista lo stesso “Mondo” racconta come il rapporto coi tifosi fosse comunque difficile, in quanto vedevano in lui una sorta di “prima donna”. Oltre a questo status a lui attribuito, i tifosi grigiorossi l’avevano soprannominato Wanda Osiris, ispirandosi alla cantante e soubrette famosa tra gli anni ’30 e i ’50: questa cosa non gli andò mai a genio, infatti spesso Mondonico arrivò a confrontarsi con i tifosi. Emiliano Mondonico, ruolo ala destra, era anche un ragazzo – come tanti dell’epoca – che viveva le passioni del tempo, specialmente una: i Rolling Stones. C’è un simpatico aneddoto a riguardo infatti. Nel 1967 infatti la Cremonese sarebbe andata a giocare una partita importantissima a Mestre. Mondonico sapeva che ci sarebbe stato un concerto del suo gruppo preferito al Palalido di Milano il sabato prima della partita, perciò si fece espellere: «La domenica precedente mi feci squalificare visto che il sabato sera successivo ci sarebbe stato il concerto. Giocavamo a Mestre e bisognava partire il sabato pomeriggio, per cui non sarebbe stato possibile andarci. Purtroppo non ero un tipo falloso e l’unico modo per uscirne fuori era quello di offendere l’arbitro: per fortuna tutto funzionò».

La Cremonese del 1967/68, squadra di cui Emiliano Mondonico (primo in basso da sinistra) era la star. Foto: sportgrigiorosso.it
La Cremonese del 1967/68, squadra di cui Emiliano Mondonico (primo in basso da sinistra) era la star. Foto: sportgrigiorosso.it

A fine stagione lasciò Cremona per accettare la chiamata del Torino, squadra di Serie A che in futuro gli darà diverse soddisfazioni. Tornando al presente, circa fine anni ’60, Mondonico era un giovane che comunque non ebbe modo di mostrarsi troppo al pubblico granata: restò per due anni in Piemonte, totalizzando quattordici presenze e due gol. Dopo aver lasciato Torino si dirigerà prima al Monza e poi all’Atalanta, altra squadra a cui Mondonico regalerà soddisfazioni sedendo sulla panchina bergamasca. Dopotutto questo è Back Home, quindi non poteva certamente mancare un ritorno alla Cremonese a fine stagione 1972. I Grigiorossi infatti da pochi anni avevano dato il via a quella che è stata una vera e propria rinascita sotto la presidenza di Domenico Luzzara, storico dirigente della squadra che negli anni ha dato al calcio italiano Antonio Cabrini e Cesare Prandelli. Mondonico appese gli scarpini al chiodo nel 1979, iniziando la carriera da allenatore proprio nelle giovanili della Cremonese, per poi diventare tecnico della prima squadra tre anni più tardi.

Emiliano Mondonico, in giro per la Lombardia

La carriera di tecnico per Emiliano Mondonico comincia quindi proprio a Cremona, nella stagione 1982/83. Al suo primo anno porta la squadra al terzo posto in Serie B, che normalmente sarebbe valso la Serie A, sfumata solo per gli scontri diretti con altre pretendenti. Massima categoria che arriverà due anni dopo, sempre con Emiliano Mondonico in panchina, arrivando nuovamente al terzo posto in classifica, grazie alle reti segnate da un giovane Gianluca Vialli, capocannoniere di squadra. La permanenza nella Serie A però durerà solo un anno per i grigiorossi, che arrivati in massima categoria perdono il loro trascinatore, ceduto alla Sampdoria. Nel 1985/86 la Cremonese tenterà nuovamente l’aggancio alla Serie A, piazzandosi però solo al nono posto della graduatoria. A fine stagione Mondonico saluterà la squadra per andare ad allenare nuovamente in serie A, rimanendo sempre in terra lombarda: si trasferisce da Cremona a Como, per allenare la squadra della città. Con i Lariani disputerà un campionato discreto, piazzandosi al nono posto in Serie A: nonostante ciò a fine stagione lascerà il Como per trasferirsi a Bergamo, sponda Atalanta, facendoci ritorno per la prima volta. La sua prima annata alla Dea è particolare, infatti l’Atalanta nonostante fosse stata retrocessa in Serie B l’anno prima, arrivò comunque a giocare la finale di Coppa Italia contro il Napoli che poi vinse lo scudetto nel 1987. Gli Azzurri infatti, avendo vinto il Campionato, erano iscritti d’ufficio alla Champions League di quell’anno, lasciando il posto in Coppa delle Coppe vacante. La stagione comincia subito con una sconfitta in Coppa Italia, ma si dimostra una delle migliori in assoluto per i bergamaschi, arrivati fino alla semifinale di Coppa delle Coppe, dove vennero sconfitti dal KV Mechelen, squadra che peraltro vinse il trofeo ai danni dell’Ajax. La squadra riesce anche a ottenere il pass per la promozione in Serie A per l’anno successivo, per poi conquistare la qualificazione alla Coppa UEFA da neopromossa. Alla fine del campionato 1990, dopo una prestazione in Serie A abbastanza anonima, Mondonico e l’Atalanta si separano. Il tecnico approderà nuovamente al Torino dove metterà su una squadra capace di far sognare i tifosi granata dopo l’ultimo grande trionfo: lo scudetto 1976.

L'Atalanta del 1987/88, allenata da Emiliano Mondonico. Foto: Wikicommons.
L’Atalanta del 1987/88, allenata da Emiliano Mondonico. Foto: Wikicommons.

Emiliano Mondonico, l’ultimo allenatore a vincere un trofeo al Torino

Spesso Mondonico si è immedesimato in realtà che vedevano una squadra neopromossa alla ricerca della ribalta, o di riportare lo splendore degli anni perduti. Questo è il caso del Torino, arrivato in Serie A dopo aver vinto il campionato di Serie B l’anno precedente. Durante quegli anni i vincitori del campionato cadetto erano qualificati alla Coppa Mitropa, competizione che era riservata alle squadre del centro-europa prima che la Champions League venisse inventata, ma successivamente declassata a campionato di squadre vinitrici della Serie B. Il Torino vinse la Coppa Mitropa, anche abbastanza facilmente, rimanendo imbattuta lungo tutto il percorso del torneo, soprattutto perché aveva una squadra solida e forte: una prova generale di quella che sarebbe stata l’annata successiva. C’era un netto dislivello in quella Mitropa Cup soprattutto perché il Torino fu capace di guadagnarsi l’accesso in Coppa UEFA, essendo una squadra da quinto posto in Serie A, in fin dei conti. Nel 1991/92 il Torino fu capace di migliorarsi ulteriormente, arrivando al terzo posto in Serie A, dietro solo al Milan e alla Juventus. I Granata però fecero il loro grande percorso in Coppa UEFA, eliminando il Real Madrid in semifinale e venendo sconfitti in finale solo per la differenza dei gol segnati in trasferta. La finale di Coppa UEFA tra Ajax e Torino è stata tra l’altro uno dei momenti più iconici della storia di Mondonico, che sollevò una sedia in gesto di protesta, in seguito a un sospetto contatto da rigore non fischiato a favore dei granata.

L’anno successivo sarà un’annata comunque difficile: nono posto in campionato, ma con l’acuto della finale di Coppa Italia 1992/93, ultimo trofeo vinto dal Toro. Vittoria nella coppa nazionale che vale l’accesso in Coppa delle Coppe, oltre alla possibilità di giocare la Supercoppa Italiana. La stagione 1993/94 sarà l’ultima di Mondonico al Torino, conclusa all’ottavo posto in campionato, arrivando comunque alla semifinale di Coppa Italia, persa contro la sorpresa Ancona. Il “Mondo” sarà protagonista di un ritorno quando decide di andare nuovamente all’Atalanta, dopo averla guidata per diverse stagioni a fine anni ’80. Come spesso è successo durante la carriera di Emiliano Mondonico, la squadra a cui si unisce ricopre il ruolo di “nobile decaduta”: anche in questo caso la storia si ripete. L’Atalanta infatti, l’anno prima era stata retrocessa in serie B, essendosi piazzata al diciassettesimo posto della classifica. Non faticherà a tornare in A, visto che la piazza bergamasca è universalmente riconosciuta come uno dei migliori vivai d’Italia per quanto riguarda i calciatori. Nelle stagioni tra il 1994 e il 1998 infatti l’Atalanta ha dato al calcio diversi calciatori: Maurizio Ganz, Domenico Morfeo, Filippo Inzaghi e Cristian Vieri, per citarne alcuni. La stagione 1997/98 sarà l’ultima sulla panchina bergamasca, conclusa nel modo peggiore: infatti l’Atalanta verrà retrocessa nuovamente in Serie B. L’avventura di Mondonico continua e riprende nuovamente tinte granata: tornerà al Torino infatti per altri due anni, riportando nuovamente la squadra in Serie A al primo anno, ma fallendo la salvezza al secondo, condannando i granata nuovamente alla Serie B. Diverse sono state le parentesi in giro per l’Italia, perlopiù negative. A novembre 2001 Mondonico arriverà al Napoli, per sostituire Zdenek Zeman, purtroppo non riuscendo a ribaltare una situazione scomoda. Non ebbe modo di costruire nulla neanche al Cosenza, subentrando due volte in panchina a stagione già iniziata. La svolta arriverà nella stagione 2003/04, quando Mondonico subentrerà ad Alberto Cavasin sulla panchina della Fiorentina, squadra di cui peraltro è sempre stato tifoso. La squadra gigliata infatti lottava per la Serie A dopo aver dichiarato fallimento due stagioni prima: conquistò prima la qualificazione ai playoff, per poi vincere lo spareggio fondamentale contro il Perugia. Era da poco iniziato il secondo tempo quando Cristian Maggio ruba palla sulla fascia destra mettendo un cross al bacio per la testa di Enrico Fantini che segna il gol del momentaneo 1-0. Il Perugia pareggerà in seguito, ma sarà la Fiorentina a passare, grazie alle due grandi partite giocate dai viola nel doppio confronto, nonostante l’assenza del bomber Riganò.

Il gol decisivo in Fiorentina-Perugia che manda la squadra di Emiliano Mondonico nuovamente in Serie A. Foto: gazzetta.it
Il gol decisivo in Fiorentina-Perugia che manda la squadra di Emiliano Mondonico nuovamente in Serie A. Foto: gazzetta.it

Quello Viola è stato l’ultimo dei grandi acuti del “Mondo” su una panchina di calcio. Negli anni successivi tornerà nella sua Lombardia, prima a Bergamo, sponda Albinoleffe per poi tornare nuovamente alla Cremonese, in Lega Pro. La stagione più importante fu quella del 2011, quando Emiliano Mondonico scoprì quella che lui chiamava “la brutta bestia”. Nel gennaio di quell’anno infatti, scoprì di soffrire di un cancro all’addome, malattia causa della sua scomparsa pochi giorni fa. La storia tra l’altro della sua lotta contro il cancro è particolare: dopo essere stato costretto a lasciare la sua panchina per via della malattia, torna a pochi mesi di distanza e salva la squadra dalla retrocessione nel playout contro il Piacenza. Una storia simile per certi versi a quella di Eric Abidal: palcoscenico sicuramente diverso, ma la passione è la stessa. L’ultima – anzi, la penultima squadra – di Mondonico è stata il Novara, subentrando per sei partite ad Attilo Tesser: tra queste partite spicca la vittoria degli Azzurri a San Siro contro l’Inter. Una mossa che aveva sorpreso tutti, visto che dopo la salvezza conquistata con l’Albinoleffe, lo stesso Emiliano Mondonico rilasciò un’intervista che fece scalpore, rispondendo alle domande dei giornalisti con: «Come faccio a regalarvi certezze se non sono sicuro di essere qui tra un mese?». Il calcio però non è mai uscito dalla vita di Emiliano Mondonico, che ha continuato a portare avanti al sua passione, fino al ritorno della malattia, allenando una squadra “speciale” di ex-alcolisti ed ex-tossicodipendenti, per dimostrare ancora di più quanto fosse una delle persone più ben volute da tutti gli amanti di questo sport. Una persona semplice, amata da tutti e che come tanti aveva due grandi passioni: il calcio – ovviamente – e i Rolling Stones. Parafrasando un testo della band: «You can’t always get what you want, but if you try sometime you find, you get what you need», che riassume a pieno quella che è stata la lunghissima carriera del “Mondo”, grandi trionfi sfiorati, anche diverse delusioni, che nonostante tutto davano la forza a una grande persona per affrontare le situazioni più difficili, come la lunghissima battaglia contro la malattia. Questo è Back Home e abbiamo raccontato la storia di un personaggio iconico del calcio italiano, Emiliano Mondonico.

L'ultimo saluto dei tifosi a Emiliano Mondonico a Rivolta d'Adda. Foto: ANSA.
L’ultimo saluto dei tifosi a Emiliano Mondonico a Rivolta d’Adda. Foto: ANSA.
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Sono nato a Olbia il 30 giugno 1989, ma da sempre vivo a La Maddalena, cittadina dell'omonimo arcipelago. Coinvolto fin da piccolo negli sport (calcio e basket), ho sviluppato una passione per la disciplina sportiva in generale, nel conoscere e poter raccontare delle storie. Dopo essermi immatricolato all'Università di Pisa, presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere, ho preso parte al secondo progetto di IMDI.it, iniziando effettivamente a esercitarmi in quella palestra giornalistica che alla fine mi ha portato qui a theWise, coltivando il sogno nel cassetto di poter esercitare proprio la professione di giornalista. Appassionato principalmente di sport, sono anche un grande appassionato di musica: un amore tale che mi ha fatto imparare a suonare la chitarra e il basso. L'impegno che porta a conoscere quegli strumenti mi ha portato a un accrescimento della cultura musicale, sempre spinta da quel senso di curiosità iniziale. Punto a esplorare quei lati di artisti e gruppi che di solito passano in secondo piano, dando la possibilità di vedere una notizia sotto una luce diversa.