Questa settimana per la rubrica theWise Incontra siamo andati molto lontano, in Giappone. Sì, ma solo metaforicamente: infatti non abbiamo preso un volo transcontinentale, ma un semplice treno con destinazione la Mostra d’Oltremare di Napoli, sede ormai storica del Comicon, appuntamento ormai fisso durante il ponte del primo maggio (quest’anno la fiera s’è svolta dal 28 aprile al primo maggio appunto). La declinazione tutta partenopea della fiera fumettistica ha celebrato con il suo pubblico la sua ventesima edizione facendo le cose davvero in grande, sia come grandezza fisica della fiera che come calibro degli ospiti. Tra questi, a fare da madrina di fatto all‘asian stand per tutti e quattro i giorni della fiera, è arrivata direttamente dal Giappone Yuriko Tiger, al secolo Eleonora Guglielmi, modella e cosplayer professionista d’origine ligure ma che da ormai dieci anni vive e lavora stabilmente nella terra del Sol Levante. Yuriko è una vera star tra gli appassionati italiani della subcultura otaku: tra i vari suoi incontri in programma con i fan, Yuriko ha parlato molto del suo lavoro da idol (termine che descrive gli adolescenti del mondo dello spettacolo nipponico), dei suoi impegni per la carriera futura (perché sì, per gli standard giapponesi le carriere da idol si chiudono ben prima del trentesimo anno di vita), della sua vita in Giappone, ma anche delle difficoltà e delle idiosincrasie della società giapponese, fatta di un’etica del lavoro rigidissima, di codici comportamentali ferrei e di un’emancipazione femminile ben lungi dall’essere definitiva. Approfittando di un “buco” tra i suoi impegni in calendario al Comicon, in un splendido cosplay di Violet Evergarden, Yuriko ha concesso a theWise un’intervista proprio su queste tematiche. È possibile seguire Yuriko sui suoi profili ufficiali di Facebook, Twitter e Instagram.

yuriko tiger shot
Foto: profilo ufficiale Instagram Yuriko Tiger (foto di Ray Arzaga).

Konnichi wa Yuriko-san, iniziamo raccontando per tutti coloro che non ti conoscono i tuoi ultimi impegni professionali sia come idol ma soprattutto come cosplayer, come ad esempio la tua collaborazione con la Bandai-Namco per la promozione di Tekken 7 o quella con la DC per promuovere Suicide Squad.

Esatto, ma purtroppo queste che hai appena detto sono promozioni ormai concluse, sebbene siano state professionalmente parlando molto appaganti. Quella con Bandai-Namco ad esempio si è conclusa di fatto al momento dell’uscita ufficiale di Tekken 7 nei negozi [il 2 giugno dello scorso anno, N.d.R.], poiché i miei impegni erano focalizzati sulla promozione prima del lancio; tuttavia sono stata chiamata anche a presenziare ad alcuni tornei di Tekken 7 successivi al lancio, sempre per fini promozionali.

E quindi quali sono i tuoi impegni professionali come cosplayer attualmente?

Sono sempre incentrati su Tekken 7, ma finalizzati agli incontri coi fan, sia del videogioco che i miei.

Esiste secondo te un personaggio che sembra fatto su misura per te?

Sicuramente Lucky Chloe di Tekken 7: credo sia stato un po’ ispirato a me già prima che il gioco uscisse, durante il suo sviluppo.

Parlando dei tuoi fan, in particolare tutti quelli anche loro cosplayer diciamo amatoriali, c’è qualche consiglio che vorresti dare loro?

Io credo che se qualcuno inizia a fare cosplay è perché gli piace davvero: è un’attività che richiede grande passione, se essa venisse a mancare non avrebbe neanche più senso continuare questa attività. Richiede anche amore per il personaggio che si vuol rappresentare.

Quindi è solo passione?

No, anzi, c’è anche tanto lavoro dietro. Ma senza passione per il personaggio e per il lavoro stesso durante il confezionamento, rimane un’attività fine a sé stessa.

E in quest’ambito diciamo più “tecnico” del cosplay che consiglio daresti?

Di studiarsi le basi. Un buon cosplay necessita per il suo confezionamento di fondamentali basi di sartoria e di ingegneria, a seconda del tipo di cosplay che uno ha intenzione di realizzare. C’è chi riesce a creare un cosplay di un robot perfettamente funzionante con solo quello che trova in casa ad esempio. È l’insieme tra la passione e una buona conoscenza delle tecniche di sartoria e di ingegneria la ricetta per un buon cosplay.

Fonte: profilo Instagram ufficiale Yuriko Tiger.

Parliamo un po’ di te: fuori dal set fotografico e svestito il cosplay, Yuriko Tiger “ritorna” Eleonora Guglielmi, la ragazza otaku che qualche anno fa partì da Imperia con poco più di un sogno in valigia. Come ti senti dopo tutti questi anni per quello che ora sei diventata e per la tua carriera professionale in Giappone?

Bene! Tuttavia non mi sento ancora completamente “arrivata”: non sono ancora così famosa a tal punto da potermi sentire realizzata in pieno. Ho giocato d’anticipo [rispetto alla diffusione della moda otaku, N.d.R.], sono a buon punto ma vedo davanti a me ancora molta strada da fare.

Com’è la tua vita in Giappone oggi? Ti senti ormai integrata lì?

Sono diventata praticamente metà giapponese. Riesco ormai a comprendere come in generale i giapponesi pensano, cosa vogliono realmente esternare con il loro linguaggio e credo di aver sviluppato una parte della mia personalità molto simile alla loro, cose che mi sarebbero state impossibili se fossi rimasta in Italia.

A proposito, in uno dei tuoi interventi in calendario qui al Comicon hai illustrato le problematiche storiche della cultura e società giapponese che tu hai incontrato in questi anni che hai vissuto lì, rapportandole con le visioni sociali e culturali occidentali odierne. Quindi, cosa consiglieresti a qualcuno, italiano o comunque occidentale, che vorrebbe ripercorrere i tuoi passi, espatriando in Giappone per lavoro?

Che dovrà farsi tanta forza poiché dovrà scontrarsi con un mondo completamente diverso e molto competitivo. Dovrà essere preparata a tutto e incassare molti colpi, perché questo mondo [dello star system nipponico, N.d.R.] funziona così. Se molla, l’ha data vinta! Anche se non trova lavoro, anche completamente diverso dal mio, e non riceve offerte, deve dimostrare che comunque è capace di rigare dritto in ambito lavorativo e dimostrare un atteggiamento positivo e propositivo, che per i giapponesi è fondamentale quanto le competenze specifiche per un certo lavoro.

Noti una differenza nella fan base otaku qui in Italia e in generale in Occidente durante questi anni di permanenza in Giappone?

È cambiato tutto: ora tantissimi fanno cosplay o comunque leggono manga e guardano anime. Adesso è una moda a tutti gli effetti grazie a Internet, con i social network, gli influencer e le piattaforme come Youtube. Inoltre oggi personaggi famosi sui propri profili social possono fare “coming out” e dichiararsi otaku, una cosa inconcepibile fino a qualche anno fa. Se in Giappone qualche anno fa avessi reso pubblica la tua passione per la cultura otaku, potevi dire addio alla tua carriera lavorativa!

Questa cultura però ha la cattiva fama di essere estraniante, di allontanare il suo pubblico dalla realtà. Esiste un confine dove finisce la passione per i manga e gli anime ed inizia una vera e propria ossessione che non deve essere attraversato?

Altroché se esiste! Se qualcuno si ossessiona ai manga e agli anime vuol dire che dentro di sé, nella sua anima e nel suo carattere, ha un “buco”, che è alla ricerca di un qualcosa che non riesce a trovare e alla cui mancanza cerca di sopperire ad esempio circondandosi di beni materiali relativi agli anime e manga che segue maggiormente. Ma ciò che rappresentano anime e manga è pur sempre qualcosa di finto, che non esiste realmente. Chi lo fa sta cercando disperatamente di aggrapparsi a qualcosa che gli dia soddisfazione e felicità, tuttavia basata sempre su qualcosa di finto. C’è chi fa ciò in maniera sana e chi no: secondo me la discriminante è il non fare del male a nessun altro. Se per coltivare questa passione si fa del torto a qualcun altro o anche semplicemente a sé stesso, vuol dire che non si sta coltivando tale passione in maniera sana.

Hai un mangaka preferito?

Rumiko Takahashi, l’autrice di Inuyasha.

E un character designer preferito?

jbstyle, quello anche di Tekken! [ride, N.d.R]

Immaginavo…

Eh, mi ha fatto anche la maglietta! [la prende dal suo zaino e la mostra, N.d.R.]

yuriko lucky chloe
Lucky Chloe by jbstyle. Immagine: jbstyle.jp.

Hai parlato prima di quanto Internet e i social network siano fondamentali. Penso ad esempio a Instagram per lavori come il tuo.

Più che Instagram in realtà in Giappone è molto più usato Twitter.

Ah, ok. Ma al di là della piattaforma specifica, qual è il tuo modo di approccio a tali strumenti?

Come ben sai, quasi tutti ormai hanno un social manager. Io no, diciamo che non ho la disponibilità per ingaggiarne uno, quindi mi arrangio da me. Cerco di prendere spunto e di carpire quello che dicono e fanno gli altri per agire di conseguenza e promuovermi attraverso i social network. Sai benissimo il potere comunicativo che oggigiorno hanno. Sono un’arma potentissima, ma anche a doppio taglio: attraverso i social network è possibile creare false immagini di sé, dove puoi mostrarti senza difetti e capace di tutto, anche quando in realtà non sei nessuno. Appena poi altri utenti si accorgono che stai fingendo, sei finito. L’importante è non scollegarsi mai dalla propria natura umana, dai propri sentimenti e dalla riconoscenza verso i tuoi datori di lavoro ed i tuoi fan.

Prima di salutarci, puoi dirci i tuoi impegni in Italia successivi al Comicon ed all’estero?

Dopo il Comicon resterò qualche giorno a Roma per riposare un po’, poi sarò impegnata per un meeting a Ferrara, poi sarò a Reggio Emilia per lavoro. Successivamente ho in calendario due fan meeting, uno ad Imperia e il seguente al Milano Comics [il 12 e 13 Maggio, N.d.R.]. Questi i miei impegni in Italia: poi tornerò in Giappone per ulteriori impegni professionali a tema cosplay e avrò il mio ormai consueto fan meeting che tengo ogni due mesi. Ho in programma per il 2018 di andare inoltre in vari eventi che si terranno in Canada, Tunisia, Spagna e Taiwan.

È tutto. Arigatou gozaimashita Yuriko-san!

Kochirakoso arigatou gozaimashita!

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Classe 1986, nocerino puronsangue, eternamente legato alla mia terra natia da un conflittuale rapporto di amore verso tutto ciò che offre e d'odio verso chi la popola, incapace di apprezzarne i frutti ed onorarne la storia. Figlio di un ex ufficiale della Marina Militare, da mio padre ho ripudiato fin da ragazzino il rigore della divisa, ma ereditato e trasformato a modo mio tutta la voglia d'esplorazione ed il desiderio di libertà degli uomini di mare. Da bambino adoravo la geografia ed in particolare la cartografia, passione che comunque preservo tuttora, poi vennero i videogames ed i computer e non fui più lo stesso, a partire da un NES regalatomi come strenna natalizia e da un Amiga di un mio vicino, per poi avere un PC tutto mio a circa 10 anni. Non solo giocare e basta, ma anche provare a capire come funzionasse tutto ciò che fosse elettronico, spesso combinando disastri. Da ciò non potevo far altro che finire dopo il liceo dentro una facoltà di Ingegneria, in particolare quella dell'Università di Salerno, nell'ormai lontano 2005, e da cui per una serie di sfortunati eventi e per il mio cronico fancazzismo ne sono uscito solo nel 2018, con una tesi sulle reti di sensori di nuova generazione. Su TheWise per ora mi limiterò ai videogiochi, cercando di parlarne attraverso un taglio un po' meno ludico ed un po' più tecnico, al tempo stesso però evitando tutto ciò che ai più non interessa. Oltre l'ingegnere e lo smanettone, in me c'è anche un uomo che adora lo sport (vederlo più che praticarlo, in particolare basket, calcio e ciclismo), la musica elettronica, l'arte dei grandi mangaka giapponesi che prova ad emulare con scarso successo, la birra trappista e la cucina casereccia. Mi reputo un figlioccio dell'esistenzialismo di Camus e del razionalismo di Popper, e sto iniziando da qualche tempo a scavare dentro l'oggettivismo di Ayn Rand, ma alla fin fine credo solo nel prendere nulla troppo sul serio, a partire da me stesso.