Se leggendo il nome di Grifo tra i convocati contro gli Stati Uniti siete ricorsi a qualche motore di ricerca per capire di chi si stesse parlando, non allarmatevi troppo. Pur essendo di origini italiane, Vincenzo è nato e cresciuto in Germania. Qui ha avuto luogo tutta la sua carriera, pertanto solo gli appassionati di calcio tedesco avranno seguito il lungo percorso che lo ha portato a vestire il numero dieci della Nazionale.

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Radici profonde

Vincenzo Grifo nasce Pforzheim, poco lontano da Stoccarda, nel 1993, da madre leccese e padre agrigentino. Nonostante sia nato in Germania, Vincenzo trascorre le sue vacanze in Italia, paese con il quale non perde mai davvero il contatto. Da bambino sogna di vestire la maglia dell’Inter e quella degli Azzurri, come se il panorama calcistico in cui è immerso per la maggior parte dei suoi primi anni di vita non lo sfiorasse minimamente. Inizia a muovere i suoi primi passi nelle giovanili del Karlsruher SC, nelle cui giovanili resta per appena un anno, prima di essere notato e comprato dall’Hoffenheim. Qui disputa le sue prime partite nel calcio professionistico, prima con la squadra B e poi con la prima squadra, trovando stabilmente nel ruolo di ala sinistra il suo spazio prediletto.

Nelle sue due stagioni consegue obiettivi quali l’esordio e la doppia cifra di presenze nel campionato maggiore, ma il poco spazio non gli consente di affermarsi più che come una riserva. L’anno di prestito al Francoforte, in serie B tedesca, gli permette di conseguire finalmente una certa regolarità come titolare. Qui, Grifo si scopre anche un discreto trequartista, giocando in questo ruolo circa la metà delle 33 partite disputate in totale. Al termine della stagione avrà all’attivo sette gol e nove assist. Saranno però le due stagioni successive, dopo il passaggio ufficiale al Friburgo, a permettergli definitivamente di farsi conoscere. Le sue 64 partite disputate sono corredate da 23 gol e 27 assist, oltre a una promozione conquistata da protagonista.

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Un passo falso e il ritorno all’Hoffenheim

Nell’estate del 2017, viene ceduto per sei milioni al Borussia Mönchengladbach. Quello che sembra un passaggio chiave nella sua carriera ad un club storicamente così importante, inizia con un brutto presagio: un infortunio che lo tiene lontano dal campo per le prime sei partite. Anche il resto della stagione, purtroppo, non va come sperato. Grifo colleziona 17 presenze, delle quali circa la metà soltanto per piccole frazioni della partita. Gli appena quattro assist e zero gol sono un bottino troppo misero per la dirigenza, che lo lascia partire a fine anno per fare ritorno all’Hoffenheim.

La scelta di tornare al club che lo aveva consacrato al calcio “dei grandi” pare fin qui essersi rivelata azzeccata: pur venendo utilizzato quasi sempre come riserva, nelle prime sei partite si è già sbloccato, segnando una rete e servendo due assist. È in questa fase di rinascita che Mancini decide di convocarlo per l’amichevole contro gli Stati Uniti, nonostante le sue (rare) precedenti esperienze con la Nazionale giovanili non fossero state particolarmente entusiasmanti. La partita di martedì contro l’undici a stelle e strisce lo ha visto subentrare a Federico Chiesa all’inizio del secondo tempo. La prestazione, soprattutto considerando i grossi dubbi che all’alba della sua convocazione avevano cosparso le pagine dei giornali sportivi, è apparsa nel complesso positiva. Il suo ingresso in campo ha rilanciato l’attacco azzurro, in evidente stato di crisi. Grifo ha contribuito positivamente alle incursioni in area avversaria e ha persino sfiorato la rete prima del gol decisivo di Politano.

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(Claudio Villa/Getty Images)

Nel futuro di Grifo

Per quanto visto finora, è difficile determinare quale potrebbe essere il futuro di Vincenzo Grifo, sia per quanto riguarda la carriera a livello di club che quella in Nazionale. I risultati ottenuti finora non possono essere considerati eccezionali. L’entusiasmo, sembra evidente, potrà eventualmente nascere solo da performance positive di Grifo stesso. Tuttavia la sua versatilità, che gli permette di giocare come ala su entrambe le fasce e come trequartista, potrebbe rivelarsi preziosa in un attacco azzurro che dal canto suo è apparso in grave difficoltà, riuscendo a trovare la rete con inquietante rarità.

Grifo trova i propri principali punti di forza nella discreta potenza del tiro di destro e nella precisione su calcio piazzato, che gli hanno consentito di realizzare diverse reti su punizione. La buona visione di gioco, maturata nel gran numero di partite giocate da trequartista, lo rende anche un ottimo assist-man. Nel caso Roberto Mancini dovesse decidere di continuare a dargli possibilità con la Nazionale, non potremmo che augurargli (e naturalmente augurarci) tutto il meglio.