La crescita è bassa e il debito troppo alto. Un paradigma rovesciato quello dell’Italia, che esce con le ossa rotte dalle ultime reazioni dei mercati. Le borse sono in calo, ma l’osservato speciale resta lo spread, che ha raggiunto i 335 punti. Una vetta dalla quale osservare la definitiva bocciatura dell’Ue alla Manovra di bilancio per il 2019. «Ovviamente sono preoccupato», è il commento del nostro ministro dell’economia, Giovanni Tria. E mentre la curva dello spread supera i propri limiti analitici come non faceva dal 2013, l’Europa parla di aprire una procedura per deficit eccessivo. 

Nel 2011 la crisi finanziaria è entrata nelle case di tutti dalla porta d’ingresso e ha portato con sé termini tecnici che ormai fanno parte della conversazione quotidiana. Spread è uno di questi, e segnala, in breve, quanto i titoli di stato italiani siano considerati più rischiosi di quelli tedeschi. È, in sostanza, un numero, senza virgole e percentuali, che rappresenta il grado di fiducia che lo Stato suscita nei mercati. Più è alto, più elevati saranno gli interessi e il rendimento dei titoli emessi, e quindi anche il costo del debito per lo Stato. Debito che deve essere tenuto sotto controllo, tolte le ovvie ragioni, anche in virtù degli accordi stipulati fra i paesi membri dell’Unione Europea. Accordi che il governo italiano ha deciso di mettere in secondo piano per realizzare la «manovra del popolo» che, secondo Bruxelles, prevede «un non rispetto particolarmente grave delle regole di bilancio». In particolare, l’Italia ha in programma un peggioramento del saldo strutturale dello 0,8% del Pil, nonostante il Consiglio raccomandasse di migliorarlo dello 0,6%. La procedura per il debito pare «giustificata»: aumentare il fardello del debito sulle spalle degli italiani «porterà nuova austerità», dice il commissario Pierre Moscovici. «Da dove viene la crescita aggiuntiva? Chi pagherà il costo delle maggiori spese?».

Moscovici, commissario agli Affari economici, e Tria, ministro dell’economia. Foto: Ansa.

Boccia la manovra giallo-verde anche l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il rapporto annuale dell’istituzione parigina colloca le stime di crescita dell’Italia a un livello inferiore a quello stimato dal governo: la crescita si fermerà allo 0,9% nel 2019 e nel 2020, e non arriverà al 1,5% per il prossimo anno e all’1,6% per quello successivo, come stimato invece dal governo. Anche gli investimenti da parte delle imprese e la domanda dall’estero sono visti in rallentamento. La legge di Bilancio porterà il rapporto deficit/pil al 2,5% nel 2019 e al 2,8% nel 2020, con una traiettoria ascendente del debito pubblico. L’Organizzazione condivide le misure di contrasto alla povertà, ma è necessaria una disciplina dei conti: «i benefici in termini di crescita saranno pochi, soprattutto nel medio termine». Piuttosto che investire tanto nel reddito di cittadinanza, sarebbe opportuno proseguire con il lavoro fatto sul Rei, il reddito di inclusione, e prima di tutto rimettere mano all’intero sistema occupazionale, accelerare le riforme per favorire la ricerca di lavoro e i programmi di formazione. Nessuna condivisione, invece, sulla linea delle pensioni. Quota 100 ha un costo che ricadrà tutto sui più giovani. «La riduzione dell’età di pensionamento peggiorerà le disuguaglianze tra generazioni, aumentando una spesa pensionistica già alta e rallentando la crescita sul lungo periodo, riducendo la popolazione in età lavorativa». E ancora: «I consumi rallenteranno, visto che il rallentamento della crescita dell’occupazione e l’inflazione crescente limiteranno il guadagno di potere d’acquisto delle famiglie, superando l’effetto positivo della politica fiscale espansiva voluta dal governo».

La curva nera segnala l’andamento del PIL, discendente, le colonne verdi l’occupazione, in calo. Foto: Ocse.

Infine, la crescita dello spread incide anche sui tassi dei mutui, in rialzo, e sulle banche, che soffrono per la perdita di valore dei titoli di stato. Secondo Bankitalia, la ricchezza delle famiglie italiane da giugno si è ridotta del 2%, numero che vale ben 85 miliardi di euro. In breve, cento punti di spread in più equivalgono a trenta punti di interesse in più sui mutui: se lo spread sale, le banche, piene di titoli di stato, vedono ridursi il loro valore, quindi se qualcuno chiede loro un prestito dovranno farselo pagare di più.

Dati: Bankitalia. Foto: La Stampa.

Con un debito arrivato al 132% del Pil, l’Italia sta creando preoccupazione tra gli investitori e incrinando la fiducia nella capacità di tenuta dei conti pubblici. Non solo, la manovra finanziaria espansiva è finanziata in deficit, quindi facendo cassa su ulteriore debito pubblico. La speranza del governo è che garantire un reddito di cittadinanza minimo anche a chi non lavora, fare andare le persone in pensione prima ed estendere la flat tax a commercianti, professionisti e piccoli imprenditori, possano portare ad una crescita dell’economia nel breve periodo in grado di riequilibrare il tutto. Ma la crescita dello spread corre ad una velocità superiore rispetto a quella delle misure espansive figlie delle idee che hanno permesso a Lega e Cinque Stelle di vincere le elezioni. «I movimenti del cosiddetto spread non corrispondono alla vita e all’economia vera del paese», scrive Matteo Salvini su Facebook. «Se gli italiani hanno fame di lavoro, di scuola, di ospedali e di sicurezza, abbiamo il dovere di dare delle risposte senza dover ricevere lettere o sanzioni da parte di Bruxelles». Ma è anche a causa di questa disputa tra Roma e Bruxelles che la condizione di isolamento del paese peggiora e si riduce giorno dopo giorno la fiducia degli investitori nei confronti dell’Italia. La necessità più grande è quella di costruire un dialogo con l’Europa che sia più di uno scambio di lettere, ma le autorità italiane hanno già impostato il confronto con l’Ue nei termini di uno scontro. Che probabilmente durerà ad oltranza, con milioni di italiani trattati come posta di una sfida che sta già causando i primi danni.

Da sinistra, Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Foto: Filippo Monteforte /AFP/Getty Images.

Oggi l’Italia ricorda il caso della Grecia: è una fonte di instabilità per i mercati, e non può crescere se è soffocata dal debito. Il punto ora è evitare di fare passi indietro e vanificare gli sforzi delle passate riforme, che con tutti i loro limiti, erano orientate ad obiettivi contenuti ma realizzabili. Non si può fingere che lo spread alto non sia un problema. Dietro quel numero ci sono cause e conseguenze tangibili. Così come dietro ciascuna manovra c’è una questione pratica che va oltre l’orientamento politico: quella delle coperture.