Calcio internazionale: cosa rimarrà di questo 2018

cosa rimarrà di questo 2018
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Siamo alle battute finali di quest’anno, che è stato ricco di avvenimenti, soddisfacenti per i palati degli intenditori più fini o che abbiano intrattenuto anche il pubblico meno interessato a salida lavolpiana e gegenpressing. Il 2018 è stato l’anno dei mondiali, l’evento calcistico più atteso, pertanto di sicuro ha potuto offrire più spunti del solito, eppure sarebbe sbagliato soffermarsi solo sulla competizione che si è svolta quest’estate in Russia e ha visto trionfare la Francia: i campionati nazionali hanno offerto parecchi spunti e si sono affermate, più o meno definitivamente, alcune delle stelle che illumineranno il panorama calcistico nel prossimo decennio. Passiamo dunque in rassegna alcuni degli elementi che più hanno caratterizzato l’anno che si sta per concludere.

Il 2018 è stato l’anno di Guardiola, ma non abbastanza

Quest’anno, dopo un fallito primo tentativo, il Guardiolismo ha issato la propria bandiera sull’Inghilterra, mettendo, ma solo in parte, a tacere le critiche di una certa pubblico sull’allenatore catalano. Una figura del genere infatti non può che infatti polarizzare l’opinione pubblica: se infatti da una parte c’è chi ha un’opinione al ribasso del tecnico, che “non vince una Champions League dal 2011”, dall’altra si oppone chi gode di poter aver visto un vero e proprio rivoluzionario del gioco del calcio. Il Manchester City ha dominato la Premier League, chiudendo il campionato con un bottino tondo di cento punti. L’acquisto di Ederson si è rivelato determinante, portando in dote all’allenatore quel portiere capace di giocare con i piedi che al Bayern Monaco era Neuer, con una serie a catena di effetti benefici sul gioco della squadra. Il cammino in Champions tuttavia non è stato all’altezza del cammino in campionato e degli obiettivi prefissati: i blu di Manchester infatti si sono dovuti arrestare ai quarti finali contro il Liverpool, che si era rivelata anche in campionato il peggior nemico per la squadra di Guardiola.

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Il 2018 è stato l’anno della Juventus, ancora

In Italia, al contrario, nessuna nuova bandiera si è innalzata: un giorno potremo dire di aver visto nascere il Sarrismo, ma di doverci essere accontentati di vederlo inconcluso, con il Napoli al secondo posto dietro a una Juventus che si è confermata per la settima volta.
A fine febbraio la prima delle sliding doors vede la compagine torinese superare i Partenopei, in seguito ai big match rispettivamente con Lazio e Roma. Lo scontro diretto di Aprile vede a sorpresa prevalere nel finale gli Azzurri con un gol su calcio d’angolo di Koulibaly, portando il Napoli a solo due lunghezze dalla squadra di Allegri, un margine che fa ben sperare viste le sfide che prevede il calendario dei bianconeri, che devono giocare contro Inter e Roma. Alla fine però la Juve riesce a prevalere in entrambe le sfide mentre il Napoli perde malamente a Firenze, e lo scudetto prende per la settima volta consecutivamente la direzione di Torino. Vista la mancata vittoria della Champions League, da cui la squadra di Allegri viene eliminata dopo essere riuscita a rimontare, al Bernabeu, il secco passivo di tre gol a zero subito a Torino, per il rigore a fine partita concesso ai Blancos, e che lo scudetto sembra quasi ormai scontato per i tifosi bianconeri, possiamo dire comunque che quest’ultimo non è stato la cosa più importante a prendere la direzione di Torino, quest’anno. Il trasferimento di Cristiano Ronaldo alla Juventus è stato infatti qualcosa di epocale per la serie A, come è stato benissimo descritto in questo articolo di Eugenio Guido.

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(Photo by Valerio Pennicino – Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

Il 2018 è stato soprattutto l’anno di Luka Modric, a sorpresa

Il 2018 ha visto tornare al solo voto dei giornalisti l’assegnazione del Pallone d’oro, che dal 2010 era stato fuso insieme al Fifa World Player e alle sue modalità di votazione. Non si può trascurare che questo sia stato un fattore, insieme al fatto che questo sia stato l’anno del mondiale, un mondiale in cui sia Cristiano Ronaldo che Leo Messi non si sono stati sotto i riflettori, per cui per la prima volta dal 2008 nessuno dei due giocatori sopra citati è stato quello a portarsi a casa l’ambito premio: il Pallone d’Oro se lo è infatti aggiudicato Luka Modric. Il talentoso centrocampista di Zara si è visto sia riconoscere come elemento chiave del centrocampo del Real Madrid, vincitore per la terza volta della Champions League, che certificare la nomina a miglior giocatore della rassegna mondiale di Russia, dove ha portato la Croazia fino alla finale del torneo, poi sconfitta dalla Francia.

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Il 2018 è stato l’anno della Francia, comunque

Perché, comunque, i successi nei campionati nazionali vanno in secondo piano di fronte a quel concentrato di emozioni che rappresenta il mondiale e perché, comunque, a vincere sono stati i transalpini. La nazionale Blues partiva già con i favori del pronostico, dopo essersi vista scippata della vittoria in casa degli Europei, due anni fa. Superato il girone agilmente, la Francia prima elimina l’argentina di un poco ispirato Leo Messi, superandola in un pirotecnico 4-3 dopo essersi ritrovata a inseguire; supera poi di misura Uruguay e Belgio e in finale, infine, sconfigge la Croazia 4-2, con le reti di Pogba, Griezmann, Mbappè e un autogol di Mandzukic. Didier Deschamps è stato bravo a trovare il modo per far esprimere al meglio il talento individuale degli elementi a disposizione, sollevando i suoi uomini da compiti di costruzione e preferendo che l’undici schierato avesse un atteggiamento più reattivo nei confronti degli avversari. La squadra disegnata infatti preferiva chiudersi e compattarsi nella proprie metà campo, per poi risalire il campo grazie, tra le altre, alle potenzialità di quei tre giocatori che poi sono risultati decisivi in finale; fondamentali per la vittoria della competizione sono stati poi gli accorgimenti presi durante il torneo, quali le maglie da titolare affidate a Matuidi, che muovendosi tra i ruoli di esterno e mezz’ala sinistra ha aumentato l’equilibrio della squadra, e a Giroud, utile per risalire il campo con i lanci lunghi qualora si ritenesse troppo rischioso uscire dalla difesa con il possesso palla.

Il 2018 è stato l’anno di Mbappè, soprattutto

Se infatti ci chiedessimo chi è che ha aumentato le proprie quotazioni rispetto a un anno fa, non potremo fare altro che rispondere, tutti in coro, Kylian Mbappè. L’attaccante transalpino è stato uno dei migliori giocatori del mondiale, spiccando nell’ottavo finale contro l’Argentina e nella finale con la Croazia, oltre che nella sfida dei gironi con il Perù. Non solo: il giocatore nato a Bondy è, dopo Pelè, l’unico under venti ad aver mai siglato una doppietta nella fase finale dei mondiali e ad aver segnato in finale. Il giovane attaccante francese poi nell’arco dell’anno si è imposto nel decisamente poco competitivo undici del PSG, dimostrando non solo di valere la spesa complessiva di 180 milioni effettuata dal presidente del PSG, Nasser Al-Khelaïfi,  ma grazie alle sue prestazioni sul campo e all’hype che si è creato intorno al suo futuro la sua valutazione, secondo il CIES, sarebbe di 216,5 milioni, la più alta al mondo. Non sorprende quindi che Mbappè si sia classificato al quarto posto della classifica per il Pallone d’Oro, d’avanti a Leo Messi, e aggiudicato la prima edizione del Trofeo Kopa, la versione relativa agli under ventuno.

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Un solo pezzo non basta per raccontare un’annata così ricca. Non si è parlato, per esempio, dell’ennesimo successo in Bundesliga del Bayern Monaco, o, passando a qualcosa che non si vedeva più da tempo, del ritorno in Champions League dell’Inter, grazie alla garra charrùa di Vecino direbbero Adani, o grazie a Mauro Icardi votato giocatore dell’anno della Serie A; non si è parlato nemmeno bene di Leo Messi, che con quarantacinque gol in cinquantaquattro presenze ha portato il Barcellona ad affermarsi in Liga ed in Coppa del Re. Non si è fatta menzione poi, tra l’altro, del Superclasico in finale di Libertadores o dell’avvento di Mancini in Nazionale, argomenti già trattati in queste pagine. Tra i giocatori emergenti infine, una menzione la merita l’inglese del Borussia Dortmund Jadon Sancho, già autore di sette gol in stagione e che, probabilmente, l’anno prossimo troverà più spazio in un articolo simile. In attesa di vedere cosa ci regalerà il 2019, buon anno!

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Pasquale Cortese

Interista nato, cresciuto a pane e serie tv. Quando non sono troppo impegnato a costruirmi l'armatura di Iron Man, perdo tempo a scrivere opinioni non richieste su calcio e sport in generale. Studio Ingegneria dell'Automazione presso il Politecnico di Milano.