Gli infortuni “stupidi” nel calcio

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Durante la carriera di un calciatore, una delle sfortune peggiori è rappresentata dagli infortuni: partite perse (a volte intere manifestazioni), cure mediche, necessità di rientrare in condizione, rischio di perdere il posto. A volte, però, alla sfortuna dello stop per infortunio, si aggiunge l’assurdità con cui arriva. Sul campo o lontano dal gioco, non mancano, certo, episodi di infortuni “stupidi”. Alcuni tali per le coincidenze che l’hanno causato. Altri paradossali. Altri ancora realmente ridicoli, al limite del credibile.

In ordine di tempo, uno dei casi simili più recenti è l’infortunio accorso ad Alfie Mawson, difensore inglese del Fulham, squadra allenata da Claudio Ranieri. Il centrale, dopo una lunga gavetta, è riuscito a mettersi in mostra nello Swansea, prima di essere acquistato dai Cottargers all’inizio di questa stagione per circa 15 milioni di euro. Diventato un punto fermo nello scacchiere di Ranieri, il giocatore è fermo dal 29 dicembre per un infortunio al ginocchio procuratosi mentre… si allacciava gli scarpini!

Fuori dal campo

Certo, sul terreno di gioco, per un calciatore infortunarsi è statisticamente più probabile. Ma è sicuramente fuori dal rettangolo di gioco che gli infortuni stupidi hanno una risonanza maggiore. Un esempio? Santiago Cañizares. Impossibile non ricordare l’infortunio che gli precluse la partecipazione ai mondiali di Giappone e Corea del 2002 che avrebbe, peraltro, giocato da titolare. I cocci di una bottiglietta di un dopobarba caduto a terra gli provocarono una lacerazione al tendine dell’alluce. Infortunio sicuramente intempestivo, sfortunato, ma anche, e soprattutto, stupido.

Non ci sono conferme ufficiali, ma l’alone di mistero ne aumenta la singolarità e la “stupidità”. Alessandro Nesta, nel lontano 2005, dovette fermarsi per un infortunio alla mano, più precisamente al tendine del pollice. Pare che a causare il problema e lo stop fu il controller della PlayStation, con cui il giocatore era solito passare il tempo durante i ritiri. Il difensore sicuramente si fece perdonare vista la carriera al Milan e con la Nazionale, ma l’inserimento tra gli infortuni stupidi non poteva mancare.

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Alessandro Nesta. Foto acmilan.com

Con 65 cartellini gialli in 268 partite di Premier League (in pratica un cartellino ogni quattro partite), David Betty è stato uno dei centrocampisti più arcigni che abbiano calcato i campi della prima divisione inglese. Pur avendo vinto in due occasioni la Premier, il giocatore viene ricordato per l’assurdo infortunio patito a causa di un investimento. Niente a che fare con incidenti stradali: a causargli un lungo stop, dovuto alla rottura del tendine d’Achille, fu il figlio che lo travolse con un… triciclo.

In campo

Non sempre è l’intervento di un’avversario a causare infortuni, più o meno gravi, ai giocatori. Anche in campo, infatti, non mancano episodi di infortuni “stupidi”, che in realtà sono, spesso, assurde coincidenze o un movimento sbagliato, dovuto alla foga del momento.

Ne sa qualcosa Domenico Giampà che il 24 ottobre 2004, durante Messina-Lecce, a causa di un contrasto di gioco con un difensore della compagine pugliese finì contro i cartelloni pubblicitari, causandosi un taglio di venti centimetri alla coscia, con interessamento del muscolo, ma, per fortuna, non dell’arteria femorale. 147 punti di sutura e poco meno di tre mesi di stop, prima di tornare al calcio giocato.

Si sente spesso dire che un giocatore venga ubriacato dai dribbling dell’avversario di turno. Molto peggio è andata ad Alexandre Oukidja, l’attuale portiere del Metz che nella scorsa stagione difendeva i pali dello Strasburgo in Ligue 1. Il 17 gennaio, durante la sfida fuori casa contro l’Olimpique Marsiglia, il portiere si è procurato un infortunio al ginocchio che lo ha tenuto fuori dal campo per circa un mese. La causa? I dribbling di Dimitri Payet, che hanno disorientato l’estremo difensore in disperata uscita così tanto, da fargli prendere l’equilibrio e cadere. La beffa nella beffa? L’azione si è conclusa con il gol, che ha fissato il risultato sul definitivo 2-0 per i marsigliesi.

Infortunio “stupido” e dolorosissimo, occorso sul rettangolo di gioco, è anche quello patito dall’ex centrocampista Paulo Diogo. La causa? Un mix di sfortuna, eccessiva esultanza e negligenza sulle regole circa gli accessori consentiti in campo. Dopo aver servito un assist vincente, durante i festeggiamenti per la rete segnata dal compagno di squadra, il giocatore svizzero con origini portoghesi si è arrampicato sulla rete divisoria tra campo e spalti. Nello scendere, la fede nuziale impigliata nella rete gli recise due falangi dell’anulare. Anche qui la beffa: oltre al dito (poi totalmente amputato) l’arbitrò ammonì il centrocampista per perdita di tempo.

E non solo

Sembra impossibile, ma gli infortuni stupidi non si limitano a una suddivisione dentro e fuori dal campo. Anche panchina e spogliatoio hanno fatto da cornice a infortuni decisamente stupidi.

Uno dei portieri più amati dai tifosi del Milan, Nelson Dida, è stato capace di infortunarsi alla schiena stando seduto. A dirla tutta, la stagione 2007/2008 non era stata il massimo sin dall’inizio per il brasiliano. Un mix tra errori e infortuni gli fecero perdere i galloni da titolare a favore dell’australiano Željko Kalac. Quest’ultimo era in campo quando, in Parma-Milan del 16 febbraio 2008, a fine primo tempo, il compagno Dida, alzandosi dalla panchina per tornare negli spogliatoi, rimase bloccato, colpito dal colpo della strega, come confermò Mister Ancelotti nella conferenza post partita. Fu necessaria la barella per permettere all’estremo difensore rossonero di raggiungere gli spogliatoi.

Antonio Chimenti, a 38 anni, dopo aver difeso le porte di diverse squadre italiane (anche di Serie A) si trovò davanti la chance della vita. Nella stagione 2009/2010 partiva come terzo portiere della Juve, dietro Buffon e Manninger. Complici gli infortuni che colpirono i colleghi, Chimenti si ritrovò titolare, fino a Sampdoria-Juventus del 21 marzo 2010. A fine partita, negli spogliatoi, nervoso a causa di un suo errore che costò la sconfitta per uno a zero ai bianconeri, sferrò un pugno a un tavolino per sfogarsi. Risultato? Mano fratturata ed esperienza da titolare finita. Fortuna per la Juve che, almeno, Manninger, riuscì a recuperare per la partita successiva.

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A chiudere la nostra trafila di infortuni “stupidi” è un’altra conoscenza del Campionato italiano: Emerson, talentuoso centrocampista brasiliano con esperienza in squadre quali Milan, Real Madrid, Juventus e Roma. Nel 2002, dopo il secondo posto conquistato in Serie A con i giallorossi, Emerson si apprestava a guidare il “suo” Brasile nei Mondiali di Giappone e Corea. A freddare gli entusiasmi furono dei guanti da portiere. Emerson, come ammise candidamente, era solito mettersi in porta in alcune partitelle con i connazionali, durante la preparazione pre-Mondiali. Un tuffo andato male e la spalla destra lussata gli negarono la possibilità di partecipare alla competizione iridata, vinta proprio dal Brasile.

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Eugenio Guido

Nato a Cosenza nel 1987, dopo il Liceo Scientifico, ho intrapreso la carriera universitaria nella Facoltà di Giurisprudenza, senza terminare gli studi. Appassionato di sport, tecnologia e cucina, ho vissuto in Belgio per sei mesi, durante i quali ho perfezionato la mia conoscenza della lingua francese. Lavoro con passione nel settore automotive come Digital Manager.