Gallinari si è ripreso i Clippers

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Alzi la mano chi avrebbe immaginato che, a questo punto della stagione, la squadra di Los Angeles più vicina ad assicurarsi un posto ai playoff sarebbero stati i Clippers. Se infatti i Lakers di Lebron James sembrano ormai definitivamente fuori dalla corsa ai playoff, la squadra storicamente meno prestigiosa della città degli Angeli attualmente occupa l’ultimo slot disponibile per accedere alla postseason, con qualche gara di vantaggio sui Sacramento Kings.

Per i Clips si tratta certamente di una stagione di transizione: dopo il mancato accesso ai playoff dello scorso anno e la partenza di DeAndre Jordan nel mercato estivo, poteva dirsi finita l’era Lob City. Il soprannome individua un gruppo storico di giocatori che privilegiava l’esecuzione di alley-oop, ossia schiacciate al volo dopo un passaggio lob. Oltre a Jordan, era composto anche Chris Paul, Blake Griffin, J.J. Redick e Jamal Crawford. Con questi giocatori i Clippers erano riusciti a qualificarsi per i playoff per sei stagioni consecutive, raggiungendo tre semifinali di conference. Si tratta di un risultato di immenso valore per una franchigia che nella sua storia si era qualificata solo altre cinque volte, ed è dunque comprensibile la portata del vuoto lasciato dall’addio dei suddetti giocatori nel corso delle ultime due stagioni.
Quest’anno ha quindi assunto una valenza fondamentale per capire quali atleti avrebbero rappresentato degli asset certi, in modo da farne la chiave di volta del nuovo nucleo della squadra o anche da cederli in scambi vantaggiosi. Tra queste certezze, senza dubbio, c’è Danilo Gallinari, che con nove anni di esperienza è ormai un veterano della lega e che per la qualità delle sue prestazioni sta vivendo la miglior stagione della sua carriera.

Gallinari clippers

Gallinari con la maglia dei Clippers. Foto: Nba.com

Un’annata da dimenticare

Il talento di Sant’Angelo Lodigiano è approdato ad L.A. nel luglio del 2017 nell’ambito di un doppio sign-and-trade che ha coinvolto Clippers, Hawks e Nuggets. Si tratta di una formula che prevede il rinnovo di un giocatore in scadenza di contratto e la sua immediata cessione ad un altra squadra: in questo caso i Clippers hanno ottenuto Gallinari dai Nuggets, che a loro volta ricevuto Paul Millsap dagli Hawks. Alla squadra di Atlanta, in cambio, arrivavano Jamal Crawford e Diamond Stone da Los Angeles e scelte al draft da parte di entrambe le squadre.
Con un contratto da 60 milioni in tre anni, il Gallo diventava lo sportivo più italiano pagato al mondo, superando Graziano Pellè, e si candidava al ruolo di secondo violino offensivo dietro a Blake Griffin. Dopo neanche un mese dalla firma, però, è arrivato il primo imprevisto. Durante un amichevole della Nazionale, disputata contro l’Olanda, Gallinari è coinvolto in una rissa con un avversario e lo colpisce al volto con un pugno, rompendosi la mano. L’infortunio lo costringe a saltare l’Europeo, attirandosi le ire dei tifosi azzurri, ma viene smaltito in tempo per l’inizio della scorsa stagione.

Dopo neanche un mese di gare ecco un nuovo stop a causa di un problema al gluteo, superato completamente solo a fine gennaio. Proprio in quel periodo i Clippers cedevano Blake Griffin ai Detroit Pistons: lui e Gallinari hanno giocato insieme appena una decina di partite. Dopo qualche settimana una nuova frattura alla mano destra terminava anticipatamente la stagione di Danilo, con la magra cifra di appena 21 gare disputate su 82. Si tratta forse della stagione più sfortunata della sua carriera, in cui anche il rendimento è stato ben al di sotto delle aspettative. Il dato più significativo riguarda il tiro da tre punti: Danilo ha tirato col 32% dall’arco, rimanendo sotto alla sua media in carriera di cinque punti percentuali.

Fino a quest’estate si poteva parlare tranquillamente di esperimento fallito, date le performance deludenti, la mancanza di integrità fisica (forse aggravata da una gestione non proprio eccellente del recupero) e soprattutto il contratto pesantissimo del giocatore: nella scorsa stagione ha percepito 21 milioni, costando alla franchigia lo sproposito di un milione a partita disputata. Una sottotrama piuttosto simbolica della disastrosa stagione dei Clippers, conclusa con il mancato accesso ai playoff e con due sole partite con il roster al completo.

Don’t call it a comeback

Le premesse per questa stagione erano quindi tutt’altro che incoraggianti, ma contro ogni aspettativa Gallinari sta avendo un vero e proprio career year. Al momento il giocatore lombardo sta viaggiando a 19,5 punti di media con il 44% da tre punti su almeno 5 tentativi a partita: sono cifre da All-Star, e la precisione dall’arco non è lontana da quella di un mostro sacro come Stephen Curry. Non tirava così bene da lontano dal suo primo anno nella lega, in cui era sostanzialmente uno specialista delle triple. Il Gallo ha assunto un ruolo fondamentale nel sistema offensivo di Doc Rivers. Il coach spesso mette in campo un quintetto “piccolo” in cui l’italiano copre il ruolo di centro, pur giocando abitualmente da ala. Si tratta di una soluzione poco ortodossa, che permette di aprire il campo in maniera letale: il lungo avversario è costretto ad allontanarsi dal ferro, vista la pericolosità del Gallo dall’arco, e questa situazione permette di creare spazi per le penetrazioni. Il sapiente uso di blocchi senza palla, poi, consente a Gallinari di prendersi molti tiri aperti da tre, data la difficoltà per un giocatore abituato a giocare sotto canestro a passare attraverso dei blocchi lungo il perimetro. Tuttavia non si tratta di una strategia applicabile per 48 minuti, per ragioni di equilibrio difensivo e di presenza a rimbalzo. L’italiano non è un rimbalzista e non è in grado di marcare centri di alto livello per troppo tempo.

Gallinari è l’unico giocatore con un minutaggio superiore a trenta minuti. Oltre che un segno della sua ritrovata condizione fisica, è anche un simbolo del ruolo da leader che ha assunto all’interno di una squadra con tanti giocatori di talento ma priva di un vero e proprio top player. Si tratta di un gruppo che ricorda, in piccolo, gli Hawks del 2014-15 o i Nuggets del 2012-13, che avevano proprio Gallinari a roster. Ora che i playoff sono a portata di mano, per il cestista azzurro si presenta l’occasione di dimostrare che la scorsa annata sia stata solo uno scivolone e che possa continuare a giocare a questi livelli, che aveva già lasciato intravedere nel corso delle ultime due stagioni trascorse a Denver.

Futuro incerto

Nonostante la grande stagione che sta disputando, la permanenza di Danilo a Los Angeles è tutt’altro che scontata. Molto sarà deciso al termine della stagione, valutando se la squadra riuscirà effettivamente ad assicurarsi l’ultimo posto per la qualifica ai playoffs (al momento sono nettamente favoriti) e da come si comporteranno nei suddetti. Probabilmente si troverebbero ad affrontare i sorprendenti Nuggets di Jokic o la corazzata dei Golden State Warriors di Curry all’ultimo giro di giostra prima di probabili addii pesanti nel roster. In entrambi i casi si tratta di avversari temibili: un passaggio del turno (ma anche riuscire a giocarsela fino a gara 6 o gara 7) potrebbe convincere definitivamente il front office della competitività del gruppo attuale e frenare il processo di ricostruzione. La sorprendente cessione di Tobias Harris, il miglior realizzatore della squadra, in occasione della trade deadline lascia intravedere come la dirigenza sia ancora orientata verso la ricostruzione, avendo sacrificato uno dei migliori giocatori per acquisire scelte al draft e giovani prospetti come Landry Shamet. Tuttavia non si può ignorare come la squadra abbia giocato quasi meglio da allora, restando in piena corsa ai playoff nonostante una perdita di talento non indifferente.

Se ciò non dovesse bastare, Gallinari è certamente uno tra quelli con più probabilità di finire sul mercato durante la prossima estate: con il valore riacquistato nel corso dell’attuale stagione e la minore onerosità del contratto, in scadenza al termine della prossima, potrebbe essere un’ottima pedina di scambio per arrivare a delle scelte alte al draft o a dei prospetti più futuribili, così come lo è stato Harris prima di lui. Di sicuro, se riuscirà a mantenere questo livello di gioco, sarà oggetto dell’interesse di diverse squadre. E la Nazionale, fresca di qualificazione ai Mondiali, aspetta…

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Davide Romeo

Sono nato a Palermo, vivo a Varese, studio Giurisprudenza a Milano. Scrivo di sport per TheWise Magazine e La Giornata Tipo.