Lo scontro tra Salvini e la Chiesa: quando la religione diventa politica

42 Condivisioni

I casi delle navi Sea Watch 3 e Alan Kurdi hanno riacceso lo scontro tra Matteo Salvini e le ONG, e l’eco mediatica che le vicende hanno ricevuto ha fatto riaprire un’altra linea di fronte: quella dell’annoso conflitto tra Stato e Chiesa, in particolare dello scontro tra Salvini e la Chiesa. L’8 luglio scorso, durante la messa in occasione dell’anniversario della sua visita a Lampedusa, Papa Francesco ha incentrato la predica sull’importanza dell’accoglienza verso i migranti, schierandosi così – seppur non direttamente – contro la politica adottata dal Viminale nei giorni precedenti. In effetti, nonostante il ministro dell’Interno Matteo Salvini faccia un ampio uso della religione nella propria comunicazione – basti ricordare il giuramento sul Vangelo o l’uso del rosario durante due comizi – le critiche che riceve da chi rappresenta quella stessa religione non sono una novità. Eppure, nello scontro tra Salvini e la Chiesa una buona parte dell’elettorato cattolico continua ad appoggiare il leader leghista, schierandosi dalla sua parte perfino nelle critiche al Papa. La Bestia leghista (come è noto il gruppo che si occupa della comunicazione della Lega e del vicepremier), è infatti riuscita a delegittimare il clero, e a proporre invece il Ministro dell’Interno come rappresentante del cattolicesimo.

salvini chiesa

Matteo Salvini durante il comizio elettorale in cui giurò sul rosario. Foto: Afp.

Lo scontro Salvini-Chiesa e la delegittimazione del clero

Bisogna dire innanzitutto che questo “elettorato cattolico” è più consistente di quello che si potrebbe immaginare: anche se si può avere l’impressione che il sentimento religioso si sia affievolito, secondo una ricerca del Pew Research Center l’80% degli italiani si definisce cristiano, rendendoci così uno dei Paesi più credenti dell’Europa occidentale. Ecco perché nello scontro tra Salvini e la Chiesa il primo non può permettersi di uscire sconfitto. Sono tre le ragioni che permettono al Ministro dell’Interno di spuntarla sull’avversario, e tutte hanno alla base il tentativo di delegittimare l’autorità stessa del clero.

La prima ragione che nello scontro tra Salvini e la Chiesa permette al leader leghista di prevalere è forse la più banale ed evidente, e cioè il legame che storicamente esiste tra l’area politica di destra e la religione cattolica. La maggior parte del clero non sembra però avere alcuna intenzione di essere associata all’estrema destra di Salvini, che sfrutta proprio questo rifiuto per poter attuare un’opera di politicizzazione della Chiesa. Bergoglio e chi con lui predica l’apertura nei confronti dei migranti viene indirettamente accusato di invadere il terreno della politica per schierarsi apertamente con la sinistra. Insomma, non è la Lega di Matteo Salvini che ha un’idea completamente sbagliata di religione cattolica, ma è la Chiesa che ha deciso di fare politica e di venire meno alla propria tradizione e identità, perdendo di vista i valori cattolici di un tempo. Per capire quanto abbia avuto successo questa strategia comunicativa basta leggere i commenti al post di Facebook in cui il leader leghista commenta l’idea della messa di preghiera per Carola Rackete, organizzata (e poi annullata) da un prete della provincia di Pavia: non sembra che alcuni dei cattolicissimi cittadini del nostro Paese abbiano apprezzato l’idea.

salvini chiesa

Il post su Facebook in cui Matteo Salvini faceva riferimento alla messa organizzata per Carola Rackete.

Il secondo motivo che nello scontro tra Salvini e la Chiesa permette al Ministro dell’Interno di incassare l’appoggio dell’elettorato cattolico e screditare i suoi avversari è la trasformazione della Chiesa in un’istituzione politica di sinistra. Diventa possibile replicare anche in questo caso l’equivalenza popolo-élite che ha aiutato populisti e sovranisti a salire al governo: secondo la retorica salviniana il cristianesimo promosso dalla Chiesa sarebbe ormai quello di un’istituzione che si è allontanata dalle fasce più bisognose della popolazione, a cui in realtà il messaggio evangelico sarebbe originariamente diretto. I frequenti appelli del Papa e dei vescovi ad accogliere i migranti sarebbero solo un segno di ipocrisia, perché loro non possono sapere quali siano le reali condizioni di vita di quel popolo a cui si rivolgono i sovranisti. Se lo sapessero, capirebbero l’importanza di chiudere i porti.

Una volta che il clero viene delegittimato in questo modo, si arriva facilmente al passo successivo: se la Chiesa ha tradito il messaggio evangelico originario schierandosi dalla parte dell’élite, il vero cattolicesimo che si rivolge al popolo è quello sostenuto da Salvini. È il cattolicesimo del popolo perché Salvini si comporta come un cristiano del popolo (se mai ci possa essere uno “standard” di cristiano del popolo): spesso il leader leghista afferma di parlare «da cristiano», di «pregare» e così via. Inoltre, secondo la retorica leghista il messaggio di accoglienza verso i migranti che promuove la Chiesa andrebbe paradossalmente contro il credo cattolico, perché non farebbe altro che favorire gli scafisti e lo sfruttamento dei migranti. La chiusura dei porti sostenuta da Salvini, invece, avrebbe lo scopo di salvare delle vite umane evitando inutili e rischiosi viaggi in mare. C’è poi una motivazione identitaria che fa apparire il cattolicesimo di Salvini come più autentico. Il vicepremier ha fatto suo lo slogan «prima gli italiani», e nella sua strategia comunicativa cerca sempre di presentarsi come un uomo profondamente legato ai valori del proprio Paese. Uno di questi sarebbe proprio il cattolicesimo, inteso nella sua forma più conservatrice e tradizionalista, che a quanto pare è la forma in cui ancora si riconosce una buona parte della popolazione cattolica italiana. Mentre la politica di accoglienza del Papa metterebbe a repentaglio l’identità italiana permettendo l’arrivo di immigrati di un’altra religione e di un’altra cultura, il Ministro dell’Interno cercherebbe invece di preservare questa identità, tenendo fuori tutto ciò che può minacciarla. La conclusione implicita di questo scontro tra Salvini e la Chiesa, conclusione tristemente facile da fare per chi ascolta il vicepremier leghista, è che il Papa non sarebbe più una guida religiosa affidabile: solo il Ministro dell’Interno sarebbe l’ultimo baluardo della vera religione cattolica.

Separare la religione dall’estrema destra: una questione anche di buonsenso

È vero che i tempi sono cambiati: la Chiesa – nel bene o nel male – non ha più la stessa influenza sulla società che aveva una volta e un suo eccessivo “interventismo” sullo scenario politico non sarebbe accolto con favore, oltre al fatto che forse si presterebbe solo al gioco politico di Salvini. Bisogna anche dire che a contribuire a un peggioramento della situazione è la scollatura tra cristianesimo e Chiesa che è andata via via aumentando negli ultimi anni: le due cose non sempre e non per tutti coincidono, il che lascia ampio spazio di manovra a Salvini per continuare ad agire in completo contrasto con quanto predica il clero. Forse la Chiesa dovrebbe assumere una posizione più netta nei confronti dei partiti di estrema destra che in alcuni Paesi europei – oltre che in Italia, altri esempi sono in Polonia e in Ungheria – associano la propria immagine alla religione cattolica, di modo da separare nettamente il mondo della politica da quello della religione. Certo non si può negare che distinguere l’uno dall’altro starebbe anche – e forse prima di tutto – nel buonsenso di chi si dichiara credente, che dovrebbe rifiutare da sé il cristianesimo di facciata proposto dalla destra: perché insomma, non serve essere cristiani per capire che Matteo Salvini e le sue politiche sull’immigrazione non sono esattamente un modello di vita cattolica.

42 Condivisioni

Marco Maffeo

Studio Italianistica a Bologna. Appassionato di letteratura, interessato alla politica, spero ingenuamente che la prima possa migliorare la seconda. Scrivo (o cerco di farlo) da sempre, e sogno un giorno di poterlo fare per professione. Vorrei diventare giornalista professionista per poter lavorare in un campo di cui oggi mi pare esserci grande bisogno.