Watchmen, fondamento del fumetto moderno

Watchmen
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Watchmen. Un’opera distopica, cinica e crudele, raccontata attraverso la sceneggiatura di Alan Moore e i disegni di Dave Gibbons, che negli anni Ottanta hanno creato un mondo fumettistico angoscioso, da rifuggere ed evitare, ben lontano da altre opere con protagonisti supereroi e supercattivi. La Marvel di Stan Lee portò con successo l’idea dei “supereroi con superproblemi”, ponendo Spiderman contro Mysterio ma anche contro gli avvisi di sfratto. Moore e Gibbons invece decisero, con i personaggi di Watchmen, di focalizzare i loro supereroi creati per la graphic novel nel loro aspetto quotidiano, dando poco spazio a quello straordinario e avventuroso e giocando con l’archetipo del supereroe classico. I protagonisti di Watchmen, dal Dottor Manhattan al Comico, da Spettro di Seta a Rorschach, sono di fatto gli attori corali di una storia che travolse il genere, diventando fonte di ispirazione per molte altre opere fumettistiche e non. Watchmen si fregia inoltre di numerosi riconoscimenti: tra i tanti, il prestigioso premio Hugo conseguito nel 1988 in una categoria creata ad hoc per l’occasione, Other Forms, dedicata alle opere che non fossero romanzi o racconti brevi. Il premio vinto in questa categoria è stato l’unico mai assegnato, dato che già dall’edizione del 1989 Other Forms non risultava più come categoria del premio Hugo. Oltre a questo riconoscimento unico, Watchmen si fregia del far parte della lista del Time dei cento migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 a oggi.

Uno smiley per un Comico

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Dave Gibbons e Alan Moore nel 1987. Foto: forbiddenplanet.com

Watchmen è una serie a fumetti composta da dodici albi mensili e pubblicata dalla DC Comics tra il 1986 e il 1987, e poi raccolta in un volume unico sempre nel 1987. Per vedere Watchmen in Italia si dovette aspettare la rivista Corto Maltese che ne pubblicò come inserto i dodici capitoli tra il 1988 e il 1990, a cui seguì nel 1993 la raccolta pubblicata in volume brossurato. Nel corso degli anni l’opera è stata riproposta più volte nelle fumetterie italiane in varie versioni, tra cui degne di nota sono l’Absolute Edition pubblicata da Planeta DeAgostini tra il 2007 e il 2009 e l’edizione in albi dell’attuale detentrice dei diritti DC Comics in Italia, la RW Lion, nel 2012. La serie mette in scena dei personaggi originali, ispirati dal gruppo supereroistico dei Peacemaker della Charlton Comics, che in un piano iniziale di Alan Moore sarebbero stati i protagonisti dell’opera, con l’intento di strutturare la storia attorno a dei personaggi caduti nel dimenticatoio. La Charlton Comics era stata acquisita dalla DC Comics nel 1983 e i personaggi dei Peacemaker entrati a far parte della DC Comics, nell’idea originale di Moore, sarebbero stati congeniali all’idea della storia, venendo reinterpretati in chiave drammatica. La casa editrice, però, gli proibì l’utilizzo di tali personaggi e l’autore, di comune accordo con l’illustratore Dave Gibbons, decise di basarsi sul set dei supereroi negati, sviluppando dei propri personaggi inediti e mostrandoli sotto una luce ambigua e plausibile.

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I protagonisti di Watchmen.

L’opera è ambientata in una realtà alternativa simile a quella del mondo reale, negli Stati Uniti del 1985, in piena Guerra Fredda, con la possibilità concreta di una guerra nucleare. In questa realtà ucronica vi sono però dei supereroi che combattono il crimine: tra loro, però, l’unico con effettivi poteri soprannaturali alla pari di una divinità è il Dottor Manhattan, che si rivela una pedina fondamentale per la strategia militare degli Stati Uniti. A lui è dovuto il trionfo degli USA nella guerra del Vietnam, la cui vittoria darà uno slancio di popolarità al presidente Richard Nixon che, nel 1985 raccontato in Watchmen, è in carica alla Casa Bianca con il quinto mandato presidenziale. Dottor Manhattan a parte, gli altri supereroi o presunti tali, godendo di sempre meno popolarità con il passare del tempo, vengono messi al bando con un decreto legge apposito, che li costringe a un pensionamento forzato. Pensionamento che non tocca però il già citato Dottor Manhattan e il Comico, che diventano agenti governativi, e il vigilante Rorschach, che continua a operare al di fuori della legge. E sarà proprio lui, fin dalle prime pagine della graphic novel, a indagare su di un “complotto” mirato a eliminare i vecchi supereroi. Tale complotto si rivelerà qualcosa di ben più orribile, che metterà in discussione la morale dei protagonisti. La loro visione del mondo è quasi sempre cinica e nichilistica, il che fa decadere anche la speranza che muove buona parte degli eroi che spuntano sulle pagine dei fumetti: la speranza di vivere per sempre tramite le loro azioni e di influenzare le persone affinché facciano qualcosa di buono.

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Lo smiley insanguinato diventato simbolo dell’opera.

L’opera di Moore e Gibbons presenta una grandissima varietà di livelli di lettura, riferimenti a opere esterne e dettagli di fondo che per essere notati nella loro totalità necessitano di più letture approfondite. Un intento messo in pratica dagli autori per far risaltare i punti di forza del mezzo fumettistico, contando sull’abilità di Gibbons nell’inserire svariati dettagli nelle vignette che compongono le tavole, dando tempo al lettore di poterle apprezzare ed esaminare al meglio. E, oltre ai dettagli, non è da sottovalutare il simbolismo che accompagna tutti e dodici i volumi di Watchmen fin dalla copertina, caratterizzata dallo smiley insanguinato: il simbolo per eccellenza della serie, alla pari della maschera di Guy Fawkes indossata da V in V per Vendetta o del simbolo del pipistrello per Batman. Lo smiley venne introdotto da Gibbons come accessorio per alleggerire del costume il Comico, dal cui omicidio parte tutta la vicenda. E il simbolo del sorriso per antonomasia diventa nelle mani di Alan Moore e Dave Gibbons un motivo ricorrente, comparendo nei passaggi fondamentali di Watchmen, sia esplicitamente sia nascosto, onnipresente per tutta l’opera, copertine incluse. Il saggio del 2016 Leggere Watchmen (001 Edizioni) dedica un intero capitolo al simbolismo dello smiley insanguinato che, anche se non esplicitamente disegnato, di fatto compare in tutte e dodici le copertine dei capitoli che compongono l’opera. Opera che prende a simbolo anche gli orologi e il tempo in generale, con particolare attenzione all’orologio dell’apocalisse veramente esistente e che viene aggiornato ogni anno dal Bulletin of the Atomic Scientists. A tal proposito, l’orologio è attualmente posizionato come in Watchmen a due minuti dalla mezzanotte, complici le dichiarazioni dell’attuale amministrazione americana sulle armi nucleari, la crescita dei nazionalismi e, cosa da non sottovalutare, il cambiamento climatico a cui non è ancora stata trovata una soluzione.

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L’orologio dell’apocalisse segna due minuti a mezzanotte. Foto: Bulletin of the Atomic Scientists.

L’eredità di Watchmen

Watchmen è considerato, a ragione, un capolavoro e una pietra miliare del fumetto, il Quarto Potere del medium. Questo perché Alan Moore e Dave Gibbons hanno dimostrato al mondo la capacità del comic di poter raccontare una storia sofisticata e ricca di dettagli che poteva essere strutturata solo attraverso il fumetto. Hanno lasciato in eredità alle generazioni di fumettisti che si sono susseguite una tecnica nuova per raccontare una storia a fumetti, nata con Watchmen e riscontrabile in molte opere anche tutt’oggi, senza dimenticare gli innumerevoli omaggi o rimandi, dal film Pixar del 2004 Gli Incredibili all’Atto di Registrazione che scatena la guerra civile in Civil War. Per quanto riguarda l’Italia, occorre menzionare Leo Ortolani con il suo Rat-Man, protagonista di tre racconti intitolati Il ritorno!La squadra segreta! e L’ultimo segreto, in cui la storia della Squadra Segreta si ispira a quella degli Acchiappa-Crimini di Watchmen.

Oltre a citazioni e omaggi, l’opera letteraria ha finora beneficiato di un solo film omonimo al cinema, che non si è rivelato troppo fortunato. Prodotto dalla Warner Bros, diretto da Zack Snyder e uscito nel 2009, ha incassato 185 milioni di dollari a fronte di 130 milioni di spesa. Un risultato che ha permesso ai produttori di non andare in perdita, ma che ha regalato al film l’etichetta di “incompreso”, tra una critica divisa, un pubblico tiepido e il disconoscimento aprioristico di Alan Moore; comportamento replicato anche con le altre trasposizioni cinematografiche di V per Vendetta o La leggenda degli Uomini Straordinari. Il film forse è arrivato troppo in anticipo sui tempi. Dopo dieci anni di Marvel Cinematic Universe a sbancare i botteghini forse sarebbe stato più apprezzato un film che, come l’opera letteraria originaria, avesse decostruito l’immaginario supereroistico standardizzato da venti e più film prodotti dalla Casa delle Idee.

Compito che è stato passato alla serie tv su Watchmen prodotta da HBO e in arrivo per ottobre 2019. La serie si propone come un sequel dell’opera letteraria e arriva dopo la serie a fumetti Before Watchmen che raccontava le origini dei protagonisti della graphic novel. La storia presenterà nuovi personaggi legati ad alcuni protagonisti del fumetto e sarà ambientata ai giorni nostri. Scritta da uno degli sceneggiatori più talentuosi del momento, Damon Lindelof, la trama probabilmente vedrà tensioni sociali e scontri tra due fazioni ispirate a due dei protagonisti del fumetto originale, Ozymandias e Rorschach. Non ci resta quindi che aspettare ottobre per porre di nuovo la domanda che permea Watchmen: Who watches the Watchmen?

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Riccardo Angori

Sono nato una notte del dicembre del 1988 in quel di Pietrasanta, Lucca, ma il vivere e frequentare da 28 anni la provincia di Pisa ha consolidato le mie radici nella città della Torre Pendente, dove ho conseguito il diploma in Scienze Sociali nel 2007. Dopo qualche corso formativo e alcune esperienze professionali attualmente mi occupo di logistica presso un corriere nazionale, coltivando nel mentre la passione mai doma per il giornalismo e per raccontare storie più o meno interessanti, sperando di farne professione. Il cammin della mia vita mi ha portato a coltivare diversi interessi come il teatro, con il quale ci sono letteralmente cresciuto e che mi ha aiutato a diventare quello che sono oggi, assieme ad altre passioni, come quella per Star Wars e le fiere del fumetto, per dire, che mi hanno formato e regalato meravigliose esperienze di vita. Dopo un periodo di incertezze sul cosa fare da grande ho deciso di unirmi allo staff di IMDI nel 2016, per poi passare alla redazione di theWise nel 2017, scrivendo articoli principalmente di sport e sul mondo del fumetto, cercando di fare un’informazione seria, di approfondimento, ricercata, basata sui fatti e scritta in modo interessante che possa dare qualcosa in più rispetto all’articoletto click bait tipico di molti altri siti. Certamente, non di theWise.

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